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Politica | 28 luglio 2020, 15:30

“È giunto il tempo di visioni ampie e pensieri lunghi”: le riflessioni di Mauro Calderoni sulle ricadute economiche della pandemia

Il sindaco di Saluzzo chiede “un ragionamento di sistema”. “I territori, molto citati nella retorica elettorale di certa parte politica, in realtà non sono (MAI!) una priorità”

Mauro Calderoni

Mauro Calderoni

Giungono in redazione le riflessioni di Mauro Calderoni, sindaco di Saluzzo, circa le “ricadute economiche della pandemia”, che secondo il primo cittadino “potrebbero ripercuotersi sulla tenuta dei servizi anche nella Granda, per cui è sempre più urgente un ragionamento di sistema”.

Le pubblichiamo integralmente.

“Un rischio che sul nostro territorio, specie su quello montano e rurale, si somma al continuo processo di spopolamento e di senilizzazione della popolazione ed alla relativa caduta del reddito disponibile.

È un problema enorme quello dell'erogazione di servizi in aree dove le nascite sono pressoché assenti, la popolazione anziana e bisognosa di assistenza e cure e l'economia è ferma. Chilometri di reti che servono utenze minime con costi necessari, ma sempre meno sostenibili.

Molti soggetti rispondono razionalizzando e dimenticando i bisogni, lasciando paesi svuotati che al più riaprono nei fine settimana, creando situazioni di forte disagio per borgate sparse o casolari disseminati nella campagna.

Come se non bastasse vengono costantemente compressi i collegamenti: la Cuneo-Mondovì in via di dismissione, la Savigliano-Saluzzo temporaneamente sospesa, la Cuneo-Nizza sottoutilizzata è perennemente a rischio chiusura. 

Lo stop generalizzato da giugno a settembre di molti servizi di trasporto pubblico locale è il sintomo di una impostazione centralizzata, metropolitana, torinocentrica, avallata da una Regione che non sa mantenere il rapporto con tutti i suoi territori. Non capendo neppure la potenzialità turistica, estiva e invernale, di certi servizi.

Una Regione che taglia e non avvia un patto con i territori o lo attua laddove (il cuneese per esempio) si è lavorato per predisporlo attraverso enti locali dinamici che non si limitano a chiedere risposte, ma offrono progettualità.

Eppure, nella consigliatura precedente la Granda ha fatto un ottimo lavoro di rilevazione dei servizi esistenti, di analisi dei fabbisogni e di redistribuzione delle risorse in modo efficiente e non campanilistico.

Ne è nato il Patto per la Mobilità della Granda che ha razionalizzato i servizi urbani nelle ‘Sette sorelle’ rendendoli più efficienti e connettendoli al servizio extraurbano che serve i principali centri della provincia e le aree rurali e montane.

Ora si dovrebbe potenziare la dorsale ferroviaria Cuneo/Torino con estensione verso Langhe e Roero e Valli del Monviso e sperimentare modalità di Tpl a chiamata nelle aree a domanda debole.

Poi c’è il tema della sostenibilità dei servizi sociali, dell’efficace erogazione dei servizi sanitari, la qualità della viabilità provinciale. Ma tutto è fermo.

I territori, molto citati nella retorica elettorale di certa parte politica, in realtà non sono (MAI!) una priorità”.

Al direttore

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