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Farinél | 08 marzo 2026, 12:12

Farinél/ E perché non chiamarla semplicemente Albese-Bra?

La notizia che Ac Bra e Albese sarebbero vicine alla fusione ha lasciato spiazzati, in modo particolare gli ultras braidesi del Bra Front, ma il rischio di non iscrizione per i giallorossi è molto alto. Da una necessità può nascere una grande opportunità per unire tutto il territorio superando i campanilismi

Farinél/ E perché non chiamarla semplicemente Albese-Bra?

Se ne è discusso molto, dopo l’annuncio congiunto di giovedì 5 marzo, Albese e Bra vanno verso la fusione. Due realtà storicamente avversarie, una (l’Albese) nata nel 1917, l’altra l’Ac Bra (fondata nel 1913) pensano di diventare un’unica società con l’obiettivo di dare solidità e stabilità al calcio del territorio puntando a un bacino di quasi 150 mila residenti.

Dopo l’ospedale, insomma, che, a distanza di sei anni, con tutti i distinguo del caso, può essere definito un esperimento riuscito, ora potrebbe essere il calcio a unire un territorio storicamente diviso dal ponte di Pollenzo.

Personalmente non posso che salutare con favore il progetto, sono priocchese, roerino quindi, lavoro ogni giorno ad Alba, ma mi occupo della comunicazione di Bra’s che è il più braidese tra tutti gli eventi braidesi. Sono già parte di questa fusione, perché mi sento a casa ogni volta che sono ad Alba e ogni volta che sono a Bra e tifo indifferentemente per Albese e Bra, come squadre del nostro territorio.

Capisco, altresì, gli ultras del Bra Front che non accetterebbero mai una fusione con gli “odiati” cugini albesi, ma siamo di fronte a un bivio e penso nessuno possa biasimare il presidente Giacomo Germanetti, una persona seria che ha aperto cuore e portafogli per il Bra. Ora, con la prospettiva (certa) di non potere veder giocare il Bra a Bra, con la minaccia di non poter iscrivere i giallorossi alla serie C per la questione stadio, ha semplicemente guardato in faccia alla realtà superando i campanilismi.

Dall’altra parte del Tanaro ha trovato un imprenditore di origine lombarda che si è innamorato di Langhe e Roero e che ha promesso sostegno, ma anche soldi di tasca propria per ristrutturare lo stadio di Alba, per cui l’adeguamento risulta molto meno oneroso.

Penso che nessuno possa discutere l’amore per Bra e per il Bra di Giacomo Germanetti, io ho piena fiducia nel presidente, come ne ho nel suo omologo Maxim Pioggia che ha fatto quello che nessuno riusciva a fare ad Alba, unire sotto un’unica bandiera Albese e Alba Calcio, superando divisioni che non avevano senso di essere.

Anche in questo caso l’esperimento è riuscito perché, se non avesse avuto la sfortuna di incrociare la corazzata Alessandria, l’Albese 1917 ora starebbe lottando per la promozione in serie D.

Mi permetto, in conclusione, di dare i miei consigli non richiesti per cercare di non disperdere comunque una storia di calcio locale che è stata grande per l’Albese, nel passato, e per il Bra, nel presente.

Si giocherà ad Alba quindi penso sia giusto che i colori della prima squadra siano il giallo e il rosso. Il Bianco e l’azzurro potrebbero rimanere i colori di tutte le giovanili, di un settore che con oltre mille bambini e ragazzi potrebbe diventare uno dei settori giovanili più importanti d’Italia, non solo del Piemonte.

E il nome? Non mi piace AlBra, lo trovo forzato, nemmeno Langhe e Roero, seppur suggestivo, io andrei per la strada più semplice che quasi sempre è la migliore con un ovvio Albese-Bra o AcBra-Albese. A chi obietterà che si tratti di un nome troppo lungo, risponderò elencando altre squadre che militano in serie C, nate anch’esse da fusioni, come Arzignano Valchiampo o Dolomiti Bellunesi.

Si può fare, insomma, si possono superare i campanili e le divisioni per costruire una grande società che rappresenti Alba, Bra, Langhe e Roero. 

Marcello Pasquero

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