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Attualità | 14 agosto 2026, 06:59

Mondovì, la passione per il collezionismo racconta un pezzo di storia

A Piazza, Grazia Briatore e Armando Vavuso ci hanno aperto le porte del loro magazzino privato, dove custodiscono oggetti curiosi, un tempo d'uso quotidiano e oggi quasi scomparsi

Grazia Briatore e Armando Vavuso

Grazia Briatore e Armando Vavuso

“C’era una volta...”. È questa la scritta che si trova al centro del piccolo magazzino-museo di Armando Vavuso e Grazia Briatore, due storici abitanti di Mondovì Piazza che, in questi giorni, in cui il rione ospita la Mostra dell’Artigianato Artistico (leggi qui), ci hanno mostrato la loro collezione.

Dietro una porta di legno sono custoditi anni e anni di storia, ricordi ed evoluzione. Un mondo che è cambiato e che ha lasciato dietro di sé oggetti che un tempo erano di uso quotidiano e che oggi, per molti, sarebbero persino difficili da identificare.

"Ci è sempre piaciuto scoprire oggetti nei mercatini dell’antiquariato – spiegano – quelli particolari che non si trovano facilmente e che hanno una storia da raccontare".

E così, tra gli scaffali e gli angoli del piccolo museo, su scaffali ben differenziati e identificabili con targhette scritte con la bella grafia delle maestre, si incontrano pezzi che raccontano un’epoca: un televisore con la radio incorporata, dove si vedevano soltanto due canali in bianco e nero, ma che ancora funziona, un calciobalilla in legno e ferro, un macina noce moscata, numerosi strumenti che si utilizzavano nelle farmacie, i pennini di scuola, particolari bastoni da passeggio e la camera delle bambole.

Un universo intero che racconta anni di passione per il collezionismo, ma anche il tempo che scorre veloce e il cambiamento delle abitudini quotidiane.

Tra gli oggetti più curiosi ci sono la macchina per ricucire le calze di nylon per le signore e quella per aggiustare i piatti di ceramica. 

In passato era uno strumento utilizzato da un artigiano specializzato, “il conzapiatti” che, attraverso questo particolare attrezzo, praticava piccoli fori ai lati della frattura. Attraverso quei fori faceva poi passare sottili fili di ferro per “cucire” insieme i pezzi e sigillava infine le fessure con impasti cementanti o mastice, rendendo nuovamente utilizzabile il piatto.

Sono oggetti semplici, alcuni quasi dimenticati, che però raccontano un modo diverso di vivere, quando riparare e aggiustare era spesso la scelta naturale prima di sostituire un oggetto.

Lo spazio è privato e non aperto al pubblico, ma abbiamo potuto visitarlo in amicizia grazie alla disponibilità dei proprietari. 

Arianna Pronestì

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