È sembrata un’estate senza fine. Nel Cuneese il caldo è arrivato presto, già a maggio, ed è tornato più volte nel corso della stagione, con cinque ondate di calore che hanno contribuito a rendere il 2026 particolarmente lungo e torrido nella percezione quotidiana. Eppure, guardando ai dati degli ultimi cinquant’anni, Cuneo è tra le città italiane che hanno accusato meno gli effetti complessivi del cambiamento climatico.
A dirlo è l’edizione 2026 del Rapporto del Clima del XXI secolo, realizzato da iLMeteo.it in collaborazione con il Corriere della Sera. Lo studio ha analizzato oltre 434 milioni di dati climatici dal 1975 al 2025, relativi a 108 capoluoghi di provincia, mettendo a confronto nove indicatori: il numero di giornate di caldo intenso, cioè con temperatura percepita superiore ai 32 gradi; le notti tropicali, quando la minima non scende sotto i 20 gradi; le notti supertropicali, con minime oltre i 25 gradi; le giornate di caldo africano», con massime almeno di 34 gradi; l’intensità delle precipitazioni; le anomalie delle precipitazioni; la temperatura media annua; la temperatura media estiva e la temperatura massima estiva.
È proprio considerando congiuntamente l’evoluzione di questi nove parametri che Cuneo figura, insieme ad Aosta, L’Aquila, Bolzano e Potenza, tra le città che hanno subito meno gli stravolgimenti climatici nel periodo considerato.
Un risultato legato soprattutto alla particolare posizione geografica del capoluogo della Granda: l’altitudine e la vicinanza delle montagne contribuiscono infatti a mitigare alcuni degli effetti del riscaldamento rispetto ad altre aree del Paese.
Questo non significa però che il cambiamento climatico non interessi il Cuneese. Anzi, proprio le montagne restituiscono alcuni dei segnali più evidenti. Sul Monviso, a oltre 3.300 metri di quota, i dati della stazione Arpa indicano che dal 10 giugno al 10 settembre la temperatura non è mai scesa a zero gradi. E già nella seconda parte di maggio le temperature elevate avevano accelerato la fusione della neve accumulata durante l’inverno.
È uno degli aspetti che più interessano il territorio cuneese: meno neve e ghiaccio in quota significano anche una diversa disponibilità d’acqua nei mesi estivi, con possibili ripercussioni sull’agricoltura, sull’idroelettrico e sugli ecosistemi alpini.
Resta quindi la fotografia di un’estate che, per chi l’ha vissuta, è sembrata particolarmente calda e interminabile, ma che va letta all’interno di un quadro più ampio. Nel confronto con le altre città italiane, Cuneo continua a essere tra quelle relativamente più mitigate dagli effetti del cambiamento climatico.













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