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Sport | 19 febbraio 2026, 11:59

SCI DI FONDO / Martino Carollo: “La medaglia è un sogno diventato realtà, questo bronzo mi darà tanta consapevolezza"

Oggi alle 18:30 in Piazza Liberazione la grande festa per il ritorno di Carollo a Borgo San Dalmazzo

Martino Carollo

Martino Carollo

Sono passati alcuni giorni dalla storica medaglia di bronzo ottenuta da Martino Carollo ai Giochi Olimpici, ma la voce del borgarino è ancora ricca di emozioni e gioia.

Il 22enne di Borgo San Dalmazzo assieme a Davide Graz, Elia Barp e Federico Pellegrino, ha riportato la staffetta azzurra sul podio olimpico vent’anni dopo lo storico successo di Pragelato 2006.

Carollo ha così riconsegnato alla “Granda” una medaglia che mancava da ben 18 anni: era il lontano 2008 quando la marciatrice Elisa Rigaudo arrivò terza nella 20 km di Pechino. L’ultima capace di salire sul podio in ambito invernale era stata Stefania Belmondo nel 2002, quando la leggendaria fondista nostrana vinse un oro, un argento e un bronzo nell’edizione di Salt Lake City.

Questa sera, giovedì 19 febbraio, il portacolori delle Fiamme Oro verrà accolto nella sua Borgo San Dalmazzo dalle istituzioni e da tutti i tifosi che hanno gioito per gli incredibili risultati appena ottenuti: appuntamento alle 18:30 in Piazza Liberazione.

Martino, meno di un mese fa ci avevi detto che saresti andato alle Olimpiadi sognando una medaglia in staffetta. Ora che quel desiderio è diventato realtà, quali sono le emozioni che provi ripensando a domenica scorsa?

“Sicuramente le emozioni legate a quel giorno sono veramente tante. Già la mattina, durante il riscaldamento in pista, io e i miei compagni avevamo il cuore a mille grazie al supporto di tutti i tifosi presenti lungo il tracciato. Questo ci ha dato la carica giusta. Che dire… le emozioni che ho e abbiamo  provato a fine gara sono state bellissime. Quando abbiamo visto spuntare Pellegrino in terza posizione è stato incredibile. Sono molto orgoglioso del nostro risultato e per me è stato un enorme piacere far parte del quartetto azzurro. Come prima Olimpiade direi che è stata grandiosa. Alla vigilia avevo detto che la medaglia era un obiettivo a cui potevamo ambire ma non era scontato, riuscire a portarlo a casa è stato veramente fantastico. Dedico questo successo a tutti coloro che finora mi hanno dato qualcosa in questo percorso. In ordire posso citare la mia famiglia, lo Sci Club Alpi Marittime, le Fiamme Oro e infine tutto il team che in queste settimane era in Val di Fiemme. Ci hanno assistito e preparato i materiali alla grande, tutti aspetti che ci hanno permesso di performare al meglio”.

Entriamo nel dettaglio, dopo l’ottimo inizio in classico dei tuoi compagni Graz e Barp tu avevi il difficilissimo compito di consegnare il testimone a Pellegrino. Raccontaci la tua frazione.

“I miei due compagni in alternato hanno fatto davvero un ottimo lavoro. Già il giorno prima avevamo visto che, sulla carta, la mia terza frazione sarebbe stata la più complicata perché c’erano l’argento e il bronzo della 10 km di due gironi prima, quindi avrei trovato avversari di altissimo livello. Io ero inoltre colui che doveva consegnare il testimone a Pellegrino e dovevo arrivare a ridosso dei primi in maniera che lui potesse giocarsi lo sprint finale senza sprecare troppe energie prima. Probabilmente mi sono fatto prendere un po’ troppo la mano e ho provato a seguire il forte francese (Desloges ndr). Nel secondo giro ho un po’ pagato lo sforzo e ho dovuto lottare nonostante tutta la fatica: ho cercato di non mollare e perdere meno terreno possibile. Ho dato il cambio in quarta posizione, poco distante dal finlandese terzo. Chicco nella prima tornata è partito forte all’inseguimento, ha chiuso subito il gap e ha vinto tranquillamente la volata per il podio”.

La “Granda” è tornata sul podio olimpico grazie a te, le ultime capaci di farlo erano state Elisa Rigaudo e Stefania Belmondo. Ti fa un certo effetto essere paragonato a due icone come loro?

“Si, fa tanto effetto perché fino a un attimo fa le vedevo veramente come esempi fantastici e grandissime atlete. Sicuramente, al momento, io non posso essere paragonato a loro perché hanno fatto qualcosa di eccezionale, hanno scritto la storia dello sport italiano. Questi sono stati solamente i miei primi Giochi Olimpici e quindi spero di raccogliere ancora tanto in futuro. Ottenere una medaglia alla mia prima esperienza a cinque cerchi è surreale, fino a poco tempo fa non me l’aspettavo, l’ho sempre sognato fin da bambino. Ora averla portata a casa è veramente incredibile”.

Oltre al bronzo, porti a casa un settimo posto nella 10 km TL che vale moltissimo. Quanta consapevolezza ti hanno dato le gare individuali? È lì che hai capito di avere una gran gamba?

“Le prime competizioni erano importanti perché arrivavo dalla malattia del periodo natalizio. A gennaio avevo fatto alcune tappe di Coppa del Mondo dove avevo capito che stavo tornando alla condizione di prima, stato che mi aveva permesso di ottenere due top ten in tecnica libera tra novembre e dicembre. Avevo però troppi alti e bassi: non avevo ancora avuto la conferma definitiva della mia forma. La gara di venerdì scorso mi ha dato quella consapevolezza finale che mi ha fatto dire: ‘ok, sono tornato’. La staffetta era l’obiettivo principale di tutta la squadra e quello dove c’era la maggior possibilità di medaglia. Allo stesso tempo la 10 km era il mio focus personale: sapevo che, almeno per questa edizione, non c’era la possibilità di lottare per il podio, ma arrivarci vicino ed essere in lotta con i migliori mi ha dato una grossa carica per la staffetta ma anche, e soprattutto, per il futuro. Adesso so che davanti a me ho un quadriennio, da 22 anni passerò a 26 e la maturazione sportiva avverrà in positivo. Questa consapevolezza mi farà bene per le prossime Olimpiadi in cui spero di arrivare a lottare anche per una medaglia individuale”.

Infine, stasera Borgo San Dalmazzo si fermerà per abbracciarti. Tra la folla ci saranno gli amici di sempre e chi ti ha visto muovere i primi passi sugli sci: è questo il premio più bello dopo la fatica di Milano-Cortina?

“Si, è il premio più bello. Già domenica a bordopista c’era un piccolo gruppo di tifosi composto dai miei genitori, da qualche cuneese e da alcuni rappresentanti dello Sci Club Alpi Marittime. Inoltre c’era Elisa Rigaudo che mi ha sostenuto sul tracciato. Questa sera quando incontrerò tutti gli altri sarà fantastico ed emozionante. A me ha sempre fatto piacere essere d’esempio e di stimolo per tutti i ragazzi dello Sci Club, anche per i più piccoli. Sono cresciuto come uno di loro e ora sono arrivato al bronzo olimpico. Secondo me, con il duro lavoro e credendoci sempre, tutti possono raggiungere un traguardo simile al mio”.

Samuele Bernardi

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