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Attualità | 04 settembre 2022, 15:02

Il vuoto politico sugli spazi elettorali a venti giorni dalle elezioni

Spazi definiti solo pochi giorni fa dalla Corte d’Appello e giunte comunali che hanno 48 ore per approvare la delibera che definisce l’ordine di affissione: così è il deserto dei Tartari. In attesa del metaverso, la campagna si gioca tra meme e TikTok

Il vuoto politico sugli spazi elettorali a venti giorni dalle elezioni

Mentre dal Festival della Televisione e dei Nuovi Media di Dogliani Barbara D’Urso annuncia roboante lo sbarco sul metaverso, a pochi chilometri di distanza, il direttore di YouTrend Lorenzo Pregliasco pubblica su quell’altro social popolato da tanti aspiranti ‘Ferragnez’, una story rappresentativa dei tempi che corrono.

Il luogo (reale) è Farigliano, ma potrebbe essere facilmente scambiato con qualsiasi altro centro italiano. Nel contenuto pubblicato da Pregliasco, autore di podcast di successo e che ha fatto del data jounalism il suo marchio di fabbrica, si nota una schiera di pannelli in lamiera, destinati all’affissione di manifesti elettorali. Spazi, al momento, tutti da riempire quando alla chiamata alle urne mancano circa venti giorni. A onor del vero il deserto dei Tartari nella propaganda politica cartacea è stato colmato da qualche cartellone affisso nella mattinata di oggi. Ma si tratta, veramente, di pochissima roba.

Ancora una volta c’entra la burocrazia. Infatti, come qualche attento ‘seguace’ di Pregliasco gli fa notare, la ripartizione degli spazi elettorali è stata definita solamente pochi giorni fa dalla Corte d’Appello e le giunte comunali hanno 48 ore di tempo per approvare la delibera che definisce l’ordine di affissione. A Farigliano come a Canicattì.

 

Ma rimane la condizione surreale di una campagna elettorale in piena canicola agostiana, caratterizzata dalla corsa frenetica delle forze politiche impegnate a chiudere in tempi strettissimi liste e programmi e in un contesto totalmente nuovo, con parlamentari tagliati e collegi allargati.

E così mentre nell’etere dell’internet la politica corre veloce, mentre il partito parla coi meme, mentre il leader si fa tiktoker, la carta (pure rincarata) non riesce a stare dietro alla schizofrenica celerità della comunicazione odierna.

“È la stampa, bellezza” recitava Humprhey Bogart nell’ultima scena di ‘Deadline’, film di Richard Brooks. Aggiungendo: “E tu non puoi farci niente” mentre il rotocalco alle sue spalle macinava inchiostro su inchiostro ad un ritmo forsennato.

Oggi è un'altra storia. E mentre la ‘deadline’ elettorale si avvicina i manifesti attendono colla e cesseranno il loro scopo tra poco più di quindici giorni. Questo nell’ultima campagna elettorale, probabilmente, senza tribune politiche nel metaverso, magari moderate da Barbara D’Urso.

“È la realtà virtuale, bellezza. E tu non puoi farci niente”. Ci avviserebbe Bogart, prima di mandare a Roma un parlamentare ‘avatar’...

Daniele Caponnetto

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