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Cronaca | 24 gennaio 2022, 15:21

Multe per i diritti sulla musica a negozianti del Saluzzese: assolti due funzionari Siae

La Procura li accusava per le sanzioni emesse nei confronti di numerosi commercianti, ingiustamente accusati di aver riprodotto musica nei loro locali senza aver pagato i relativi diritti

Foto di repertorio

Foto di repertorio

Assolti con formula piena. Questa la sentenza pronunciata nei confronti di M.G. e M.N., rispettivamente mandatario e accertatore dell’ufficio Siae di Saluzzo, che erano imputati in tribunale a Cuneo per falsità ideologica, truffa e abuso d’ufficio.

Secondo l’accusa i due, fra il 2015 e il 2016, sarebbero stati responsabili di aver elevato parecchie sanzioni a carico di esercenti del Saluzzese contestando loro aver riprodotto musica nei loro locali senza aver pagato i diritti alla Siae.

Le indagini furono condotte dalla Guardia di Finanza. I commercianti coinvolti, che nel frattempo avevano pagato le sanzioni, in istruttoria avevano riferito di una strana modalità con cui sarebbero stati effettuati i controlli: in alcuni casi, all’arrivo di M.N. per effettuare gli accertamenti, le radio sarebbero state spente.

Secondo le testimonianze, sarebbe stato proprio l’accertatore a chiedere ai titolari di accenderle per poi contestare l’infrazione. La Procura sosteneva che molte di quelle cauzioni pagate, in realtà, sarebbero state intascate.

Dall’istruttoria è però emerso che M.G., il mandatario, avrebbe avuto solo il compito di controllare il contenuto del verbale e trasmetterlo alla direzione regionale che, a sua volta, si sarebbe occupata di redigere e spedire la contestazione. M.G., però, non aveva alcun modo di verificare la veridicità del contenuto del verbale, specie se nessun esercente era andato a lamentarsi. Per questo, la Procura aveva richiesto al giudice di stralciare la sua posizione processuale.

Per M.N., invece, il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione dai reati di truffa e abuso d’ufficio sostenendo invece la colpevolezza dell’uomo per 5 episodi che riguardano la falsità ideologica, quantificando la pena in un 1 anno e 6 mesi di reclusione. Secondo la difesa di M.N. però, mancava l’obiettivo del profitto personale: “Che interesse avrebbe avuto a fare tutto questo se veniva pagato per gli accessi e non per i verbali di multa? – ha sostenuto il legale-. Si muoveva in base a un elenco prestabilito, chi era già censito, chi si supponeva avesse apparecchi. Il mio assistito si muove spesso sul territorio. Perché avrebbe dovuto crearsi una cattiva fama?”.

CharB.

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