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Politica | 16 luglio 2026, 13:28

Sanità piemontese, il Pd della provincia di Cuneo: "La Regione fa cassa sulle Asl"

"Non si scarichino sui cittadini i risultati di anni di incuria"

Bastano poche notizie della stessa settimana per fotografare lo stato della sanità piemontese. Da un lato l'emergenza degli anziani dimessi dagli ospedali torinesi: circa cinquanta pazienti sarebbero pronti per il trasferimento in RSA ma, non essendoci posti a sufficienza, restano ricoverati in ospedale, con uno spreco di diversi milioni di euro l'anno. Dall'altro la scelta della Regione di "riesumare" crediti vecchi di oltre quindici anni — circa 96 milioni di euro concessi alle aziende sanitarie prima del 2011 — per chiedere ora indietro quelle somme e contribuire a tappare il disavanzo della sanità.

Il Partito Democratico della provincia di Cuneo osserva con crescente preoccupazione una gestione che assomiglia sempre più a un rincorrersi di poste contabili. Il 2025 si è chiuso con un ulteriore deficit di 209 milioni di euro, in netto peggioramento, mentre all'orizzonte si profila il commissariamento. Per coprire il buco la Giunta ha già prelevato gli oltre 200 milioni da altri assessorati — dalla Cultura al Turismo, dai Trasporti alla Formazione — presentandoli come prestiti temporanei, necessari soltanto ad evitare conseguenze peggiori davanti al Ministero dell'Economia. Ora si chiede alle Asl di restituire denaro che non hanno, con il rischio concreto di sottrarre liquidità a chi deve pagare stipendi, fornitori e prestazioni: un provvedimento che dimostra l'incuria di chi questi debiti li ha lasciati accumulare per anni e ora li vuole riscuotere tutti insieme.

A tutto questo si aggiunge il blocco delle assunzioni, deciso indipendentemente dal livello di crisi degli organici dei vari reparti, in un servizio sanitario già tra i più sottofinanziati (in questi anni in Italia abbiamo toccato i valori più bassi degli ultimi vent'anni per percentuale di PIL investita nella sanità pubblica). Una scelta scellerata che rischia di privare il Piemonte di professionisti anche in futuro, vista la carenza e la conseguente "concorrenza" tra ASL per aggiudicarsi i pochi disponibili. Eppure sarebbe possibile recuperare somme importanti razionalizzando la spesa: è il caso, oltre al già citato esempio dei posti in RSA, dello scorporo degli ospedali Regina Margherita e Sant'Anna dall'ASL Città della Salute, con una moltiplicazione di strutture e cariche direttive; la stessa Azienda è stata simbolo delle politiche ondivaghe del centrodestra, con il commissario Schael nominato e silurato dopo pochi mesi e con il direttore Tranchida sottratto improvvisamente all'azienda ospedaliera di Cuneo, che è stata lasciata in un limbo per mesi con un direttore part-time.

Non è un problema che riguarda solo Torino. Nella Granda i segnali di sofferenza sono sotto gli occhi di tutti: all'ASL CN2 di Alba e Bra i percorsi di tutela attivati dai cittadini per ottenere visite ed esami nei tempi di legge sono triplicati in un anno, mentre si inaugurano nuove Case e Ospedali di comunità senza il personale per farli funzionare.

Qui sta il punto politico. La sanità pubblica non è una partita di giro tra le casse della Regione e quelle delle aziende, ma un diritto costituzionale che tocca la vita dei cittadini ben più di altre "priorità" su cui la destra vuole incentrare il dibattito. Avevamo riconsegnato una sanità uscita dal commissariamento, tornata ad assumere, ai primi posti nazionali per qualità; il centrodestra, in sette anni, l'ha portata allo sfascio, prossima al commissariamento, con carenze che aprono sempre più spazio al privato. Chiediamo alla Giunta Cirio e all'assessore Riboldi di smettere di presentare come "investimenti" operazioni che sono soltanto tamponi contabili. La Granda e il Piemonte non hanno bisogno di equilibrismi di bilancio, ma di un servizio sanitario pubblico, universale e realmente accessibile.

c.s.

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