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Saluzzese | 23 febbraio 2022, 12:29

L’altare della Deposizione nel Duomo di Saluzzo ritrova i colori del Cinquecento e la sua forza di coinvolgimento

Totalmente restaurato grazie a un contributo della Fondazione CrSaluzzo, il manufatto torna a essere una delle meraviglie della cattedrale cittadina

l'Altare della Deposizione nel Duomo a Saluzzo

l'Altare della Deposizione nel Duomo a Saluzzo

"Un gioiello che va a incastonarsi nella meraviglia del duomo restituito alla sua nuova luce, dopo il restauro dell’ interno apparato pittorico interno”.

La definizione del professor Marco Piccat ha sottolineato tutta la bellezza e l’impatto emotivo che crea l’altare della Deposizione della Croce, tornato ai suoi colori originali di 500 anni fa. 

Il restauro presentato domenica 20 febbraio nella Cattedrale di Maria Vergine Assunta è stato totalmente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, condiviso all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione, per uno stanziamento complessivo di 47mila euro.

Piccat, docente di filologia romanza ha espresso piena soddisfazione per il recupero davanti al vescovo Cristiano Bodo, al vescovo emerito Giuseppe Guerrini e al sindaco Mauro Calderoni.

"Si restituisce alla comunità un prezioso documento storico-artistico e di una bellezza degna della chiesa più importante della città stava diventando al tempo la Saluzzo rinascimentale".

L’altare si presenta allo sguardo come una singolare rappresentazione sacra di forte suggestione, composta da un gruppo di statue policrome in terracotta piena, di cui il professor Guido Gentile, storico dell’arte, ha sottolinea l’aspetto teatrale e l’esecuzione da parte di persona o persone di grande sensibilità.

Nella composizione individua una matrice mantegnesca riferibile a elementi della Deposizione di Cristo di Andrea Mantegna, nella incisione conservata nella pinacoteca del Castello Sforzesco di Pavia.

Il restauro, seguito in tutto il suo iter da Sonia Damiano dell’Ufficio Bce della Diocesi di Saluzzo, è stato eseguito dalle restauratrici Alessandra Raffo, Bianca Ferrarato ed Elena Bottino, e ha riportato alla luce i colori cinquecenteschi  nascosti sotto diverse ridipinture, restituendo la vivacità cromatica all'altare di statue che nelle guide turistiche di fine Ottocento e inizio Novecento era indicato tra le meraviglie davanti a cui soffermarsi nella cattedrale.

Dello stesso parla, per la prima volta un documento datato 1506, come ha ricordato, ripercorrendone la storia Liliana Rey Varela della Soprintendenza, che ha supervisionato il restauro.

La vivacità cromatica mette ancora più in evidenza la gestualità dei corpi dei vari personaggi, delle mani e la mimica dei volti su cui si legge il dolore condiviso per la morte di Cristo.

Colpisce in particolare la figura della Madonna, ha osservato Piccat, che priva di sensi ai piedi della Croce, umanizza  il suo dolore, quello di una madre che perso l’unico figlio. Un dolore laico come che attraversa la vita degli uomini nei secoli.  Ed è anche in questa dimensione di dolore condiviso che  si colloca l’intervento finanziatore della  Fondazione, avvenendo proprio nel periodo della condivisione di angoscia e dolore per la pandemia Covid. Non solo quindi la restituzione al patrimonio italiano di un singolare documento, ma un modo di ricordare tutti i saluzzesi defunti a causa della malattia.

E’ anonimo l’autore dell’altare della Deposizione, che i fedeli incontrano entrando nella navata laterale di destra. Le statue potrebbero essere state realizzate da plasticatore di formazione lombardo-emiliana, attivo a Saluzzo nel secondo decennio del 1500, o da artisti di una bottega.

Potrebbero aver prestato opera anche di più scultori chiamati nel Marchesato che stava vivendo il suo periodo d’oro e di apertura, dai marchesi o altri personaggi politici o ancora mecenati di grande sensibilità.

Fu Margherita di Foix a far arrivare a Saluzzo un numero uno della scultura lombarda come Benedetto Briosco all'epoca impegnato nei cantieri della Certosa di Pavia – ha affermato Franco Giletta, artista appassionato della storia di Saluzzo, suggerendo l’intervento questa direzione di un saluzzese, poco conosciuto a noi quanto potente all’epoca: Gioffredo Caroli, giureconsulto saluzzese che combinò il matrimonio di Ludovico II con Margherita di Foix Caroli, fu vicecancelliere di Milano quando Luigi XII conquistò la città nel 1499 ed ebbe un ruolo di mecenate e relazioni culturali con tutti i più grandi artisti e intellettuali lombardi, tra i quali Leonardo da Vinci.

L’altare della Deposizione

La nicchia che si apre sulla parete di fondo reca un affresco raffigurate il Golgota, sulla cui veduta si staglia la calata di Cristo dalla Croce per opera di Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea. Ai piedi della croce, la Madonna giace svenuta, Maria di Cleofa stravolta in un grido di dolore le regge la testa che crolla, soccorsa da Maria Salome.

A sinistra una donna orante fissa in lacrime il Salvatore, mentre a destra Giovanni non riesce a soffocare le urla mentre distende le braccia pronta ad aiutare Giuseppe. Alle spalle dell’Apostolo, Maria Maddalena è afflitta e quasi immobile.

vilma brignone

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