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io_viaggio_leggero | 28 febbraio 2026, 07:00

Costiera Amalfitana: verticale, intensa e irresistibile

In questa rubrica troverete interviste a viaggiatori e reportage vissuti in prima persona. Luoghi da scoprire, avventure emozionanti e storie di vita. Se hai un’esperienza da raccontare… scrivi a: ioviaggioleggero@gmail.com

La Costiera Amalfitana è un territorio che non concede spazio. È una linea irregolare dove i promontori scendono verso il mare senza mediazioni, dove la roccia compatta incontra l’acqua profonda e l’uomo ha costruito luoghi abitabili in condizioni che altrove sarebbero sembrate proibitive.Qui l’architettura non è decorazione: è adattamento. Ogni edificio, ogni terrazza, ogni strada rappresenta una soluzione.

 

Osservata dal mare, diventa più leggibile. I Paesi appaiono come incastri geometrici sospesi, le terrazze agricole come gradini scolpiti nei versanti, la via costiera come una linea sottile ritagliata nella pietra. Dal largo si coglie un sistema costruito contro la gravità, dove nulla è casuale e ogni spazio è stato conquistato. Vietri sul Mare rappresenta la soglia della Costiera. È il punto in cui il paesaggio conserva ancora una certa apertura e la verticalità non è dominante. Le cupole maiolicate riflettono la luce con intensità, le facciate colorate dialogano con il cielo e con il mare. La tradizione della ceramica costituisce l’elemento più evidente: botteghe e laboratori raccontano una continuità artigiana che ha dato al luogo una riconoscibilità internazionale. Andando oltre, la morfologia cambia rapidamente. Partendo via mare, tutto si avvicina. Amalfi appare all’improvviso, raccolta e quasi protetta da “madre natura”. Una parete di case color crema e giallo che sale una sopra l’altra, senza spazi vuoti. La spiaggia è una mezzaluna compatta, il porto un incastro preciso di moli e barche. Sbarcare significa entrare in un sistema verticale. La scalinata del Duomo domina la piazza e segna la direzione: verso l’alto. Ma basta infilarsi in un vicolo per sentire la vera natura del luogo. Archi bassi, muri segnati dal tempo, intonaci che portano tracce di umidità e sale. Le finestre sono ravvicinate, le pareti quasi si sfiorano. 

Ogni metro è stato utilizzato. Amalfi non è ampia. È concentrata tra una salita e l’altra compaiono i limoni. Crescono su terrazze sostenute da muri a secco che trattengono la terra contro la pendenza. Sono grandi, irregolari, con la buccia spessa. Il profumo è netto. Il limone non è un semplice prodotto, ma un elemento strutturale dell’economia e dell’immaginario collettivo. Ha modellato il paesaggio e orientato per secoli scambi commerciali e pratiche agricole. 

La sua presenza si traduce in una filiera che va dalla vendita diretta alle sue trasformazioni. Nel tessuto urbano questa identità si condensa in una preparazione essenziale: la granita. Nei bar affacciati sulla piazza, il succo fresco viene mescolato a ghiaccio tritato, senza artifici. È una risposta concreta al caldo e alla fatica. Fresca, diretta, intensa, restituisce energia e racconta il rapporto tra coltivazione e consumo. In un territorio che impone adattamento continuo, anche il ristoro segue una logica di semplicità funzionale.

A breve distanza, Atrani. È uno dei comuni più piccoli d’Italia e questa dimensione ridotta si percepisce con chiarezza. La piazza è raccolta e le  finestre si fronteggiano a distanza ravvicinata. Il mare è presenza, ma non spettacolo. E poi c’è la galleria pedonale che collega Atrani ad Amalfi. Scavata nella roccia, rappresenta una soluzione trovata nella morfologia del territorio. Il tracciato è essenziale e centrale nella vita quotidiana della gente del posto. In pochi minuti consente di transitare tra due cittadine diverse per densità e ritmo. È un esempio concreto di come in Costiera i collegamenti vengano spesso ricavati, modificando la “natura" in continuità urbana.

 

Proseguendo in battello, si arriva a Positano. L’immagine più diffusa e iconica della Costiera. Dal mare si presenta come una diagonale netta: una sequenza ordinata di volumi, tra rosa pallido, pesca e bianco. Terrazze sovrapposte e balconi fioriti costruiscono un’immagine riconoscibile, modellata sul profilo del promontorio. L’impatto visivo è forte e coerente. L’economia locale è fortemente orientata all’accoglienza: boutique, hotel panoramici e ristoranti affacciati sul mare testimoniano una trasformazione che ha consolidato la vocazione turistica del paese. La bellezza è organizzata e resa esperienza strutturata. 

Questo fascino comporta tuttavia una pressione evidente. Nei periodi di alta stagione le strade, già strette per conformazione naturale, diventano corridoi affollati. La spiaggia si riempie rapidamente e gli spazi pubblici si saturano. L’overtourism assume qui una dimensione tangibile, incidendo sull’equilibrio tra residenti e visitatori. Quando un luogo nasce verticale e stretto, ogni presenza eccessiva sembra farlo esplodere. Eppure Positano continua a reggere. Dietro le vetrine curate restano i muri segnati dal tempo, i gradini irregolari, le vecchie case. Questo territorio non è nato come scenografia, ma come risposta a esigenze concrete di sopravvivenza e lavoro.

 

Nel suo insieme, la Costiera Amalfitana è un sistema di ostacoli trasformati in opportunità. Ogni casa, ogni terrazza, ogni collegamento è il risultato di un compromesso tra necessità e desiderio. La bellezza, qui, nasce da un limite. Lo sguardo non trova pianura: sale o scende. Il panorama diventa irresistibile, perché questa tensione verticale genera attrazione. La cartolina esiste, certo. I colori, le cupole, le maioliche sono simboli di un territorio. Ma la Costiera si comprende davvero, tra acqua e pietra, tra piacere e misura. Esattamente, dove il paesaggio è conquista.

Ed è proprio la combinazione di limite e desiderio, di fatica e fascino, a renderla così potente. Non si limita a mostrarsi: costringe a guardare e a salire ancora. E spesso a tornare, in uno dei luoghi più riconoscibili e invidiati del mediterraneo.

Marco Di Masci

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