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Politica | 18 febbraio 2017, 18:20

Nove, oltre ai tre parlamentari, i cuneesi convocati a Roma per l’assemblea nazionale del Pd

L’appuntamento è cruciale per le sorti del partito. I deputati Taricco e Gribaudo con la maggioranza che fa riferimento a Renzi. La senatrice Manassero schierata con Bersani. Il segretario provinciale Di Caro: “Se si determinasse una spaccatura me ne tornerei a casa”

Nove, oltre ai tre parlamentari, i cuneesi convocati a Roma per l’assemblea nazionale del Pd

Sono 9 i cuneesi che fanno parte dell’assemblea nazionale del Pd, convocata per domenica 19 febbraio a Roma, presso l’Hotel Parco dei Principi, a partire dalle 10. Un appuntamento che, data l’aria che tira a poche ore dall’inizio dell’assise, potrebbe rimettere in discussione non solo l’unità del Partito Democratico, ma gli stessi, attuali assetti della politica italiana.

Dalla Granda sono convocati nella capitale: Nicola Chionetti, Davide Cussa, Cinzia Delmastro, Rebecca Ghio, Marta Giovannini, Sergio Taricco, Olga Bettolino, Enrico Castellano e il segretario provinciale Emanuele Di Caro. Oltre ai membri eletti, fanno parte di diritto i due deputati Mino Taricco e Chiara Gribaudo e la senatrice Patrizia Manassero. Il primo è considerato un “renziano” di stretta osservanza, la seconda una “giovane turca”, rimasta fedele al leader Matteo Orfini, dopo le defezioni verificatesi nella corrente nei giorni scorsi. Entrambi sembrano orientati a schierarsi a favore della maggioranza uscente che fa riferimento a Matteo Renzi. Chi viene invece indicata come tentata dalla scissione è la loro collega Patrizia Manassero, vicina all’ex segretario Pierluigi Bersani.

Il segretario provinciale Emanuele Di Caro, per motivi personali, non prenderà parte all’assemblea, ma mette in guardia dai rischi che una eventuale rottura comporterebbe. “Non mi pare – commenta – che ci siano elementi tali da giustificare la nascita di un altro partito. Il momento è certamente difficile e proprio per questo è richiesto a tutti un supplemento di responsabilità. Certo – osserva – Renzi è stato poco inclusivo, ma non mi sono nemmeno ben chiare le ragioni di chi vorrebbe rompere. Chi si scinde – si interroga Di Caro – che cosa propone? Se questa scongiurata ipotesi si verificasse – conclude il segretario provinciale – potrei anche optare per il ritiro a vita privata”.

All’assemblea sono convocati circa 1.500 delegati, di cui circa due terzi sono stati eletti alle primarie del partito del dicembre 2013, tramite le liste collegate ai candidati segretario. Una larga maggioranza dell’assemblea, secondo alcuni circa il 75 per cento, sostiene Renzi.

L’assise dovrebbe cominciare con un discorso del presidente del partito Matteo Orfini al quale farà seguito la relazione con cui Renzi dovrebbe formalizzare le sue dimissioni. Abusiamo del condizionale perché la situazione appare ancora incerta e lo stesso svolgimento dei lavori risulta non ancora definito nel dettaglio.

Dopo i discorsi iniziali comincerà un dibattito; potrebbero essere presentati ordini del giorno o altre mozioni da mettere al voto. L’atto conclusivo della giornata sarà il voto con cui l’assemblea deciderà di sciogliersi in seguito alle dimissioni del segretario. In quel caso il presidente del partito dovrà fissare la data delle elezioni per il nuovo segretario e per la nuova assemblea nazionale entro i quattro mesi successivi, cioè al più tardi alla metà di giugno.

Le date più probabili, però, sono aprile o i primi giorni di maggio: ci vogliono come minimo due mesi per svolgere tutti i passaggi che richiedono le primarie, il momento finale del congresso. I lavori saranno trasmessi in diretta streaming sul sito del Pd, www.partitodemocratico.it, su www.unita.tv  e sulla pagina Facebook del Pd.

Giampaolo Testa

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