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Politica | 11 aprile 2020, 07:30

#controcorrente: per la raccolta della frutta e dell’uva se non arrivano gli stranieri tocca agli italiani occuparsene

La Regione e i vertici cuneesi di Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Confcooperative hanno proposto al Governo di introdurre i voucher per pagare gli studenti, i disoccupati, i cassaintegrati, quanti hanno diritto all'assegno di cittadinanza e i pensionati del nostro Paese che vorrebbero dedicarsi all’attività senza che l’entrata economica vada a fare cumulo sul loro reddito complessivo. Se, poi, potessero tornare tutti gli stranieri che servono, assunti con i normali contratti previsti dalle norme, la questione sarebbe risolta. Altrimenti diventerebbe davvero un disastro dover buttare frutta e uva perché non c’è nessuno che la raccoglie

La vendemmia e la raccolta delle mele

La vendemmia e la raccolta delle mele

La mia generazione e alcune prima e dopo la mia hanno trascorso buona parte delle loro estati, durante i mesi in cui non erano impegnate nella scuola, a raccogliere la frutta. Era la normalità per guadagnare qualche soldino da investire poi nelle vacanze o in qualche oggetto che la famiglia aveva difficoltà ad acquistare. Come l’impianto stereofonico o il motorino. Lo si faceva certamente per i soldi, ma non solo.

Tutti, spesso gruppi di amici, sentivano il forte orgoglio di essere già parte di quel mondo del lavoro che di lì a poco sarebbe diventato realtà. Anche se quell’occupazione costava fatica, impegno, sudore e sveglie al mattino di buon’ora.

A distanza di qualche decina di anni i tempi sono cambiati. Le vacanze estive degli studenti si sono ridotte, perché adesso l’anno scolastico inizia prima e termina dopo. Quindi, diventa difficile utilizzare qualche settimana per dedicarsi a quel lavoro. E con gli stili di vita decisamente diversi rispetto ad allora il tempo lo si riserva a passioni più moderne e tecnologiche. Ma un impiego manuale, pur svolto per un periodo limitato all’anno, insegna forse di più a comprendere in seguito, qualsiasi percorso occupazionale si decida di imboccare, che un’attività nella quale si “sporcano” le mani ha lo stesso valore ed è altrettanto importante come un ruolo di ufficio o intellettuale.

Incentivare perciò anche adesso gli studenti italiani nella raccolta della frutta, durante la stagione estiva, potrebbe essere un percorso di buon senso. Come lo potrebbe essere per i disoccupati, i cassaintegrati, chi percepisce il reddito di cittadinanza e i pensionati del nostro Paese pagandoli, come gli allievi delle scuole, tramite i voucher, il cui importo, però, non dovrebbe fare cumulo sul loro reddito complessivo con l’assegno di sostegno o quello di pensione.

Anche perché i 10 mila stranieri (fonte Coldiretti) che arrivavano nelle stagioni passate in provincia di Cuneo per dare una risposta alle esigenze del settore, quest’anno, al momento, sono bloccati dall’emergenza coronavirus.

Molti hanno fatto rientro nelle loro nazioni di origine e altri disponibili a venire in Italia, perché già in possesso degli accordi firmati con le aziende, non riescono a giungervi in quanto si vedono impossibilitati ad attraversare alcuni confini. Per loro, tuttavia, non si tratterebbe di modificare la procedura previdenziale: se erano assunti con contratti stagionali regolari, con queste certezze tornerebbero a essere impiegati.

I voucher servirebbero solo per le categorie degli italiani citate in precedenza che vorrebbero dedicarsi alla raccolta della frutta, assicurandosi, così, un’entrata economica in un periodo di difficoltà per tutti.

Infatti, se gli stranieri non potessero arrivare i produttori ortofrutticoli e quelli vitivinicoli senza manodopera sarebbero costretti a lasciar marcire sulle piante i loro raccolti. Mandando in rovina una stagione già problematica proprio per gli effetti devastanti del coronavirus.

La proposta di agevolare nella misura maggiore possibile l’arrivo degli stranieri stagionali  e di introdurre i voucher per i lavoratori italiani che si trovano in quelle determinate condizioni è stata fatta al Governo dalla Regione, attraverso gli assessori al Lavoro, Elena Chiorino, e all’Agricoltura, Marco Protopapa, e dai vertici cuneeesi delle Organizzazioni di categoria agricole (Coldiretti, Confagricoltura, Cia) e di Confocooperative (clicca qui). Perché è il Governo che deve aprire le strade legislative necessarie.

Non si tratta di sentenziare, come verrebbe istintivamente  facile, “prima gli italiani”, ma di fornire a una parte di italiani la possibilità di lavorare avendone qualche vantaggio. Se, poi, tornassero nel nostro Paese tutti gli stranieri che servono, la questione sarebbe risolta. Altrimenti diventerebbe davvero un disastro dover buttare frutta e uva perché non c’è nessuno che la raccoglie.                                        

Sergio Peirone

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