Teresa Chicco, 67 anni, fossanese, ex dipendente Audisio-Colussi, promotrice sociale FAP (Federazione Anziani e Pensionati delle Acli).
Dal 15 al 26 luglio scorsi ha partecipato come cuoca al soggiorno dei 42 ragazzi e 8 educatori ucraini, ospiti a Lemie in Valle di Lanzo, iniziativa promossa da Acli Lombardia in collaborazione con Caritas Italiana.
I giovani ucraini, di età tra gli 11 e i 17 anni, sono giunti in Italia attraverso un lungo viaggio con bus e treno, da Donetsk, Kherson, Kharkiv e Sebastopoli o da campi profughi allestiti per gli sfollati, vittime di una guerra che li ha profondamente segnati.
Il lavoro di cucina non è mai stato il suo, ma Teresa si è prestata con generosità fin dalla prima esperienza a Frabosa Soprana, 2 anni fa, e ormai tra pentole e fornelli si muove con disinvoltura.
La incontriamo nella sede Acli di piazza Virginio a Cuneo, mentre segue un corso di aggiornamento per promotori sociali Acli.

Anche quest’anno hai messo a disposizione il tuo tempo per ragazzi provati dalla guerra…
“Hai detto bene … provati. Le vicende cha hanno dovuto subire li hanno scossi, tanto che quando si sono presentati, il primo giorno di campo, molti di loro parlavano al passato, con frasi tipo 'io ballavo, io giocavo a calcio …'. come se quel tempo fosse ormai perduto e irrecuperabile”.
Quali sono le motivazioni che ti spingono a fare questo tipo di esperienza?
“Ho cominciato a Frabosa nel 2024, durante la terza edizione del progetto, estate in cui mio marito Pino (Giuseppe Vetrano dirigente volontario delle Acli fossanesi per tanti anni) mi coinvolse e io accettai, pur senza aver mai cucinato per tante persone: in quel contesto avevamo un cuoco e io pelavo le patate, cercando di dare una mano come potevo. Lo feci per lo stesso motivo di oggi: per aiutarli, col mio piccolo contributo, a trovare un po’ di tranquillità. Quello che percepisci, quando osservi questi ragazzi, è la loro tensione, la loro irrequietezza interiore. Magari durante una cena ricevono la telefonata dei loro genitori e piangono, oppure si irrigidiscono improvvisamente. Hanno vissuto momenti difficili e faticano a venirne fuori: spero riescano a ricostruirsi un futuro più sereno”.
Il campo di quest’anno ha avuto come sede un comune della Val di Lanzo. Com’è andata?
“Direi bene. L’accoglienza da parte degli abitanti del piccolo paese è stata buonissima, le persone hanno familiarizzato volentieri con questi ragazzi e una signora ha addirittura preparato loro la merenda al ritorno da una gita in montagna, informandosi anche sulla presenza di celiaci o intolleranti. Come sempre, ottima l’organizzazione Acli di Andrea Villa, per tutto quanto concerne le attività che hanno svolto nei dieci giorni di permanenza in Piemonte, fra cui la visita di Pierangelo Milesi, vicepresidente delle Acli nazionali e l’incontro al Sermig con Mara Ardizio presidente delle Acli piemontesi e con i nostri delegati delle Acli di Cuneo: il presidente Elio Lingua, la vicepresidente Maria Angela Tallone e Pietro Carluzzo, consigliere provinciale e nazionale. Un solo appunto farei..."
Quale?
"Sia i ragazzi, sia gli operatori non si conoscevano fra di loro, per cui hanno impiegato un po’ di tempo a creare amalgama e complicità. Si sono creati gruppettini, com’è logico che sia. Però negli ultimi giorni il clima era molto disteso e allegro. A questo hanno contribuito i bravissimi animatori italiani che hanno inventato serate animate, giochi, laboratori, momenti di comunione e svago, fondamentali per rendere questi 10 giorni piacevoli e gratificanti".

La tua pastasciutta li ha messi d’accordo tutti…
“Beh! La tavola ha un suo ruolo, crea convivialità, questo è certo. E comunque il merito non è tutto mio. In cucina con me c’erano Olga, una signora di origini ucraine in Italia da tanti anni, Amalia e i miei amici fossanesi Piera e Roberto. Il merito del lavoro va suddiviso fra tutti, eravamo un bel team! E ad ogni buon conto, il giorno della partenza, i ragazzi hanno chiesto proprio la pasta al ragù, con salsiccia e polpette a colazione! Credo per avere un ricordo indelebile della nostra cucina …”
I ragazzi sono già tornati in Ucraina? Il viaggio di ritorno è andato bene?
“Guarda, proprio pochi minuti fa ho ricevuto la notizia che sono arrivati a Kiev (martedì 28 luglio, partiti domenica 26) e che, pur trattandosi di una sfacchinata, il viaggio non ha avuto intoppi. Probabilmente è servito anche l’aiuto da “lassù”. Mi è piaciuto molto che il parroco di Lemie, durante una messa, abbia fatto tradurre le parole del Padre Nostro affinché il loro significato regalasse a questi giovani la speranza che c’è sempre tempo per il perdono e spazio per il bene. Prima o poi questa assurda guerra finirà.”
Se il prossimo anno ti domandassero di partecipare nuovamente?
“Compatibilmente con la mia salute e le mie possibilità accetterei senz’altro. È un impegno di cuore, che restituisce la gioia di aver fatto qualcosa di utile per qualcuno. Le Acli si distinguono sempre positivamente in queste iniziative a favore dei più fragili, è nel loro DNA”.


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