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| mercoledì 12 ottobre 2016, 08:00

“Che fortuna quando non ho sfortuna !”

Disegno di Danilo Paparelli

Al mattino sono talmente assonnata che lo sforzo mentale richiesto dalla decisione di infilare per prima la calza destra, va veramente troppo oltre le mie normali capacità. Secondo le ferree regole della superstizione, invece, si dovrebbe prestare tanta attenzione. Perché se ti metti prima la calza sinistra si avrà sfortuna tutto il giorno. Ma quanti sforzi inutili, non vi pare?

Eppure riti scaramantici, cose da indossare o fare al fine di evitare eventi nefasti sono sempre esistiti. Io mi dico sempre di provarci per vedere che - hai visto mai - potrebbe anche funzionare. Alla fine o me ne dimentico, oppure non ne ho voglia. Come ricordarmi di darmi un pizzicotto quando indosso un vestito nuovo per la prima volta in modo da attirarmi la considerazione altrui. E d'altro canto provare a darselo questo pizzicotto, e la volta dopo che mi metto un altro vestito appena uscito dal negozio lasciare consapevolmente perdere, tanto per vedere se cambia qualcosa.

Nella mia famiglia non si è mai data troppa retta alle superstizioni. Da ragazzina a casa di un' amica avevo buttato sul suo letto senza pensarci troppo il mio cappello. Un gesto che non passò inosservato. Sua madre entrò nella cameretta, lanciò uno sguardo pieno di terrore e urlò: “Aargh! Un cappello sul letto! Chi l'ha messo?”. L'amichetta mi salvò addossandosi la colpa: “Sono stata io, mamma. Lo tolgo subito”. “Che cosa ho fatto di male?”, le domandai in seguito. “Non si posano i cappelli sui letti. Porta sfortuna”. Spiegazione. In passato, il medico che faceva visita a un malato o il sacerdote che si recava al capezzale di un moribondo, posavano il cappello sul letto. Sta di fatto che da quel giorno sono rimasta traumatizzata dalla faccenda del letto, e da allora non me ne sono più dimenticata. Salvo domandarmi: ma varranno solo i cappelli veri e propri, o anche le cuffie in pile?

Altre cose che ho imparato meglio starci attenti: aprire l'ombrello in casa, è di cattivo augurio (evoca il tetto rotto, o la mancanza di un tetto: un sintomo di miseria); ramazzare sui piedi (guai, non ti sposi più); trattenersi dal fare gli auguri prima di un evento importante (tutta colpa di una chiromante francese vissuta agli inizi dell’Ottocento: a suo giudizio gli auguri trasmetterebbero un' influenza magnetica positiva o negativa a secondo della sincerità di chi li fa).

Poi ci sono queste credenze che mi chiedo se siano mai state veramente testate: quando due persone dicono simultaneamente la stessa parola, devono toccarsi successivamente il naso, un orecchio e nuovamente il naso, altrimenti non si sposano più; sentire fischiare un orecchio quando qualcuno sta parlando di te: si potrebbe addirittura stabilire se se ne parla bene o male a seconda che l’orecchio che fischia sia il sinistro o il destro.

Ribadisco, la vita non è già abbastanza complicata di suo? Convinta di questo faccio mio quel che diceva Groucho Marx: “Un gatto nero che ti attraversa la strada significa che l'animale sta andando da qualche parte.” E nient'altro.  

Monica Bruna

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