Stato di calamità a rischio, opere pubbliche che rimangono in bilico e ancora nessun finanziamento per i privati, almeno nell'immediato: questo è quanto è emerso durante l'incontro svoltosi nella mattinata di oggi, sabato 25 novembre, presso la sala "Luciano Romano" della sede dell'Unione Montana Valli Mongia Cevetta e Langa Cebana.
Un rendez-vous programmato a un anno esatto di distanza dagli eventi alluvionali che nel 2016 flagellarono la "Granda" e al quale hanno preso parte non soltanto sindaci e amministratori locali, ma anche l'assessore regionale ai Trasporti, alle Infrastrutture, alle Opere pubbliche e alla Difesa del suolo Francesco Balocco (intervistato in esclusiva da targatocn.it nel video pubblicato di seguito), gli onorevoli Enrico Costa e Mino Taricco, i consiglieri provinciali Marco Perosino e Sergio Di Steffano, il consigliere dell'ATL del Cuneese Rocco Pulitanò e il tecnico regionale Elio Pulzoni.
"CHIEDIAMO IL PROLUNGAMENTO DELLO STATO DI CALAMITÀ"
Il dibattito, accompagnato dalla proiezione ininterrotta di un filmato appositamente realizzato da targatocn.it per l'occasione e contenente le immagini che testimoniano le condizioni in cui versano, ad oggi, alcuni Comuni della val Tanaro e dalla val Mongia, è stato introdotto dai sindaci di Ceva (Alfredo Vizio) e Ormea (Giorgio Ferraris): il primo ha ricordato quanto accaduto un anno fa, ribadendo come sia necessario il disalveo dei fiumi e reperire finanziamenti per i privati danneggiati, mentre il secondo ha fatto il punto della situazione. "La differenza rilevante rispetto all'alluvione del '94 - ha dichiarato - è stata sicuramente la concentrazione delle piogge. In passato era piovuto su tutta l'asta del Tanaro e dei suoi affluenti, stavolta le precipitazioni si sono concentrate in una zona particolare, rappresentata dalla parte alta dell'Alta Val Tanaro e dalle testate delle vallate limitrofe. Siamo senza risorse, ma non possiamo dire di essere stati abbandonati, perché la Regione è stata con noi sin dall'inizio: si tratta semmai di un problema politico e sociale complessivo, perché nel momento in cui si verifica una disgrazia non si è in grado istituzionalmente di intervenire. Ci mancano ancora tante risorse, sull'area del fiume Tanaro è opportuno un progetto superiore a quello dei Comuni. La fine dello stato di calamità ci preoccupa: significa che non vedremo più soldi, notizia rilevante anche per quanto concerne la rendicontazione e il pagamento dei lavori. Infatti, con la contabilità speciale i soldi arrivano in tempi brevi, ma se questi fondi finiscono nel ciclo ordinario dei tempi di pagamento della Regione, è una tragedia. Per questo chiediamo ufficialmente un prolungamento dello stato di calamità".
"NON ARRENDIAMOCI"
Parole a cui hanno fatto seguito quelle dei primi cittadini Marco Lombardi (Lisio) e Luciano Sciandra (Priola), artefici principali di quest'incontro, ideato "perché a un anno di distanza è importante fare la conta di ciò che resta da fare. Si deve parlare di futuro, dobbiamo capire cosa faremo domani". Sciandra, in particolare, ha lanciato un grido di battaglia, che tutti si augurano possa presto trasformarsi in un peana di vittoria: "Sappiamo tutti qual è la situazione, non deve prevalere in noi sindaci la rassegnazione. Non dobbiamo accettare che lo Stato ci dica "i soldi sono quelli e basta": abbiamo il dovere di tutelare l'incolumità pubblica e ad oggi questa non è garantita. Tutto ciò è inammissibile. Lancio un appello: non arrendiamoci, lo dobbiamo a noi stessi ma soprattutto ai nostri cittadini. Voglio inoltre puntualizzare come il famoso finanziamento statale di 51 milioni di euro in realtà si riduca a 21 milioni netti, in quanto dal totale vanno escluse l'IVA al 22% e la somma versata dalle imprese per eseguire i lavori". Nel frattempo, la protezione civile inizierà a dicembre una serie di sopralluoghi per toccare con mano i danni che permangono sul territorio.
BRIGA ALTA, SALICETO, CAPRAUNA: ODISSEA SENZA FINE
Numerosi danni di grave entità figurano nei Comuni di Briga Alta, Saliceto e Caprauna (e non solo). A intervenire sono stati i rispettivi primi cittadini. Ivo Alberti (Briga Alta): "Il nostro municipio è ancora ospitato presso il palazzo comunale di Ormea. Le istituzioni sono stati presenti sin dall'inizio, però abbiamo grossi problemi sulla viabilità, dettati anche dalle difficoltà di trovare un punto d'accordo fra le province di Cuneo e Imperia: entrambe non intendono assumersi i lavori". Enrico Pregliasco (Saliceto): "Il mio Comune è attraversato da tre strade provinciali. Una di esse è danneggiata dal 2014 ed è percorribile a una corsia unica e le altre versano in condizioni disastrose; nonostante questo, la loro risistemazione ad oggi non è stata considerata fra gli interventi prioritari. A questo punto speriamo di isolarci dal resto del mondo e di costituire un principato!". Paolo Ferraris (Caprauna): "Anche noi abbiamo grosse problematiche in materia di viabilità. Dal lato di Ormea ci sono frane messe in sicurezza solo con i new jersey che, alla prossima ondata di maltempo, saranno travolti, mentre dalla parte di Caprauna c'è una situazione analoga, leggermente meno grave". Hanno parlato anche i primi cittadini di Mombasiglio ("non abbiamo danni rilevanti, ma alcuni problemi che rappresentano un potenziale bellico che può deflagrare improvvisamente"), Priero ("La Provincia ha steso l'asfalto nell'unico punto che avevamo fresato per evitare incidenti e abbiamo altre criticità") e Cigliè ("L'alluvione ha distrutto moltissimi ettari di terreno, aree redditizie per le imprese. Segnalo inoltre l'esigenza di eseguire i disalvei dei fiumi")
IL FUTURO
La chiosa è poi spettata a politici e parlamentari, a cominciare da Enrico Costa: "Prolungare lo stato di calamità non è cosa semplice, il Dipartimento di Protezione Civile non mi ha fornito garanzie in tal senso. Dobbiamo giocare di squadra: perché non organizziamo un incontro a Roma con una delegazione di tre sindaci per capire quali possibilità vi siano? Per ciò che concerne i privati, invece, so che c'è un fondo istituito 24 mesi fa, ma attualmente non destinato per gli eventi alluvionali degli ultimi due anni. Può essere però sbloccato da una delibera del Consiglio dei Ministri: l'istruttoria è stata avviata". Sostanzialmente concorde Mino Taricco, che punta "a far sì che questi fondi siano disponibili al più presto", mentre l'assessore regionale Balocco ha dichiarato: "La difficoltà riscontrata nell'ottenere il prolungamento dello stato di calamità mi induce a optare per una forzatura politica mediante il presidente Chiamparino per chiedere ancora una volta al premier Gentiloni la proroga per i motivi affrontati stamattina. Tuttavia, va specificato che la proroga non porterà a ulteriori finanziamenti sulle opere pubbliche, mentre il fondo per i privati va sbloccato grazie anche all'intervento dei parlamentari cuneesi. Sulla questione delle risorse sarebbe meglio concentrarsi sui finanziamenti ordinari, estranei allo stato di calamità, che nel tempo possono anche essere ripetuti: bisogna indicare in modo puntuale gli interventi che andrebbero effettuati. Disalveo dei fiumi? Qui subentra il tema della carenza di mercato per cedere il materiale anche gratuitamente in cambio del lavoro. L'unica possibilità è quella di stoccarlo, però attualmente la legge nazionale sui rifiuti considera questo materiale come tale dopo soli dodici mesi: va trovata un'alternativa. A livello di viabilità sono stati erogati ai Comuni del Cuneese 11.350.000 euro, ma con la Provincia stiamo ancora lavorando su questo fronte". Una battuta, infine, sul ponte "Odasso", simbolo della città di Garessio e dell'alluvione del 2016: "Sono stati presi contatti con la Fondazione CRC per la sua ricostruzione, la procedura viaggia di pari passo alle esigenze della Soprintendenza dei Beni Culturali e Architettonici del Piemonte".












