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Economia | 27 settembre 2019, 08:00

"Il complesso di inferiorità di Tarantino"

A pochi giorni dall’uscita di “C’era una volta a…Hollywood” Tarantino conferma ancora una volta il suo grande talento (se mai ce ne fosse bisogno) ma anche la sua grande attrazione alle critiche contrapposte che da sempre fanno da coda ai suoi lavori.

"Il complesso di inferiorità di Tarantino"

A pochi giorni dall’uscita di “C’era una volta a…Hollywood” Tarantino conferma ancora una volta il suo grande talento (se mai ce ne fosse bisogno) ma anche la sua grande attrazione alle critiche contrapposte che da sempre fanno da coda ai suoi lavori.

Ma dopo aver visto il suo ultimo film, e dopo aver letto la già nutrita marea di critiche, chi è davvero Quentin Tarantino? Cosa ha fatto per meritarsi questa continua lotta tra chi ne tesse le lodi, e chi invece, trova il difetto in ogni sua pellicola? Con l’aiuto di Daniele Marseglia e di Francesco Binini, esperti di cinema e profondi conoscitori della storia cinematografica del regista statunitense, nonché autori del sito Ultima Razzia.it, andiamo ad analizzare la carriera di Tarantino per capire come mai essa risulti sempre cosi’ tanto controversa.

Quentin Jerome Tarantino è stato quasi sempre osannato dalla critica, da entrambe le sponde dell’Atlantico. Come molto spesso accade, non è possibile accontentare i gusti di tutti e il suo cinema, spesso intriso di violenza, è stato anche aspramente criticato. Per un qualche motivo, egli si è sempre mostrato sensibile alle critiche, quasi avesse sviluppato un certo complesso di inferiorità, e spesso i suoi film possono essere letti come “risposte” alle critiche ricevute. Va anche detto che le critiche aiutano a migliorare e Tarantino è sicuramente stato stimolato a creare un cinema nuovo quasi ogni volta, pur mantenendo fisse alcune caratteristiche.

Assassini Nati, Le iene e Pulp Fiction

La carriera di Tarantino partì come un razzo all’inizio degli anni Novanta con questi tre film (di Assassni Nati scrisse la sceneggiatura). Il terzo, in particolare, lo consacrò fruttandogli la Palma d’Oro a Cannes e un Oscar. 

Tra i vari osanna, si distinsero alcuni critici, che lamentarono una certa stereotipizzazione del suo cinema, ritenendolo in grado di raccontare solo quel tipo di storie in quel modo.

Jackie Brown

La risposta alle critiche è Jackie Brown, colossale insuccesso commerciale e successo di critica tardivo, ma oggi apprezzato come uno dei migliori lungometraggi di Tarantino. Al contrario dei precedenti, non è una sceneggiatura originale, non contiene i momenti di violenza “pulp” che avevano caratterizzato i film precedenti e racconta (anche) una storia d’amore. Inoltre il film è girato in modo sostanzialmente cronologico, a parte la geniale sequenza centrale dello scambio nel centro commerciale.

Visto il sostanziale insuccesso commerciale del film, questa volta Tarantino venne accusato di aver smarrito la sua vena e di essere sostanzialmente un regista ‘finito’.

Kill Bill e Grindhouse

Come reazione alle critiche e per dimostrare di saper ancora scrivere e girare in modo diverso da quanto fatto in precedenza, esce Kill Bill, una storia di vendetta divisa in due capitoli ricchissima di azione, violenza ma anche momenti riflessivi, lunghi dialoghi e in generale tutto il cinema di Tarantino fino a quel momento. Sebbene Kill Bill risultò essere uno strepitoso successo di critica e di pubblico (Grindhouse molto meno), non mancarono i detrattori che si concentrarono sull’eccessiva violenza, sul suo uso compiaciuto, sui personaggi stilizzati, irrealistici e sulla presunta incapacità del regista di sapersi allontanare da quello stereotipo di personaggio.

Bastardi senza gloria

Per mettere a tacere (una volta per tutte?) i critici, girò un film con pochissima violenza, scene lunghissime, lunghi dialoghi, praticamente privo di ironia e con un finale a sorpresa. Ancora una volta il pubblico e gran parte della critica lo premiarono, ma ancora una volta si levò qualche voce contraria che si concentrò principalmente sulle lunghissime sequenze e sull’ambientazione. La II guerra mondiale e l’olocausto, si disse, non erano argomenti adatti ad un film di Tarantino che prende tutto alla leggera e si permette ampie deroghe sull’andamento reale dei fatti.

Django unchained e The eightful eight

Sebbene meno smaccata degli altri casi, la risposta alle critiche arrivò con Django e con il successivo The eightful eight: entrambi condividono l’ambientazione western (scevra da possibili critiche - a parte il reiterato uso della parola “nigger”) e in entrambi i casi si tratta di film più “normali” rispetto ai bastardi. Ritornano tra l’altro le tematiche della vendetta e una struttura simile a Le iene che furono foriere, ancora una volta, delle solite critiche: Tarantino non è in grado di girare altro, riesce a fare solo quel tipo di film e via dicendo.

C’era una volta a… Hollywood

E così arriviamo ai giorni nostri e ad un film stilisticamente completamente diverso dai precedenti. Il meno Tarantiniano di Tarantino, senza i suoi temi tipici, senza i suoi ritmi tipici, senza dialoghi, quasi senza violenza (a parte un po’ di fan service nel finale).

Anche in questo caso, sono già piovute le critiche. Speriamo, naturalmente, che Tarantino risponda da par suo.

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