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Farinél | 25 gennaio 2026, 13:46

Farinél/ È proprio questo il momento in cui abbiamo più bisogno di memoria

Il 27 gennaio 1945 i carri armati russi liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Dopo 81 anni, per molti la “Giornata della memoria” è anacronistica

Il memoriale della deportazione a Borgo San Dalmazzo

Il memoriale della deportazione a Borgo San Dalmazzo

Martedì 27 gennaio sarà il Giorno della Memoria, la giornata istituita dall’assemblea generale della Nazioni unite per commemorare le vittime dell’Olocausto e più in generale le vittime di tutti i genocidi.

Come direttore e tra gli ideatori di Fondazione Radici, l’unica fondazione in Piemonte che si occupa di tutela e salvaguardia della memoria del territorio, non posso che sottolineare come ci sia bisogno ogni giorno di fare memoria perché non si debbano ripetere le derive che hanno portato l’Europa nel baratro.

Scrivo queste cose mentre in tutto il mondo vengono rilanciate le malefatte della ICE, la Immigration and Customs Enforcement che è un corpo che con azioni violente ed esecuzioni sommarie sta destabilizzando gli Stati Uniti e rischia di far piombare alcuni stati della confederazione in stati di polizia. 

Dopo l’ennesima esecuzione di un italo-americano, un infermiere, una persona qualunque che l’Ice ha giustiziato in strada a Minneapolis, il governatore dello stato del Minnesota Tim Walz, già candidato come vicepresidente alla Casa Bianca, ha descritto l'Ice come "la Gestapo di Donald Trump".

Il rimando è alla Geheime Staatspolizei, conosciuta appunto come Gestapo, la polizia segreta del regime nazista che perseguì ebrei e oppositori politici. 

Tutto questo avviene mentre nella striscia di Gaza si continua a morire dopo anni di uno sterminio senziente e ragionato che rimanda allo sterminio degli ebrei da parte delle truppe nazifasciste, mentre in Africa sono in corso decine di conflitti e mentre il mondo è ogni giorno più diviso.

Si sta tornando al concetto di nazioni e nazionalismi che tanta devastazione ha portato nel Novecento in Europa. 

Ma ricordiamo che la pace, nell’Europa occidentale, non è la norma, mai nella storia del Vecchio continente si era registrato un periodo di pace lungo 80 anni, mai nemmeno la metà. La pace è una conquista, la conquista di quelli che sono stati i migliori governanti che l’Europa abbia mai avuto, quelli che ebbero il compito di far rinascere il nostro continente dalle ceneri della Seconda guerra mondiale.

Nacquero le varie costituzioni, tra cui la nostra, il testo fondamentale della nostra patria, da cui tutti gli altri paesi hanno copiato. Un testo che sembra una poesia e che scrive nero su bianco che MAI PIÙ si dovrà ripetere una deriva come quella dei totalitarismi del Novecento.

La nostra Costituzione è il primo atto di memoria a cui appellarsi, è il testo sacro scritto dai padri della nostra patria con ancora negli occhi e nella mente il rumore dei bombardamenti, dei rastrellamenti, delle deportazioni.

Avevano nella mente l’orrore dei campi di sterminio, lo stesso orrore che provarono i soldati russi entrando nel campo polacco di Auschwitz.

Oggi quelli che furono veramente i nostri liberatori hanno trasformato l’Ucraina in un campo di battaglia. Quelli che, con il piano Marshall, consentirono all’Europa di ripulire le macerie e mettere le basi per una vera Unione di popoli, senza confini, senza divisioni, stanno costruendo confini persino nelle loro stesse città, stanno distruggendo le basi della loro stessa democrazia.

In questo contesto da più parti, nel nostro paese, si sente parlare con fastidio del Giorno della Memoria, come se fosse una ricorrenza ormai superata. Quasi non viene nominato il genocidio degli Ebrei, come se fosse un tabù. 

E invece mai come oggi c’è bisogno di memoria. Perché oggi viene a mancare il cordone ombelicale dell’oralità, del racconto tra nonno e nipote essendo scomparsi tutti i testimoni oculari della Seconda guerra mondiale e della deportazione.

Si spegne la memoria e si riaccende l’orrore. 

La Cina guarda e gode, si è comprata l’Africa, senza muovere un soldato o un aereo e si è garantita materie prime nei secoli dei secoli. La Cina lascia che il lavoro sporco venga fatto dagli Stati Uniti.

Oggi più che mai, in Europa servirebbero politiche comuni, un esercito comune, una lingua comune, non servono confini interni, serve una difesa dei confini coordinata e comunitaria che punti all’accoglienza e alla dignità di chiunque arrivi in Europa.

Serve fare memoria anche per ricordare che, se l’uomo è nato in Africa, in Europa ha scoperto di avere un’anima e si è dato alle arti e alla bellezza. L’Europa deve essere il faro della memoria perché mai si debba raccontare una nuova Auschwitz.

 

Marcello Pasquero

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