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Politica | 29 gennaio 2015, 08:16

Presidente della Repubblica: dopo Einaudi, Saragat e Scalfaro il Piemonte resterà alla finestra? (Guarda il video)

Nei giorni scorsi è comparso tra i papabili il nome di Sergio Chiamparino: il solito elenco di nomi bruciati, di candidature improbabili buttate lì solo per tenere buoni i giornali per qualche giorno e di "sempreverdi" che rispuntano ogni sette (o nove) anni? Abbiamo chiesto ai cuneesi di tracciare il profilo ideale del "Presidente che vorrei"

Presidente della Repubblica: dopo Einaudi, Saragat e Scalfaro il Piemonte resterà alla finestra? (Guarda il video)

Alle 15 di oggi, giovedì 29 gennaio, i due rami del nostro Parlamento (in seduta congiunta insieme con i cosiddetti “grandi” elettori) tenteranno per la prima volta di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, il successore di Giorgio Napolitano.

Per questa ricorrenza abbiamo chiesto ai cuneesi di tracciare il profilo ideale del "Presidente che vorrei".

 

Nelle scorse ore, tra i papabili – un mero elenco di nomi bruciati, di candidature improbabili buttate lì solo per tenere buoni i giornali per qualche giorno e di "sempreverdi" che rispuntano ogni sette (o nove) anni? – ha fatto il proprio poco credibile ingresso anche il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, uno dei “grandi elettori” che parteciperà al voto in rappresentanza del Piemonte.

Laureato in scienze politiche all'Università degli Studi di Torino, vanta una lunga e brillante carriera politica – senza macchia alcuna - che lo ha portato a stravincere le elezioni per la presidenza della Regione con quasi il 47% dei voti.

Chiamparino ha 67 anni ed è di Moncalieri. Cosa questa – se non fosse fantapolitica – riporterebbe sul Colle più alto di Roma (il Quirinale) nuovamente un piemontese, il quarto della storia Repubblicana. Quarantaquattro anni dopo l’ultima volta.

 

I piemontesi eletti alla guida della Repubblica sono stati sinora tre.

Luigi Einaudi (maggio 1948 - aprile 1955) fu il primo Presidente nominato dal Parlamento. Giurista e giornalista, eletto al quarto scrutinio nella metà del maggio 1948. Piemontese, nativo di Carrù, classe 1874, Einaudi si laurea a 21 anni, e a 28 è già docente universitario. Dal 1919 è Senatore del Regno. Liberale e rinomato economista, amava dire che "Di fronte ai problemi concreti, l'economista non può essere mai né liberista né interventista, né socialista ad ogni costo".

Straordinariamente attuai, ancor oggi, i suoi pubblici dibattiti con Croce su liberismo e liberalismo.

Dopo Luigi Einaudi, uno degli altri piemontesi che… alloggiarono al Quirinale fu Giuseppe Saragat (dicembre 1964 - dicembre 1971). Torinese classe 1898, Saragat fin da giovanissimo fu un socialista di idee riformiste. All'avvento del fascismo, per lui l'esilio divenne inevitabile.

Dopo la caduta del fascismo, Saragat fu con Pietro Nenni tra i fondatori del Partito Socialista di Unità proletaria. Fortemente anticomunista, Saragat fu convinto sostenitore del modello socialdemocratico nordeuropeo, e per questo si scontrerà con Nenni, fautore invece di una maggior collaborazione col partito comunista. A seguito della scissione, Saragat fonda il Partito social-democratico italiano (PSDI). Ministro in numerosi governi DC, Saragat è eletto al Quirinale su proposta delle sinistre che riescono a farlo eleggere al ventunesimo scrutinio, grazie ai voti di una parte della DC.

Il piemontese eletto più recentemente Presidente della Repubblica è stato  Oscar Luigi Scalfaro (giugno 1992 - maggio 1999). Nativo di Novara, classe 1918, prima magistrato per un breve periodo, e poi esponente della Democrazia Cristiana fin dai tempi dell'assemblea costituente, Scalfaro fu un recordman della Camera dei deputati con i suoi 44 anni di presenza ininterrotta.
Il suo primo incarico di governo risale al 1954, quando venne nominato sottosegretario nel primo governo Fanfani, ma solo nel 1966 ottenne la sua prima poltrona di ministro. Dal 1966, è però quasi sempre Ministro, ricoprendo incarichi sempre più importanti, soprattutto nei governi guidati da Giulio Andreotti ed inizia un lento processo di avvicinamento al centro-sinistra.
Quando al Quirinale il Presidente Francesco Cossiga dà avvio alle sue sempre più pesanti picconate, Scalfaro gli si contrappone da Montecitorio. Nella fase di maggior crescita delle istanze secessioniste della Lega Nord, Scalfaro difende a spada tratta l'unità nazionale e completa il suo processo di avvicinamento alle forze del centro-sinistra.

E' eletto alla presidenza al sedicesimo scrutinio, in una delle elezioni in cui più numerosi sono i candidati capaci di portare a casa un numero non insignificante di voti. Era stato Marco Pannella a proporne l'elezione, definendolo, con espressione destinata a suscitare non poche ironie, "il Pertini cattolico".
Dinanzi alle continue crisi politiche e ai ribaltoni che hanno caratterizzato il suo settennato, Scalfaro gioca un ruolo molto attivo, per alcuni critici “anche troppo”: dopo le crisi dei governi Berlusconi (1994) e Prodi (1998), Scalfaro si rifiuta di sciogliere le Camere e favorisce l'avvento dei governi Dini e D'Alema.

Si vota con scrutinio segreto e a chiamata nominale: ogni elettore scrive il cognome di chi desidera votare in un biglietto e lo ripone in un’urna. Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza di due terzi (in questo caso 672 membri), mentre dalla quarta votazione in poi basta la maggioranza assoluta (il 50 per cento più uno, che in questo caso corrisponde a 505 membri): votano prima i senatori, poi i deputati e, per ultimi, i delegati regionali. Lo spoglio delle schede viene fatto dal presidente della Camera, che legge ad alta voce i nomi dei candidati.

S.O.

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