"Siamo davanti a questo portone, dove nel 2024 ci è stata sbattuta la porta in faccia, adducendo la competenza nazionale: invece avevamo ragione noi". Con queste parole Davide Di Mauro, coordinatore della Cellula Coscioni Torino, ha consegnato al Consiglio Regionale - insieme ad altre decine di attivisti - 16mila firme per chiedere di legiferare sul Fine Vita.
Modello Veneto
La giornata si è aperta in piazza Castello, da dove è partito il corteo in direzione Palazzo Lascaris per portare le sottoscrizioni raccolte perché la maggioranza guidata da Cirio approvi subito - come accaduto sul modello del Veneto pochi giorni fa, oltre che di altre tre regioni - la legge regionale sul suicidio assistito. L'obiettivo è ottenere l’aiuto medico per la morte volontaria a casa propria, senza l'obbligo di dover andare in Svizzera.
Oltre 16mila firme
Le firme necessarie erano 8mila: ne sono state raccolte 16mila, di persone residenti in 626 comuni del Piemonte. Complessivamente si sono mobilitati 160 autenticatori e duecento volontari: a rappresentarli simbolicamente le fasce tricolori dei primi cittadini ed amministratori di Condove, Vidracco, Nichelino e Moncalieri. Tra i sottoscrittori anche i sindaci Stefano Lo Russo (Torino), Patrizia Manassero (Cuneo)e Giorgio Abonante (Alessandria).
La testimonianza
Una proposta di legge trasversale, come sottolineato da Di Mauro, che ha aggiunto: "abbiamo voluto raccogliere le firme perché è una proposta dei cittadini. Speriamo che il Consiglio Regionale si prenda la responsabilità di approvare questa legge, per le persone che soffrono". A portare la sua testimonianza Gino, papà di Alan di Cavagnolo, morto a febbraio ed affetto da una malattia degenerativa.
"Abbiamo aspettato - ha raccontato il padre - più di 8 mesi per accedere al suicidio medicalmente assistito: è stato un percorso complicato. Alan aveva una malattia che lo ha portato a non camminare: non riusciva più a deglutire ed inghiottire. Mi implorava di andarsene: lui è stato il primo caso in Piemonte ed riuscito a morire a casa sua. La settimana dopo avevamo appuntamento in Svizzera".
Cappato: "Malato che non ce la fa più"
"Questo Consiglio Regionale - ha detto Marco Cappato - ha una nuova possibilità. Una nuova possibilità che non appartiene a nessuno partito, ma per ridare credibilità alle istituzioni, che di questi tempi sono considerate sempre più distanti dai cittadini". "Non esistono - ha aggiunto -vite degne di non essere vissute. Quando una persona però arriva nelle condizioni di non sopportare più il dolore, nelle condizioni di tortura, non è un malato che non vuole più vivere: è un malato che oltre un certo limite non c'è la fa più".
"Oggi 16mila piemontesi stanno dicendo al Consiglio Regionale di assumersi la responsabilita di decidere: dovete occuparvene" ha concluso.





















