(Adnkronos) -
Da oggi sarà ufficialmente possibile atterrare al 'President Donald J. Trump International Airport' di Palm Beach, in Florida. Il cambio di nome dello scalo, sancito da una legge statale firmata dal governatore Ron DeSantis, prevede anche l'adozione del nuovo codice internazionale "Djt". La decisione è stata celebrata dallo stesso Trump su Truth Social, dicendosi "onorato" per il riconoscimento e promettendo di collaborare per trasformare l'aeroporto in "uno dei migliori e più spettacolari del mondo". Lo scalo di Palm Beach diventa così l'ottavo aeroporto statunitense intitolato a un presidente, ma il primo dedicato a un leader ancora in carica. Il primato si inserisce nella più ampia campagna di valorizzazione del nome Trump nello spazio pubblico americano, un fenomeno che ha già precedenti noti come la Trump Tower e la Trump Plaza a New York, ma che sta assumendo sempre di più una dimensione istituzionale.
Da est a ovest, parlamenti statali a maggioranza repubblicana e iniziative federali stanno contribuendo a una nuova ondata di intitolazioni legate al presidente. In Oklahoma un tratto della U.S. Route 287 è stato ribattezzato President Donald J. Trump Highway, mentre in Tennessee un ponte sulla Interstate 40 porta il nome del tycoon. Anche a Washington la sede dello United States Institute of Peace è stata rinominata dal Dipartimento di Stato il "Donald J. Trump Institute of Peace", per celebrare il ruolo del presidente negli accordi diplomatici in Medio Oriente culminati negli Accordi di Abramo.
Le motivazioni ufficiali alla base di queste iniziative variano a seconda dei contesti locali: in alcuni casi vengono presentate come riconoscimenti all'azione politica dell'amministrazione, in altri come tributi al consenso elettorale ottenuto dal presidente nelle aree più conservatrici del Paese. Il risultato, però, rappresenta una rottura con una lunga consuetudine americana: storicamente, l'omaggio toponomastico ai capi di Stato americani è sempre stato un processo postumo o riservato a leader da tempo ritirati, concepito come un tributo nazionale unanime; nella prassi politica statunitense, infatti, gli unici rari omaggi a leader in carica si limitano solitamente a scuole elementari o licei locali. Grandi presidenti del passato come Harry Truman o Franklin D. Roosevelt si opposero attivamente all'idea di erigere monumenti a se stessi mentre occupavano lo Studio Ovale, considerandolo un vezzo monarchico lontano dallo spirito repubblicano. Persino i pochissimi precedenti storici - come la temporanea intitolazione della diga "Hoover Dam" a Herbert Hoover nel 1930 - finirono per ritorcersi contro i promotori, giudicati colpevoli di eccessivo egocentrismo.
Al contrario, la galassia Trump rivendica oggi questi spazi come un risarcimento politico contro la narrazione dei media mainstream. Il terreno di scontro più aspro si sta consumando proprio a Washington, attorno al John F. Kennedy Center for the Performing Arts. Nel tentativo di trasformare l'istituzione nel 'The Donald J. Trump and The John F. Kennedy Memorial Center', il consiglio di amministrazione controllato dai fedelissimi del presidente ha innescato una durissima battaglia legale. Proprio in questi giorni, la Corte d'Appello federale ha respinto il ricorso del governo, confermando l'illegalità del cambio di nome poiché attuato senza il necessario consenso del Congresso. I giudici hanno bocciato le tesi dei legali di Trump, secondo cui la rimozione del nome avrebbe danneggiato la raccolta fondi del teatro, stabilendo che la denominazione protetta debba rimanere esclusivamente quella dedicata a Jfk.
L'amministrazione sta ora provando a "nascondere" il colpo, particolarmente doloroso per l'ego del presidente. Per ottemperare all'ordine del tribunale, le lettere con il nome di Trump sono state rimosse dalla facciata marmorea del teatro, ma l'intero edificio è avvolto da settimane sotto un intricato sistema di impalcature e teloni scuri. Mentre la deputata democratica Joyce Beatty, promotrice della causa, accusa l'amministrazione di usare i ponteggi per mascherare la sconfitta legale e "celare l'oltraggio al decoro istituzionale", il giudice distrettuale Christopher Cooper ha ordinato formalmente alla direzione del centro di presentare un rapporto dettagliato per spiegare i motivi di questo blocco dei lavori.













