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Al Direttore | 28 luglio 2026, 17:00

"La diga di Moiola era il progetto giusto: oggi paghiamo decenni di immobilismo"

Lo scrittore Simone Aime, l'ex consigliere provinciale Chiarenza e il sindaco di Valdieri Giordana rilanciano il tema dei grandi invasi: "La siccità non è solo effetto del clima, ma della mancata realizzazione di opere strategiche"

"La diga di Moiola era il progetto giusto: oggi paghiamo decenni di immobilismo"

Riceviamo e pubblichiamo:

Egregio direttore,

negli anni Ottanta ci volevano i compianti ing. Salvatore Selleri e il sen. Natale Carlotto per istruire e sollecitare autorevolmente la costruzione di grandi invasi per raccogliere acqua di cui sono ricche le nostre montagne. Infatti, era stato calcolato un patrimonio di oltre un miliardo di metri cubi di acqua, in parte inutilizzata, di fronte ad un fabbisogno per l’intera provincia di Cuneo di circa 200 milioni di metri cubi. Studi, progetti e idee di isolati studiosi e uomini politici lungimiranti sono rimasti da quel tempo sulla carta, e sono depositati in qualche scaffale della Provincia, della Regione e del Ministero delle Infrastrutture. Parte di questi hanno ottenuto anche finanziamenti.

La siccità odierna non è un problema legato soltanto al cambiamento climatico; è la conseguenza di una colpevole mancata politica di costruzione di dighe, derivazioni, adduzioni e acquedotti. L’unica opera avviata in questi anni, fra varie tribolazioni, è Serra degli Ulivi, fra Pianfei, Chiusa Pesio e Villanova Mondovì (10 milioni di litri d’acqua, costo previsto 230 milioni di euro).

Finalmente oggi non sono più soltanto voci isolate quelle che affermano l’esigenza di costruire grandi invasi per l’uso plurimo dell’acqua e l’avveduta regimentazione dell’acqua piovana e dei fiumi. I ventilati piccoli invasi non soddisfano le necessità e sono nell’insieme insostenibili economicamente. Perciò vale la pena ricordare quando lo Stura parlava al futuro. Il progetto della diga di Moiola (160 milioni di metri cubi di acqua invasata) era un progetto “antico” per la sete di oggi.

Nel 1974 la Giunta regionale del Piemonte approvò un contributo di 250 milioni di lire destinato all’Amministrazione provinciale di Cuneo. Non era una cifra casuale, ma la somma necessaria per avviare una nuova fase di studi e progettazioni legati ad un’opera che da decenni aleggiava come una possibilità strategica per la valle: lo sbarramento dello Stura di Demonte nei pressi di Moiola. L’idea di creare un grande serbatoio artificiale sullo Stura non era nuova per garantire risorse idriche aggiuntive per l’irrigazione, sostenendo un’agricoltura che rappresentava una parte vitale dell’economia cuneese.

Negli anni 1970 la Provincia e la Camera di Commercio costituirono un comitato tecnico che si immerse nella complessità del progetto, conducendo indagini geotecniche , geologiche e idrologiche. Il lavoro fu lungo, articolato, ma alla fine portò ad un risultato chiaro: la costruzione del serbatoio era possibile. Sulla base di quelle analisi preliminari venne redatta una perizia completa, che includeva rilievi topografici, studi geognostici e prove geotecniche. Ed è proprio qui che nasce la riflessione più attuale. Allora si parlava di irrigazione e sostegno alla agricoltura; oggi, invece, la parola che domina tutto è siccità. Le stagioni sono diventate più imprevedibili, i fiumi più fragili, le riserve idriche più esposte. E proprio per questo, guardando a quei progetti, a quelle analisi tecniche, si capisce quanto sia necessario – forse improcrastinabile – tornare a pensare a opere capaci di garantire acqua a sufficienza, sicurezza e continuità.

Simone Aime (ricercatore, scrittore Bernezzo), Paolo Chiarenza (ex consigliere provinciale), Guido Giordana (sindaco di Valdieri)

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