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Cronaca | 21 ottobre 2026, 12:51

Cuneo, in carcere scarpe "imbottite" di droga: al via il processo per un detenuto e due agenti penitenziari

In aula la ricostruzione della "soffiata" di un informatore, che ha permesso di individuare l'arrivo di un pacco contenente hashish. Sul banco dei testimoni il direttore Minervini e la vice comandante Froio per far luce sulle presunte complicità nell'istituto

Cuneo, in carcere scarpe "imbottite" di droga: al via il processo per un detenuto e due agenti penitenziari

Si è incardinato oggi in Tribunale il processo a carico di un detenuto, P. Z., e di due agenti della polizia penitenziaria all'epoca in servizio presso il casellario dei pacchi della casa circondariale di Cuneo — M. C. e P. G. — accusati di spaccio di stupefacenti in concorso. Il reato è aggravato dall'essere stato commesso all'interno di un istituto penitenziario e, per i due operatori, dalla "violazione dei doveri di una pubblica funzione". I fatti risalgono all'aprile del 2023. 

Tutta l'inchiesta prende le mosse da una segnalazione confidenziale fatta al direttore del carcere di Cuneo, Domenico Minervini,  da parte di un altro detenuto, che aveva chiesto udienza per sottoporgli diverse questioni personali. In primis, trovandosi a fare i conti con problemi di tossicodipendenza, aveva domandato il trasferimento al carcere di Torino per poter essere preso in carico dalla comunità "Arcobaleno". Nel corso del colloquio, tuttavia, il detenuto aveva aggiunto un dettaglio cruciale: nei giorni successivi sarebbe arrivato un pacco indirizzato a P. Z., assistito dal legale Luisa Chiapello, all'interno del quale sarebbe stata nascosta della droga occultata nelle scarpe. Si tratterebbe della sostanza stupefacente del tipo hashish. 

Ad illustrare i dettagli in aula è stato proprio il direttore, sentito come testimone: "Questo detenuto ci disse — ha riferito il teste — che il pacco proveniva dal padre di P.Z. e che sarebbe entrato in carcere grazie a un poliziotto penitenziario con i capelli bianchi. Per noi è stato impossibile sbagliare perché sono tre i poliziotti in servizio lì: uno coi capelli bianchi, uno pelato e l'altro con i capelli neri. Vi è stata quindi una segnalazione specifica. Ne ho parlato col comandante del carcere e abbiamo allertato il personale in servizio all'ufficio colloqui, dove materialmente arrivano i pacchi in ingresso e dove si svolge un primo controllo tramite un macchinario".

Durante questo primo passaggio, il macchinario elettronico avrebbe evidenziato un alone sospetto. Per non compromettere gli sviluppi, è stato autorizzato il passaggio del pacco al casellario — dove la procedura richiede l'apertura materiale dinanzi al destinatario —, per poi procedere alla consegna e al successivo controllo mirato. Il denuto inffatti, è stat bloccato subito dopo da un ispettore mentre rientrava in cella ed il pacco è stato visionato a causa del forte odore avvertito dall'operatore.

Nel corso del controesame, sollecitato dall'avvocato difensore dei due poliziotti penitenziari, Luisa Rosso, sul motivo per cui il collo non sia stato bloccato immediatamente già al primo controllo radiogeno, il direttore ha spiegato: "Avevamo un filone investigativo da seguire".

A seguito dei fatti, dopo un paio di giorni è stata trasmessa la cnr (la comunicazione di notizia di reato ndr)  in Procura. Un mese più tardi, il comandante ha depositato una relazione interna in cui veniva segnalato che il controllo non era stato espletato in modo del tutto corretto né con eccessiva scrupolosità. Sulla base di ciò fu avviato un procedimento disciplinare nei confronti di M. C.  - uno dei due agenti della penitenziaria - , poi archiviato in quanto il dipendente era all'epoca da poco in servizio, rubricando l'episodio come una leggerezza attribuibile alla scarsa esperienza.

In aula è stata poi escussa la teste Erminia Froio, all'epoca dei fatti comandante della polizia penitenziaria del carcere e oggi vice: "ero presente anche io all'udienza tra il detenuto e il direttore,  ha dichiarato in aula- in cui fu riferito dell'arrivo imminente di questo pacco per Z. finalizzato a far entrare droga con la complicità di un agente coi capelli bianchi. Il pacco è arrivato tra il 5 e il 6 aprile, mentre il colloquio si era svolto il 3 aprile".

La teste ha confermato le fasi del controllo e del successivo recupero dello stupefacente da parte dell'ispettore, che ha rinvenuto la sostanza nascosta sotto la soletta di una calzatura: "era stata cucita al di sotto della soletta principale, si vedevano proprio i punti di cucitura".

Il processo è stato rinviato al 2 dicembre, data in cui è prevista l'audizione di vari testimoni dell'accusa, tra cui il detenuto "informatore" da cui è scaturito l'intero procedimento. La sua testimonianza, inizialmente fissata per oggi, è saltata a causa di una richiesta di visita medica urgente avanzata dallo stesso detenuto.

Angela Panzera

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