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Agricoltura | 12 agosto 2026, 09:56

Bosco e territorio: connubio importante per l’agricoltura ma con potenzialità ancora inespresse

Per Confagricoltura Cuneo servono interventi concreti per vivere e lavorare in montagna tutto l’anno

Bosco e territorio: connubio importante per l’agricoltura ma con potenzialità ancora inespresse

“In queste settimane le montagne cuneesi e piemontesi sono particolarmente sotto i riflettori, da un lato perché meta delle vacanze di molti turisti che, complici anche le alte temperature, cercano refrigerio in quota, dall’altro perché, loro malgrado, funestate da violenti incendi che compromettono ampie porzioni di territorio. Questi fenomeni, di segno opposto, mostrano l’importanza di gestire in maniera corretta un ambiente fragile come quello montano, che necessita di particolari attenzioni, ma è capace di riservare opportunità di sviluppo significative al settore agricolo e forestale”. Così il presidente di Confagricoltura Cuneo e Piemonte, Enrico Allasia, sottolinea la necessità di interventi concreti in infrastrutture, servizi e accessibilità e di risorse adeguate per mettere a sistema le importanti potenzialità delle aree di montagna, facendone luoghi in cui vivere e lavorare tutto l’anno.

Negli ultimi anni numerose attività legate al bosco e al turismo outdoor, così come molti prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento di montagna, hanno preso particolare slancio e generato attenzione – riprende Allasia –, ma tante sono ancora le possibilità inespresse per valorizzare al meglio prodotti del comparto primario che vedono nel territorio montano in cui nascono il loro principale valore aggiunto, nonostante le non poche criticità che deve superare chi fa impresa nelle Terre Alte”.

Molto si può ancora fare, inoltre, a livello di gestione forestale. Il Piemonte è occupato per il 38,9% proprio da boschi (987.175 ettari la superficie forestale al 2025), e la provincia di Cuneo è una delle aree forestali più importanti della regione con una superficie totale di circa 265 mila ettari. Un patrimonio cresciuto sensibilmente nel corso dei decenni, anche a seguito dell’abbandono di terreni agricoli e pascolivi.

Uno dei punti da affrontare, ad esempio, riguarda il frazionamento fondiario, che in molte aree rende difficile una conduzione efficace dei terreni e dei boschi. La frammentazione delle proprietà ostacola, infatti, gli interventi di manutenzione e limita la possibilità di realizzare una gestione forestale economicamente sostenibile. 

“Superare questo problema deve diventare una delle priorità delle politiche per la montagna, favorendo pratiche di riordino fondiario che da tempo stanno mostrando effetti positivi anche sul nostro territorio, ma necessitano di maggior sburocratizzazione – spiega Allasia –. Occorre, poi, lavorare sulla certificazione forestale dei boschi e su Piani di gestione forestale (ora gli ettari coinvolti non superano il 15% della superficie in Piemonte, in linea con la media nazionale) per avere una programmazione a lungo termine e poter intervenire laddove ci sono situazioni di dissesto o che necessitano di più manutenzione”.

È in questo quadro che la filiera forestale e del legno regionale è chiamata ad una miglior organizzazione, perché senza un sistema capace di mettere in relazione le diverse componenti, le aziende forestali si trovano a operare con maggiori difficoltà, senza riuscire a valorizzare pienamente la materia prima locale. Il patrimonio boschivo è di grande valore, ma occorre rafforzare il collegamento tra proprietari, imprese forestali, trasformatori e utilizzatori finali. Un esempio positivo, in tal senso, è rappresentato dal Cluster Legno Piemonte, nato a fine 2025 come evoluzione della precedente iniziativa lanciata a Cuneo e di cui Confagricoltura è parte attiva, che punta a favorire il lavoro congiunto dei diversi soggetti della filiera.

Una migliore gestione del territorio rappresenta un fattore fondamentale anche in tema di sicurezza. “Quando un territorio viene progressivamente abbandonato – conclude Allasia –, aumentano anche i rischi legati al dissesto e agli incendi. Proprio questi ultimi, quando non innescati da azioni dolose, sono spesso favoriti proprio dalla mancata manutenzione e dalla presenza di aree boscate non gestite”.

cs

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