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Agricoltura | 13 luglio 2026, 18:22

Crisi idrica, Confcooperative Piemonte: "Salvare i raccolti e aprire un tavolo permanente sull'acqua"

L'associazione al confronto con la Regione: "La siccità non è più un evento eccezionale, serve una regia comune tutto l'anno per invasi, reti e prelievi"

Crisi idrica, Confcooperative Piemonte: "Salvare i raccolti e aprire un tavolo permanente sull'acqua"

Garantire nell'immediato l'acqua necessaria a non compromettere i raccolti e avviare un lavoro permanente per ripensare la gestione della risorsa idrica in Piemonte. È la posizione portata oggi da Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte ai tavoli sull'emergenza idrica convocati dalla Regione Piemonte, con la partecipazione del presidente Alberto Cirio e degli assessori regionali Paolo Bongioanni, Marco Gallo e Matteo Marnati insieme ai rispettivi direttori regionali. Per l'organizzazione erano presenti il presidente Fabrizio Risso, il vicepresidente Renato Chiadò Puli e il segretario Domenico Sorasio.

Il tavolo si è svolto in un quadro di crescente criticità. Secondo gli ultimi dati di Arpa Piemonte, alla fine di giugno le risorse idriche superficiali complessivamente disponibili in Piemonte, considerando neve, invasi e Lago Maggiore, risultavano inferiori del 31% rispetto alla media del periodo. Nello stesso mese le temperature sono state superiori alla media di 3,5 gradi, aumentando lo stress idrico di suoli, colture e vegetazione.

"Siamo nel passaggio più delicato della campagna agricola – dichiara Renato Chiadò Puli, vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte –. Ridurre drasticamente o interrompere l'approvvigionamento irriguo in questo momento significa perdere produzioni sulle quali le imprese hanno già investito mesi di lavoro e sostenuto costi rilevanti, con conseguenze che ricadrebbero sulle cooperative, sull'occupazione e sull'intera filiera agroalimentare. Le priorità di utilizzo dell'acqua devono essere definite in modo trasparente e coordinato, tenendo conto del fatto che oggi garantire la continuità irrigua è indispensabile per portare a termine i cicli produttivi".

Per l'associazione non è più sufficiente intervenire soltanto in emergenza. Il cambiamento climatico sta modificando le precipitazioni, ma le difficoltà evidenziano anche problemi strutturali nella capacità di trattenere, programmare e distribuire la risorsa.

"La siccità non è più un evento eccezionale e non lo sarà nei prossimi anni – prosegue Chiadò Puli – . Non possiamo continuare a occuparcene soltanto quando i fiumi sono in sofferenza, per poi accantonare il problema quando torna a piovere. Il deficit idrico è certamente legato al clima, ma è aggravato da una gestione ancora troppo frammentata. Invasi, reti, prelievi e diversi usi dell'acqua devono essere governati attraverso una regia comune, dati condivisi e responsabilità chiare".

Tra le criticità indicate vi sono la programmazione non coordinata delle riserve, la manutenzione delle infrastrutture, le dispersioni lungo le reti, la limitata capacità di accumulo e l'insufficiente integrazione tra i diversi soggetti gestori. Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte chiede quindi l'istituzione di un tavolo regionale permanente sulla risorsa idrica che lavori tutto l'anno, in particolare in autunno e inverno, per programmare le manutenzioni, coordinare i rilasci dagli invasi e stabilire criteri condivisi per i prelievi.

"I lavori sugli invasi e sulle infrastrutture devono essere programmati nei mesi in cui la domanda d'acqua è minore, non quando la stagione irrigua è già iniziata – sottolinea il vicepresidente – . Non ha senso investire risorse sui canali senza affrontare contemporaneamente il problema della disponibilità e della distribuzione dell'acqua. Serve mettere mano al sistema nel suo complesso, superando la logica degli interventi isolati".

Per l'organizzazione è necessario aumentare la capacità del territorio di trattenere l'acqua nei periodi piovosi attraverso il recupero dei bacini esistenti, la manutenzione di quelli sottoutilizzati e la realizzazione di nuovi invasi. Occorre inoltre accelerare l'ammodernamento delle reti irrigue, estendere i sistemi di controllo e accompagnare le imprese verso tecniche a minor consumo.

"La sostenibilità non può essere ridotta alla semplice richiesta di consumare meno – aggiunge il vicepresidente –. Significa mettere imprese e territori nelle condizioni di utilizzare la risorsa in modo più efficiente. Occorrono nuovi paradigmi irrigui, infrastrutture adeguate, innovazione tecnologica e un rafforzamento delle competenze e della capacità operativa dei consorzi irrigui, affinché la distribuzione avvenga secondo criteri equi, verificabili e coerenti con le effettive necessità delle colture".

Una programmazione specifica è auspicata anche per la risicoltura piemontese, valutando di anticipare parte degli apporti idrici nei mesi più freddi per distribuire meglio la domanda, evitare sovrapposizioni e favorire la ricarica delle falde.

"Senza una diversa organizzazione della risorsa, mantenere le attuali superfici risicole sarà sempre più difficile – conclude Chiadò Puli – . È necessario programmare in anticipo, valorizzando anche la funzione ambientale delle risaie e il loro contributo alla ricarica delle falde".

L'associazione conferma infine la propria disponibilità a collaborare con la Regione per definire interventi immediati e costruire una strategia a lungo termine: "Il tavolo di oggi è un passaggio necessario, ma non può esaurirsi nella gestione dell'emergenza estiva. Deve diventare l'inizio di un percorso stabile, con obiettivi, tempi e azioni concrete. Il Piemonte non può più permettersi di inseguire ogni nuova crisi idrica: è il momento di programmare e agire".

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