Il tango e il bel canto possono raccontare la stessa storia? È la domanda da cui nasce CanTango, lo spettacolo in programma giovedì 15 ottobre alle 21 al Teatro Toselli e scelto per chiudere il Cuneo Classica Festival 2026. Protagonista è il tenore Fabio Armiliato, tra gli interpreti italiani più autorevoli della scena lirica internazionale, affiancato al pianoforte da Fabrizio Mocata, dalla voce di Marta Leung e dai maestri ballerini Cecilia Diaz e Oscar Gauna.

Il gran finale arriva al termine di un’edizione costruita attorno a tre serate di forte richiamo. Prima di CanTango, il pubblico del Teatro Toselli ha incontrato due capolavori del teatro musicale: Carmen di Georges Bizet, il 19 settembre, e Rigoletto di Giuseppe Verdi, il 3 ottobre. Due produzioni sostenute dall’Orchestra Filarmonica del Piemonte, dagli interpreti selezionati al Concorso Internazionale di Canto Lirico Enzo Sordello e dal Coro del Liceo Musicale Ego Bianchi, capaci di rinnovare il legame fra il festival, la formazione dei giovani e il tessuto culturale cittadino. Negli anni il festival ha continuato a unire repertorio, qualità interpretativa e apertura a pubblici diversi, un percorso che ha fatto della varietà una cifra riconoscibile e che oggi trova in CanTango una nuova sintesi.

Il Rigoletto ultimo successo al Toselli
Nel progetto di Armiliato e Mocata, infatti, due tradizioni solo in apparenza lontane si specchiano l’una nell’altra. Il melodramma italiano affida al teatro i grandi sentimenti; il tango canción li porta nelle strade, nei caffè, nelle radio e nelle milonghe di Buenos Aires. Al centro resta la voce, intesa come strumento di racconto. Lo spettacolo rende omaggio a Carlos Gardel, Tito Schipa e Astor Piazzolla, tre figure che permettono di seguire la nascita e l’evoluzione del tango e, insieme, di riconoscerne le affinità con l’opera lirica.
Non una semplice fusione di generi, dunque, ma un dialogo fra mondi espressivi accomunati dalla stessa urgenza: trasformare passioni, nostalgia e vita quotidiana in musica. La presenza dei ballerini Cecilia Diaz e Oscar Gauna aggiunge al racconto la dimensione del corpo e del movimento, mentre la voce di Marta Leung amplia il confronto fra canto lirico e tradizione rioplatense. Per il Cuneo Classica Festival è una conclusione coerente con la storia della manifestazione: custodire il grande repertorio, senza rinunciare alla curiosità e alla sperimentazione.

Alla vigilia dell’appuntamento al Teatro Toselli, abbiamo intervistato il maestro Fabio Armiliato per ripercorrere le origini di CanTango e approfondire l’incontro tra il bel canto italiano e la tradizione argentina. Il tenore racconta il lavoro di ricerca alla base del progetto, le sfide interpretative affrontate e ciò che desidera trasmettere al pubblico di Cuneo.
Il tango e il bel canto possono raccontare la stessa storia? Lei ha trovato una risposta a questa domanda?
Sono innanzitutto un appassionato di storia, anche di storia della musica e dell’opera. All’inizio del Novecento i grandi cantanti lirici trascorrevano intere stagioni a Buenos Aires: il melodramma italiano era diventato un punto di riferimento. Carlos Gardel era un grande appassionato d’opera e, al Teatro Coliseo e poi al Teatro Colón, conobbe alcuni dei maggiori cantanti italiani, tra cui Enrico Caruso e Tito Schipa. Proprio Schipa fu anche suo maestro di canto.
Gardel si era innamorato della lirica e avrebbe voluto cantare l’opera, ma la sua voce non era adatta al teatro. Schipa gli consigliò allora di investire nella musica popolare che si stava sviluppando in quegli anni: il tango. Ho ricostruito questo dialogo anche grazie alla mia amicizia con Tito Schipa Jr., che mi ha messo in contatto con persone in possesso di documenti sulla relazione tra Schipa e Gardel.
Da qui nasce anche la risposta alla domanda che sorge spontanea: perché un tenore italiano canta il tango? Lo spettacolo propone una ricostruzione storica e accompagna il pubblico in un viaggio indietro di oltre cent’anni, per ritrovare l’atmosfera e la passione per il bel canto italiano, che ha insegnato a cantare al mondo intero e ha contribuito anche allo sviluppo del tango.
All’inizio il tango era considerato musica da postribolo, perfino “cattiva musica”. Con Gardel e con la nascita del tango canción acquistò prestigio, fu accolto dalla borghesia e divenne musica del popolo. Il compositore italo-argentino Rodolfo Zanni scrisse che il tango è la vera testimonianza dell’amore e della passione del popolo argentino: anche questa riflessione mi ha dato lo spunto per creare lo spettacolo.
Il titolo CanTango gioca con le parole: richiama un recital di canzoni di tango, ma anche il “recitar cantando” della Camerata de’ Bardi, cioè l’idea di mettere in musica una poesia o un testo letterario. È questo il processo da cui è nato il progetto, che portiamo nel mondo da più di dieci anni.

Per un tenore abituato ai grandi teatri d’opera, quali libertà offre il tango e quali difficoltà comporta?
Per me è stata una sfida molto stimolante, perché mi ha permesso di mettere in gioco una componente più strumentale della voce. Nel tango si possono cercare sfumature diverse e usare una voce più a fior di labbra, meno vincolata all’impostazione lirica tradizionale.
Ci ho lavorato molto. Sono andato in Argentina e anche a Montevideo, in Uruguay, per capire come si pronuncia e come si canta il tango. È un genere molto vicino al “recitar cantando”, perché il testo viene quasi recitato. Gli argentini amano dire che il tango è «un’opera lirica in tre minuti»: una definizione che condensa perfettamente il concetto.
Le difficoltà non sono mancate, ma ho ricevuto un riconoscimento importante dall’Accademia Nazionale del Tango di Buenos Aires. Nel 2016 ho portato lo spettacolo al Teatro Maipo, uno dei luoghi simbolo del genere in Argentina. Per un italiano, poter diffondere il nome e la musica di Gardel è motivo di grande orgoglio.
Fondamentale è la collaborazione con Fabrizio Mocata, grande pianista e arrangiatore e vero filo conduttore musicale del progetto. Lo spettacolo è arricchito anche da due ballerini e dalla presenza dell’“Anima del Tango”, un personaggio che recita, canta e accompagna il pubblico nel racconto delle origini. L’obiettivo è mostrare come il bel canto italiano abbia contribuito allo sviluppo del tango, senza presunzione, ma ricordando quanto il retroterra italiano sia una componente importante di questa storia e del nostro patrimonio culturale.

Che cosa vorrebbe che gli spettatori si portassero a casa uscendo dal Teatro Toselli?
Vorrei che sentissero questa musica come parte anche della nostra tradizione. Gardel morì molto giovane e per molto tempo le sue canzoni non poterono diffondersi nel mondo attraverso la sua voce; le registrazioni arrivarono al grande pubblico soltanto più tardi. Eppure molte di quelle melodie ci sembrano familiari, anche perché altri artisti vi hanno attinto nel tempo.
Sarebbe bello che il pubblico, uscendo dal teatro, canticchiasse temi come Volver o Por una cabeza, proprio come accadeva un tempo dopo gli spettacoli d’opera. Sono musiche orecchiabili e vicine alla nostra sensibilità; nel tango c’è una passione nella quale possiamo riconoscerci facilmente.
L’invito è rivolto anche a chi non conosce questa musica o non è abituato ad ascoltarla?
Sì, certamente. Ascoltare queste melodie può arricchire dal punto di vista delle tradizioni e della storia. Di solito lo spettacolo piace proprio perché offre un’immersione semplice e immediata: non vuole essere una conferenza sul tango italiano, ma cerca di raccontarne i contenuti con leggerezza, senza rinunciare a una dimensione formativa ed educativa. Sono felice di poterlo presentare in questo contesto.
CanTango è in programma giovedì 15 ottobre alle 21 al Teatro Toselli di Cuneo. La rassegna è promossa dal Comune di Cuneo e organizzata da Promocuneo, in collaborazione con Amici per la Musica di Cuneo e con il contributo della Fondazione CRC. Informazioni: 0171 698388, 333 4984128, info@promocuneo.it.


















