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FACEBOOK | 09 agosto 2026, 08:07

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Luciano Condina

Commento al Vangelo del 9 agosto, XIX domenica del tempo ordinario

Vignetta di Pierobello

Vignetta di Pierobello

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». (Mt 14,22-33)

Oggi, 9 agosto 2026, la Chiesa giunge alla XIX domenica del tempo ordinario (Anno A, colore liturgico verde).

A commentare il Vangelo della Santa Messa è don Luciano Condina, sacerdote dell'Arcidiocesi di Vercelli.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per "Schegge di luce, pensieri sui Vangeli festivi", una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole per accendere le ragioni della speranza che è in noi.

Eccolo, il commento.

«Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva». L'episodio inizia «dopo aver mangiato», ossia dopo aver ricevuto cibo sufficiente a fortificarsi per affrontare la tempesta che arriverà di lì a breve. Dio non ci lascia mai privi di forze di fronte alle croci e alle difficoltà della vita.

Egli «costringe» i discepoli a mettersi in barca e a precederlo sull'altra sponda: è un verbo molto forte, che in greco indica ancor più qualcuno che usa violenza verso l'altro. Impressiona vedere Gesù che si mostra come chi sembra non rispettare la volontà dei discepoli.

Va notato che era sera inoltrata: il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci che sfama i cinquemila avviene al tramonto; dunque era già buio. Inoltre la tempesta sul lago di Galilea non giunge inaspettata, perché è facilmente deducibile da alcuni aspetti atmosferici tipici di quelle zone, come ad esempio una nebbia polverosa che annunzia la bufera.

Infine quattro discepoli su dodici erano pescatori (Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni di Zebedeo), quindi esperti di navigazione.

Ebbene, Gesù costringe i discepoli ad andare incontro alla tempesta, li porta ad affrontare il rischio di morire, a fronteggiare la paura più grande che un pescatore possa avere: perdere la vita in mare.

È, indubbiamente, una vera e propria iniziazione, perché Gesù impone ai suoi di entrare dentro la loro paura affinché possano scoprire che Dio è più grande di ciò che temono.

È bello vedere che Gesù, durante la loro iniziazione, dapprima si ritira in preghiera, per sostenerli con la forza di essa, poi si manifesta di persona, violando le leggi della natura, camminando sull'acqua, da vero e proprio Emmanuele, "Dio con noi".

Ognuno di noi ha delle paure fondamentali, e Cristo ci salva proprio lì, nel nodo irrisolto della nostra esistenza; ci porta nel luogo che temiamo, dove speriamo di non trovarci mai; e lì non incontreremo un fantasma, un'idea, un'astrazione, un discorso, una catechesi... ma faremo l'esperienza concreta di una persona che, al centro delle nostre paure, dirà per rassicurarci: «Sono io».

È questa esperienza che devono fare i discepoli. La vita molto spesso ci conduce dentro alle cose che temiamo, e noi cerchiamo analgesici, fughe, vie di uscita, quando invece Gesù, in quello stesso luogo, ci sta aspettando per mostrarci che Egli è più grande dei nostri problemi; che non è lì per risolverli, ma per mostrarci che è molto più potente di essi e, con lui, possiamo camminare, diventando strada per giungere alla meta.

La situazione di Pietro che di slancio, sulla parola di Gesù, si tuffa per camminare anch'egli sull'acqua è la condizione esistenziale di chi si trova a dover portare avanti le scelte della vita, sia consacrata o matrimoniale: finché guardiamo a Gesù potremo continuare a camminare sulle acque, cioè rimanere fedeli di fronte alle incertezze e alle difficoltà.

Non appena la paura prende il sopravvento – e dunque viene meno la fede – l'unica conseguenza è lo sprofondare, il non vivere più da salvati ma da sommersi, per citare impropriamente il celebre saggio di Primo Levi.

«Sono io», rassicura Gesù, che è il nome di Dio rivelato a Mosè sul Sinai: «Io sono».

Egli ci attende al centro delle nostre paure, al centro delle cose che nell'esistenza sembrano irrisolvibili e ci fa camminare sopra di esse affinché abbiamo il necessario distacco dal mondo, che ci rende veramente liberi.

Silvia Gullino

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