Luca Borgoni se ne è andato a luglio scorso, a soli 22 anni. Un incidente in montagna, la sua grande passione. La mamma Cristina Giordana, fin da subito, ha reagito facendo di tutto per far continuare a vivere il figlio. Laureandosi al posto suo e mantenendo attivo il suo profilo Facebook, scrivendo post come se fossero di Luca stesso.
Ma ad un certo punto mister Facebook l'ha bloccata, impedendole di continuare a scrivere sul profilo del figlio in prima persona. Il suo profilo è stato sostituito con una pagina "In memoria di Luca Borgoni".
Non si può più scrivere, solo condividere post o visitare il suo profilo. Per ricordarlo. Ovviamente la notizia è stata una doccia fredda per mamma Cristina. Della vicenda si stanno occupando i principali media del Paese.
La politica di Facebook non ammette deroghe. E' il regolamento. Esiste la possibilità di scegliere un contatto erede, una persona a cui affidare la gestione del proprio account post mortem. Ma quanti lo sanno? Questa persona sarà in grado di compiere alcune azioni, tra cui fissare un post in alto, rispondere a nuove richieste di amicizia e aggiornare l'immagine del profilo. Non sarà in grado di creare nuovi post a nome della persona morta o vedere i messaggi.
Luca non aveva scelto un erede per la gestione del proprio profilo. Del resto, chi lo fa? Il suo profilo è diventato quindi solo commemorativo.
Cristina non può più scrivere per il figlio. Ma, da quando è successo, sabato scorso, sta cercando in tutti i modi di smuovere la situazione, potendo così continuare a interagire con quelli che erano gli amici del figlio, mantendendo vivo il suo profilo. Che male c'è, in fondo, si chiede lei? Promette: "Non mi arrendo!".
Nel frattempo può solo scrivere sul suo profilo personale, rivolgendosi direttamente al figlio: "Ciao Luca! Questa volta sono io a darti una notizia. La nostra comunicazione via social per adesso si è interrotta. Ma sappi che tu, comunque, sei più presente di sempre! Ce la faremo a continuare il nostro percorso insieme ai tuoi amici".
Che la risonanza mediatica della vicenda possa far cambiare idea a Facebook? Lo sapremo presto.














