Una riapertura che non punta sull’effetto annuncio, ma su un lavoro progressivo, fatto di interventi puntuali e di una ridefinizione graduale dell’esperienza di visita. Il Mudet – Museo del Tartufo di Alba ha riaperto nelle scorse settimane con una serie di iniziative che segnano l’avvio di una nuova fase, costruita sulla continuità e sull’ascolto.
Domenica 8 marzo il museo ha accolto il pubblico con tre sessioni di visite guidate, accompagnate dal Centro nazionale Studi sul Tartufo, offrendo un primo momento di riattivazione dopo le aperture su prenotazione dedicate a scuole e associazioni. Un passaggio che si inserisce in un percorso più ampio di co-progettazione tra Comune e Centro Studi, orientato a rafforzare il ruolo del Mudet come spazio culturale e scientifico legato al territorio.
Tra gli elementi visivi più riconoscibili, la presenza della mostra fotografica “Truffle Hunters and Their Dogs” di Steve McCurry, che introduce il visitatore con un’immagine simbolica: una famiglia, il cane, il paesaggio umano del tartufo. Un racconto che tiene insieme tradizione e trasmissione, in un equilibrio tra patrimonio materiale e immateriale.
Accanto agli allestimenti, il lavoro si è concentrato su una serie di interventi meno evidenti ma decisivi. “Il resto sono tante piccole manutenzioni, una migliore disposizione delle luci, cose molto ordinarie che però migliorano la fruibilità”, spiega il presidente del Centro Nazionale Studi sul Tartufo Antonio Degiacomi. Un approccio che privilegia la qualità dell’esperienza rispetto alla spettacolarizzazione, consapevole che ogni modifica richiede anche valutazioni legate alla sicurezza e agli spazi.
Tra le novità introdotte, anche un desk di accoglienza e l’inserimento di riferimenti tematici che collegano il museo a contesti più ampi, come il riconoscimento di Alba città creativa della gastronomia e il tema dei cambiamenti climatici, richiamati come elementi di lettura contemporanea del mondo del tartufo.

Le attività delle ultime settimane hanno visto una partecipazione significativa di scuole e realtà formative del territorio, dal liceo classico Govone, artistico Gallizio al Da Vinci fino all'Apro. Da queste visite sono stati raccolti numerosi questionari, ora in fase di analisi. “Molti studenti trovano che il museo sia una piacevole sorpresa, ma arrivano anche suggerimenti che chiedono più interattività e qualche oggetto in più: indicazioni utili, costruttive”, sottolinea Degiacomi.
Un riscontro che diventa base operativa per i prossimi sviluppi, insieme al lavoro di coinvolgimento delle associazioni e degli operatori del territorio, attraverso un’attività di contatto e calendarizzazione delle visite. “Quelle già svolte hanno manifestato interesse e spunti importanti, anche in chiave di promozione del museo”, aggiunge.
Sul piano organizzativo, il Mudet ha già avviato un calendario stabile: aperture nel fine settimana per il mese di marzo e, dal 2 aprile, apertura quotidiana con giorno di chiusura fissato al martedì, in coordinamento con l’offerta culturale del territorio.
“Lavoriamo per gradi, con cura”, osserva il presidente, restituendo il senso di una fase di costruzione progressiva. Una riapertura che non segna un punto di arrivo, ma piuttosto l’inizio di un processo, in cui il museo prova a ridefinire il proprio ruolo attraverso piccoli aggiustamenti, ascolto del pubblico e integrazione con il sistema culturale locale.














