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Attualità | 16 ottobre 2020, 11:02

Cuneo, nuovo ospedale unico: "L'area del Carle è molto più ampia. Fossimo i progettisti, vorremmo quella fosse l'ubicazione"

A parlare sono i tecnici responsabili dello studio di prefattibilità relativo all'analisi delle due possibili collocazioni (S.Croce e Carle): "A livello tecnico tutto si può fare, ma la decisione deve essere politica; si considerino i costi, sia economici che a livello di operatività"

La struttura dell'ospedale Carle di Cuneo

La struttura dell'ospedale Carle di Cuneo

Nell’area dell’attuale S. Croce non è praticamente possibile realizzare una struttura che si sviluppi in orizzontale; ipoteticamente si potrebbe procedere con una struttura ibrida ma passando attraverso alcune difficoltà. Nella zona del Carle, invece, diventano perfettamente praticabili sia la soluzione orizzontale che quella verticale; fossimo noi i progettisti ci sentiremo di proporre questa, come localizzazione”.

Si sono esposti i tecnici incaricati dell’analisi di prefattibilità relativa alle due possibili collocazioni del nuovo ospedale unico di Cuneo, ieri sera (giovedì 16 ottobre), nel corso dell’incontro con la commissione temporanea speciale dedicata proprio alla definizione dell’iter di realizzazione della nuova struttura. Un lavoro, quest’analisi, che è iniziato lo scorso luglio a seguito di un finanziamento di 40mila euro da parte dell’Associazione Nuovo Ospedale di Cuneo e che – secondo il direttore dell’ASO Corrado Bedogni, anche lui presente in commissione – dovrebbe concludersi entro la metà di novembre.

I dati portati sono quindi ancora incompleti, da “lavoro in corso”, ma sembrano già tracciare una vera e propria linea per l’amministrazione comunale, chiamata a esprimersi (dopo due anni di dibattimenti) sull’ubicazione vera e propria del nuovo ospedale unico. Sulla scelta, insomma, tra costruirlo nell’attuale zona del Santa Croce oppure in quella del Carle.

- IL RAPPORTO INTERMEDIO

I tecnici presenti in commissione hanno illustrato i dati raccolti in questa prima, ampia, fase di lavorazione. Il rapporto si è composto di due parti: la prima con lo studio della “storia” delle due sedi ospedaliere – effettuato anche dalla commissione stessa nelle sue prime fasi “di vita” con diverse audizioni - , e la seconda in cui sono state evidenziate le norme e i vincoli urbanistici, territoriali, paesaggistici e acustici che riguardano le due diverse opzioni.

L’attuale struttura dell’ospedale S. Croce dispone di una superficie ospedaliera di 33.000 metri quadri, ampliabile – ma solo dopo una variante al Piano Regolatore che permetta l’utilizzo anche di piazzale Cavalieri di Vittorio Veneto e i giardini Don Cesare Stoppa – a 39.000 metri quadri. Ed è proprio questo il principale problema (seppur tutt’altro che insormontabile, come già chiarito dai tecnici), la necessità di una variante al PRG, a fronte del fatto che i collegamenti della zona in questione con il resto della città sono effettivamente ottimi.

L’unico vincolo esistente rispetto all’area del Carle – che non richiederebbe l’intervento sul PRG, non presenta problemi rispetto alla classificazione acustica e possiede una buona ma migliorabile accessibilità - , invece, riguarda la presenza di un vicolo di interesse culturale che dovrà essere necessariamente integrata nella progettualità. La superficie disponibile attualmente è di 66.000 metri quadri, ampliabile fino a 140.000, quindi decisamente più grande dell’altra.

Le due ubicazioni possibili, a livello tecnico, sono entrambe praticabili e presentano situazioni per le quali è necessaria un’attenzione – hanno detto i tecnici in sede di commissione - . La maggiore differenza riguarda quindi le aree disponibili: per unificare le nuove strutture servono 92.000 metri quadri di superficie più ulteriori 70-80.000 metri quadri di parcheggi, e l’ampiezza delle aree verdi è ancora da definire. Altro elemento da considerare è la gestione del cantiere durante i lavori”.

I vincoli presenti non è che non si possono toccare, le soluzioni si possono trovare sicuramente in fasi successive come uno studio di fattibilità tecnica economica, ma dobbiamo considerare che stiamo progettando l’ospedale dei prossimi trenta, quaranta e cinquant’anni della città. L’ospedale di un futuro che nessuno conosce: qualunque cosa, in senso tecnico, si può realizzare ma bisogna capirne i costi, non solo economici ma anche a livello di operatività” hanno concluso i tecnici.

- LA RESPONSABILITA’ DELLA SCELTA

L’analisi di prefattibilità, come in sede di commissione è stato a più riprese ripetuto, ha valore prettamente tecnico e non può, davvero, obbligare l’amministrazione comunale a decidere per una o per l’altra soluzione possibile. Questo è compito della politica stessa, della città. Soprattutto in un quadro che – come sottolineato dallo stesso sindaco Federico Borgna - “sembra andare rapidamente componendosi”: “L’iter che porta alla costruzione di un nuovo ospedale abbiamo visto essere estremamente lungo, articolato e complesso, con la necessità di valutare una quantità di dati molto elevata. Alla commissione di stasera manca la Regione, con cui però abbiamo rapporti costanti e che ha assicurato di voler concretizzare questo percorso in tempi rapidi. La palla sta tornando nel nostro campo, dobbiamo decidere dove costruire il nuovo ospedale”.

Procedere con cautela e attenzione, quindi, nonostante l’urgenza. Perché di urgenza si tratta; come ricordato da Bedogni in questo periodo in cui la sanità è balzata agli onori della cronaca più del normale, “i soldi non dovrebbero essere un problema, la Regione ha detto che sono pronti 300 milioni di euro. Ma dobbiamo sbrigarci e fare di tutto per raggiungerli. Questo ospedale credo meriti un futuro importante – ha concluso il direttore - . La responsabilità di concretizzarlo è mia, per gli otto mesi che mi rimangono alla guida dell’ASO ma, soprattutto, della politica”.

simone giraudi

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