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Attualità | 23 ottobre 2021, 18:14

Un anno fa si parlava di ‘coprifuoco’, parola che segnò le nostre vite per otto mesi

In quel periodo le attività cominciavano a (ri)chiudere. Mentre (ri)aprivano reparti - e ospedali - Covid. Cominiciava la seconda ondata, la più dura per la provincia di Cuneo. I numeri oggi raccontano un'altra realtà

Un anno fa si parlava di ‘coprifuoco’, parola che segnò le nostre vite per otto mesi

Il 23 ottobre del 2020 il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ufficializzava la nuova misura, fin a quel punto inedita, di gestione della pandemia. Dal lunedì successivo, come previsto dall’incontro con il ministro della Salute Roberto Speranza, in Piemonte sarebbe stato introdotto il ‘coprifuoco’.

Parola che rimanda a scenari di guerra, al limite della distopia. Eppure, dopo i mesi del ferreo lockdown, tutti in casa da un giorno all’altro, con le attività chiuse in tutto lo stivale, il non poter uscire dalle 23 alle 5 – poi ristretto dalle 22 alle 5 - era parso quasi un passo soft.

Salvo poi trovarci a convivere, con quella parola, per quasi otto mesi.

Dopo il maggio del 2020 e la discesa dei contagi si tornò ad avere a che fare ancora una volta con massicce ospedalizzazioni legate all’aumento dei contagi.

Negli ambienti sanitari già in estate si parlava di una recrudescenza dell’epidemia. La ‘seconda ondata’ travolse la nostra regione e la nostra provincia in maniera ancora più aggressiva rispetto alla prima. E questa volta, come disse il primario di Infettivologia del Santa Croce di Cuneo Valerio Dal Bono, la corsa sarebbe stata lunga e dura, come una maratona.

Non sbagliò di certo.

Nel giorno in cui Cirio comunicò che dal lunedì successivo sarebbe partito il coprifuoco (insieme ad altre restrizioni per contenere il contagio), il Piemonte contava in un solo giorno un incremento di 141 ospedalizzazioni legate al Covid. Erano quel giorno 1.446, si arrivò a contarne quasi 5mila poche settimane dopo.

E con i ricoveri tornarono ad aumentare i decessi. Se in tre mesi d’estate in provincia di Cuneo le vittime di Covid furono poche unità, dal 23 ottobre al 23 gennaio, per dare un’idea, i decessi furono 576.

Anche il ‘peso’ del contagio sui singoli comuni non fu mai più così alto. Un mese dopo da quel 23 ottobre, in provincia di Cuneo, quasi 60 centri (57 per la precisione) superavano la soglia dei 18 contagi ogni 1.000 abitanti.

Con i dati che ci fornì l’ufficio anagrafe del comune di Cuneo potemmo calcolare come novembre fosse stata la mensilità con il più alto tasso di mortalità di un 2020 già fin lì nero.

Dati, numeri e statistiche che volano via nel giro di un bollettino (altro termine di stampo bellico) quotidiano. Che fanno fatica a fissarsi nella memoria, ma che indicano, con certezza, come la seconda ondata per la nostra provincia fu la più impattante, in termini di lutti, ricoveri e contagi.

Oggi (sempre 23 ottobre, ma un anno dopo) parliamo di 179 ricoveri totali, numero che sostanzialmente un anno fa indicava l’incremento quotidiano, che oggi è invece è di +3.

Il tasso di contagio è dello 0,4% mentre in quel periodo si arrivò quasi a un 10%. Erano i giorni dove, presumibilmente, ognuno di noi conosceva almeno una persona con Covid in quarantena.

A un anno di distanza la situazione è certamente diversa. In quel periodo le attività cominciavano a (ri)chiudere. Mentre (ri)aprivano reparti - e ospedali - Covid.

Un anno dopo stiamo cominciando a dimenticare quella parola, pesantissima. Coprifuoco. Che tra zone gialle, arancioni e rosse ci accompagnò fino al mese di giugno, abolito con il decreto riaperture.

Parola che rimanda a scenari di guerra, al limite della distopia, che speriamo di non dover scrivere mai più.

Daniele Caponnetto

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