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Agricoltura | 18 febbraio 2026, 17:53

"Per il comparto vinicolo piemontese una crisi di mercato pari soltanto a quella finanziaria del 2008 o all’emergenza Covid"

Il dato più drammatico riguarda il crollo dei prezzi delle uve, con flessioni che variano tra il -15% e il -30%. Il complesso quadro tracciato dai rappresentanti dei consorzi di tutela auditi dalla terza Commissione del Consiglio regionale

"Per il comparto vinicolo piemontese una crisi di mercato pari soltanto a quella finanziaria del 2008 o all’emergenza Covid"

“Il comparto vitivinicolo piemontese sta attraversando una fase di profonda crisi strutturale e di mercato, paragonabile per gravità solo alla crisi finanziaria del 2008 o all'emergenza Covid-19 del 2020. I dati presentati dai principali consorzi di tutela delineano uno scenario allarmante, caratterizzato da un calo generalizzato degli scambi sia in quantità che in valore”.

Lo hanno affermato i rappresentanti delle organizzazioni di produttori vitivinicoli del Piemonte, sentiti oggi in audizione nella terza Commissione, presieduta da Claudio Sacchetto.

“La situazione in Piemonte appare particolarmente critica se confrontata con il dato nazionale. Mentre l'Italia ha registrato una produzione 2025 in linea con l'anno precedente, il Piemonte ha subito una riduzione del 4% sia rispetto al 2024, sia rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Nonostante la minore produzione, le giacenze in cantina sono aumentate, superando i 61 milioni di ettolitri a livello nazionale (+6% rispetto all'anno precedente)”.

Il dato più drammatico riguarda il crollo dei prezzi delle uve, con flessioni che variano tra il -15% e il -30%. Le denominazioni più colpite includono Barbaresco (-27% sul prezzo al kg rispetto al 2024); Nebbiolo d'Alba e Langhe Nebbiolo (rispettivamente -22% e -28%); Barbera d'Asti (cali fino al -30% per le uve diradate e selezionate); Arneis e Dolcetto (riduzioni tra il -14% e il -21%).

Tra le cause della crisi una contrazione dei consumi, il calo progressivo dei volumi consumati negli ultimi cinque anni; difficoltà nell'export (stimata una riduzione del 7% verso i Paesi extra-UE a fine 2025, aggravata dalla sola minaccia di dazi negli Usa, nemmeno entrati in vigore); eventi climatici, con fenomeni straordinari che stanno diventando ordinari, mettendo a dura prova i vigneti.

Citata anche la campagna dell’Ocse, che ha tacciato il vino di essere cancerogeno e non, per esempio, il gin o il whisky e nemmeno la birra, “con un evidente scarso peso politico di Francia e Italia”. 

Per salvaguardare il reddito delle migliaia di famiglie coinvolte, i consorzi chiedono interventi immediati volti a "decongestionare" il mercato. Le proposte includono azioni di breve periodo per ridurre l'offerta eccedentaria e attività di promozione territoriale per sostenere la domanda, diversificando i canali commerciali per i vini più in difficoltà come Barbera, Dolcetto, Cortese e Moscato.

Sono intervenuti per domande i consiglieri Davide Buzzi Langhi, Annalisa Beccaria (Fi), Fabio Carosso, Marco Protopapa, Gianna Gancia (Lega), Fabio Isnardi (Pd), Alice Ravinale (Avs) e Daniele Sobrero (Lista Cirio).

Redazione

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