Chi è il neurochirurgo, cosa fa, con chi lavora e perché non è presente in tutti gli ospedali? Sono alcune delle domande al centro dell’incontro “Neurochirurgia: questa sconosciuta!”, organizzato a Cuneo nella Sala Falco del Centro Incontri della Provincia dall’associazione “L’Albero dell’Amicizia”.

Un’occasione di approfondimento e divulgazione che ha visto la partecipazione del direttore della Neurochirurgia dell’ospedale Santa Croce e Carle, Michele D’Agruma, insieme al suo staff, e l’intervento di Luigi Genesio Icardi, già assessore regionale alla Sanità e attuale presidente della IV Commissione Sanità della Regione Piemonte.

Nel corso dell’incontro è stato illustrato il ruolo altamente specialistico del neurochirurgo, figura centrale nella gestione di patologie complesse che riguardano il sistema nervoso, spesso in condizioni di emergenza.

Icardi ha sottolineato anche sul suo profilo social in particolare l’importanza del modello organizzativo “Hub&Spoke” adottato in sanità, che prevede una rete ospedaliera strutturata su diversi livelli di complessità.
“Questo sistema – ha dichiarato – consente di concentrare le emergenze neurochirurgiche nei presidi ospedalieri più attrezzati, in grado di garantire cure ad alta complessità, terapie intensive dedicate e operatività continua 24 ore su 24”.
La presenza della neurochirurgia, infatti, non è prevista in tutti gli ospedali proprio per l’elevato livello di specializzazione richiesto, sia in termini di competenze professionali sia di dotazioni tecnologiche e organizzative.
Durante il confronto è emerso come la presa in carico dei pazienti neurochirurgici sia garantita soprattutto nei centri dove è forte la multidisciplinarietà e la collaborazione tra diversi reparti. Un elemento cruciale per assicurare tempestività ed efficacia nelle cure, soprattutto nei casi di patologie tempo-dipendenti come ictus cerebrale, arresti cardiaci improvvisi e gravi traumi.
La rete ospedaliera piemontese, è stato ricordato, può contare su centri di eccellenza e su presidi dotati di professionisti qualificati, in grado di intervenire in base ai diversi livelli di complessità clinica.
L’incontro ha rappresentato quindi un momento importante per avvicinare i cittadini a una branca della medicina spesso poco conosciuta, ma fondamentale per la gestione delle emergenze più gravi, ribadendo il valore di un’organizzazione sanitaria efficiente e integrata.














