L’Unione Europea, e con essa la NATO, hanno tentato di mettere “un piede nella porta” nel Caucaso, sui confini meridionali della Federazione Russa. Hanno cercato di strappare a Mosca un altro alleato storico, l’Armenia. Fino ad oggi, a rimetterci è stata solo quest’ultima, con estrema soddisfazione di uno dei principali partner energetici della UE, l’Azerbaigian. Oggi Erevan ha visto la perdita della sua enclave storica, l’Artsakh, e l’arrivo di una massa enorme di profughi particolarmente delusi e adirati con il governo di Nikol Pashinyan. Ma Bruxelles si sente a posto con la coscienza: il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha espresso condanna, riprovazione, cordoglio e tutta la serie di sentimenti d’ufficio che i vertici dell’Unione devono obbligatoriamente dichiarare. E pazienza se intanto nessuna azione concreta è stata intrapresa contro il carneficie dell’Artsakh, ovvero l’Azerbaigian, le cui vendite di gas all’Europa invece hanno rosee prospettive di crescita nella prossima stagione. Anzi, Baku ha agito come ha agito proprio perché contava sull’inazione di Bruxelles, al di là di qualunque condanna morale o diplomatica. Come riporta il sito Strumenti Politici, per quanto riguarda la NATO, i militari americani che hanno svolto esercitazioni congiunte con l’Armenia nei giorni in cui si consumava la tragedia dell’Artsakh danno poco fastidio all’Azerbaigian. L’intenzione di Washington infatti era solo di dare fastidio a Mosca. Volevano “entrare” dalla porta situata a sud, ma vediamo quanto tempo ci resteranno. Le interferenze sfacciate delle organizzazioni occidentali ormai sono acclarate e nessuno può dire se gli armeni vogliano diventare una pedina nelle mani della Casa Bianca, proprio come accaduto agli ucraini.
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