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Attualità | 03 aprile 2020, 14:12

Peveragno, mascherine cercansi: la minoranza offre aiuto, la Giunta avvia un progetto con le sarte locali

Il gruppo "Peveragno, continuità e innovazione" scrive all'amministrazione comunale per sollevare la problematica legata all'approvvigionamento delle mascherine per la popolazione comune: il punto sulla situazione

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Uno dei punti più critici nella gestione dell'attuale emergenza sanitaria, per le comunità della nostra provincia ma anche del resto d'Italia, è senza alcun dubbio l'approvvigionamento dei dispositivi di protezione elementare come gel disinfettante e mascherine (per utilizzo quotidiano e lavorativo in egual misura).

Il gruppo di minoranza "Peveragno, continuità e innovazione" ha negli scorsi giorni sottolineato la realtà del fatto all'amministrazione comunale, offrendo la propria collaborazione alla Giunta con una lettera firmata da Enzo Tassone.

Se l'approvvigionamento del gel disinfettante ormai non è più una reale difficoltà, quello delle mascherine continua a esserlo: una difficoltà a cui la Regione sta cercando di ovviare distribuendone alle strutture sanitarie e ai singoli comuni (come si legge nella risposta della Giunta). 

"A Peveragno ne sono state consegnate 100 due giorni fa. Che ci fai con 100 maschere per 5600 abitanti? Inizi a tenerne qualcuna per eventuali interventi di protezione civile, e poi le distribuisci ai commercianti, che essendo persone che servono e parlano con decine o centinaia di persone al giorno, sono dei potenziali “contagiatori” seriali. Insomma, metto la mascherina al commerciante e alla commessa e blocco un anello importante della catena di trasmissione del contagio. Questo è quello che abbiamo iniziato a fare. E' un buon inizio, e incide su un nodo importante nel meccanismo di propagazione del contagio".

Per la Giunta, ovviamente l'ideale sarebbe dotare ogni nucleo familiare di almeno una mascherina in tessuto. Ma le famiglie a Peveragno sono 2500, e questo significa "una spesa importante, e in questo momento comunque simili quantitativi sul mercato non si trovano, se non a prezzi difficili da sostenere". "Stiamo ovviando al problema grazie alle iniziative di privati e associazioni, che hanno ricevuto in dono quantitativi discreti di mascherine e le hanno messe a disposizione della popolazione. Lo stesso hanno fatto alcune sarte di Peveragno, che hanno regalato molte maschere, ma si tratta sempre di numeri lontanissimi dalla possibilità di coprire tutta la popolazione".

"In questi giorni il Comune di Peveragno sta avviando un progetto pilota proprio con un gruppo di sarte locali: verranno commissionati importanti quantitativi di maschere in tessuto, che saranno ripartite come carico di lavoro fra diverse persone. Contiamo in pochi giorni di iniziare a distribuire centinaia di pezzi, e grazie alla disponibilità delle sarte a lavorare a prezzi bassissimi lo riusciremo a fare con dei costi sostenibili per il Comune. Nel frattempo, particolare non secondario, alle sarte si riconosce comunque una cifra per il lavoro eseguito, e questo permette ad un certo numero di persone di portare a casa tutti i giorni una piccola somma in un momento di crisi assoluta, utile almeno a comprarsi da mangiare. Se poi i cittadini che riceveranno in dono le maschere vorranno fare anche solo una piccola offerta, il denaro sarà recuperato e reimmesso in circolo per altri progetti per il sostegno alla popolazione".

Secondo l'amministrazione, comunque, a Peveragno la situazione Coronavirus sta andando "per ora, incredibilmente bene": sono diversi giorni ormai che non sono stati segnalati nuovi positivi o ricoveri e nonostante ci sia "un buon numero di persone con sintomi tipici del COVID19 gestite a casa, in isolamento anche dagli altri membri famigliari", i numeri della malattia non sembrano aumentare.

"Sul territorio abbiamo ben quattro case di riposo, di cui una comunale, ma per adesso (incrociamo le dita tutti insieme) non si sono avuti casi di contagio all’interno di tali strutture. Le case di riposo sono uno dei punti più deboli e a rischio del sistema, come purtroppo si è visto con intere strutture, anche vicine a noi, devastate dall’infezione sia per ospiti che per operatori. Sicuramente nella nostra attuale “pace” nelle case di riposo ha inciso la fortuna (tanta, e speriamo che non ci abbandoni) ma ha inciso anche il lavoro di prevenzione molto meticoloso messo in atto da responsabili di struttura e medici. Alla casa di riposo comunale “Don Peirone” siamo stati fra i primi in assoluto a proibire ogni contatto con l'esterno, quando ancora in molti casi si permettevano brevi incontri con i parenti. In almeno due altre strutture vicine si sono uniformati alla nostra scelta, che forse sta dando i frutti sperati. Tanta attenzione e tanta formazione è stata fatta anche al personale, che sta operando sempre con maschere (ormai da quasi due mesi) per garantire gli ospiti. Il personale sa che al minimo malessere deve immediatamente segnalare il problema e astenersi dal lavoro, fosse anche solo un raffreddore (spesso l'esordio della malattia è scambiato per un banale raffreddore)".

"Un plauso va fatto a tutti quelli che hanno capito quanto è importante il cosiddetto “isolamento sociale” ad esempio facendosi portare la spesa a casa, un servizio intelligentissimo e utilissimo, e quindi vanno ringraziati i commercianti che si sono adattati e hanno fornito il servizio, oltre ai volontari (coordinati dalla Croce Rossa) che hanno dato un grande contributo portando la spesa a casa di molte persone - prosegue la risposta della Giunta - . E vanno ringraziate le famiglie peveragnesi (quasi tutte) che con tanti sacrifici tengono i bambini in casa ed evitano ogni uscita, e lottano con i loro anziani per tenerli a bada".

Rimane necessario, comunque, non abbassare la guardia, perché non è detto che la situazione rimanga questa fino alla fine della crisi: "I contagi hanno iniziato a fermarsi una dozzina di giorni dopo che la gran parte delle aziende sono state chiuse (fra il 12 e il 15 marzo), e dopo che i controlli per le strade sono stati intensificati e si è introdotto il concetto che mi sposto solo per vera necessità, e dopo che si è limitata persino la passeggiata con il cane ai dintorni della propria casa. Sono state sanzionate persone che andavano a fare la spesa in altri paesi senza alcun motivo reale, e la gente ha iniziato a fare le code in modo ordinatissimo mantenendo le distanze. Sono comparse sempre più persone con le mascherine".

"Questo vuol anche dire che se non manteniamo ancora per un certo periodo le stesse restrizioni, il contagio ripartirà, inesorabile, e avremo anche sprecato per niente settimane di durissimi sacrifici. Se rialziamo la testa siamo fregati, se pensiamo e sogniamo che il peggio è passato avremo un bruttissimo risveglio. In questo senso la proroga fin oltre Pasqua delle misure restrittive è il minimo che ci dovessimo aspettare. Vogliamo essere realisti? Forse sarebbe bene stare fermi fino ad inizio maggio. Un’eternità. Ma anticipare anche solo di una settimana ad allentare l’attenzione potrebbe creare dei danni pesantissimi. Dovremo quindi continuare a sgridare gli anziani che se ne infischiano dei divieti e delle raccomandazioni, e magari insegnare loro ad uscire con la mascherina, se proprio devono uscire. Dovremo cercare di indossarla tutti, la mascherina, e in questo senso come detto prima stiamo lavorando per farla arrivare a tutte le famiglie. Dovremo avere ancora tanta pazienza. Ma con la pazienza, fortuna, tenacia e tanto rispetto per il prossimo, forse nella nostra piccola comunità potremmo risparmiarci tanti lutti".

redazione

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