Immagini sbiadite, ricordi vivissimi. Con l'ultimo saluto a Livio Berruti, oggi 12 agosto nel suo paese d'origine Stroppiana (Vercelli), l'atletica piemontese consegna alla Storia dello Sport mondiale un campione che insieme ad Attilio Bravi è stato un riferimento di stile umano seppure nella diversità della disciplina e nella longevità della pratica agonistica.
Storie e foto d'altri tempi. Torino, autunno 1959, Stadio Comunale. Attilio Bravi (primo a destra) con Livio Berruti e in mezzo il grande Vittorio Pozzo, eccellente uomo di sport in un periodo storico difficile.
La preziosa testimonianza ci arriva da Bra, grazie a Riccarda Guidi, moglie del compianto atleta azzurro Attilio Bravi, che ha voluto in questo modo ricordare dei veri e propri miti dello sport italiano: «Fu un incontro casuale. Ormai Pozzo non allenava più, però capitava spesso a Torino, sua città natale, e durante una puntata allo stadio ha salutato Berruti e Bravi che avevano terminato un allenamento. Lo si capisce dalle tute non ufficiali che indossano», ci ha detto Riccarda.
Aggiungendo: «Attilio ricordava quell'incontro come un momento ricco di umanità, esperienza, grande competenza sportiva, con scambio di suggerimenti e consigli "vissuti sul campo". Oltre a Torino Pozzo amava anche Cuneo per il clima, la gente, tanto che nel 1938 scelse il capoluogo della Granda per gli allenamenti della nazionale che quell'anno vinse i mondiali. Dilatando un po' i tempi, nel 1959 Berruti aveva avuto un calo inspiegabile nelle sue prestazioni, mettendo a rischio la sua partecipazione alle Olimpiadi. L'allora allenatore della nazionale di atletica, Giuseppe Russo, organizzò un incontro Italia-Francia proprio a Cuneo. Dopo giorni di allenamenti e di cuneesi al rhum, Berruti ritrovò la sua forma e, vincendo nei 100m, 200m e nella staffetta, si assicurò la partecipazione a Roma 1960, dove cambiò la storia della velocità».
Le immagini dell'impresa di Livio Berruti, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Roma '60 sui 200 metri sono rimaste scolpite nella memoria, la sua perfetta uscita dalla curva, la sua corsa regale, il beneaugurante volo dei colombi, il record del mondo, ripetuto due volte 20"5 in semifinale e poi in finale davanti allo statunitense Lester Carney (20.6) e al francese del Senegal Abdou Seye (20.7). Fu il primo europeo della storia a spezzare il dominio dei nordamericani sui 200 metri ai Giochi e venne così ribattezzato il "torinese volante".
Livio Berruti non è stato soltanto un campione eccezionale, ma la vera e propria copertina di un'Italia raggiante, proiettata nel futuro e figlia del miracolo economico e con il medesimo spirito ha continuato a camminare nel mondo.
Dopo la carriera agonistica, ha lavorato nel mondo della comunicazione e nel 2006 è stato uno degli otto italiani portatori della bandiera olimpica alla cerimonia di chiusura dei Giochi invernali di Torino, la città che gli diede i natali il 19 maggio 1939.
Il nome di Livio Berruti è su una delle targhe della Walk of Fame dello sport italiano a Roma, voluta dal Coni per celebrare il primo azzurro a salire sul gradino più alto del podio olimpico nella velocità pura. Quelle braccia in alto ce le ha oggi, ce le avrà domani, ce le avrà per sempre.














