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Schegge di Luce | 23 agosto 2026, 06:22

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Raffaele Aprile

Commento al Vangelo del 23 agosto, XXI domenica del tempo ordinario

Statua di san Pietro, chiesa di Saint-Nizier, a Lione

Statua di san Pietro, chiesa di Saint-Nizier, a Lione

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. (Mt 16,13-20).

«Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli». Oggi, 23 agosto 2026, la Chiesa giunge alla XXI domenica del tempo ordinario (Anno A, colore liturgico verde).

A commentare il Vangelo della Santa Messa è don Raffaele Aprile, sacerdote dell'Arcidiocesi di Siracusa.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per "Schegge di luce, pensieri sui Vangeli festivi", una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole per accendere le ragioni della speranza che è in noi.

Eccolo, il commento.

Gesù fa una domanda che attraversa i secoli e arriva fino a noi oggi: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». E poi stringe il cerchio: «Ma voi, chi dite che io sia?». Gesù non cerca un sondaggio. Vuole sapere cosa c'è nel nostro cuore.

La gente aveva tante opinioni: Giovanni Battista, Elia, un profeta... Opinioni belle, ma che tenevano Gesù lontano. Un personaggio del passato. Poi parla Pietro. Non parla a nome suo. «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». È la prima volta che qualcuno lo dice così chiaramente.

E Gesù risponde con una promessa enorme: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Quindi dice a Pietro: «Non la carne e il sangue te l'hanno rivelato». La fede non è un'idea che ci inventiamo. È un dono. È il Padre che ci apre gli occhi. Tante volte anche noi diciamo le preghiere a memoria, ma la fede vera nasce quando ci fermiamo e diciamo: «Signore, mostrami chi sei Tu per me». San Francesco lo capì davanti al Crocifisso di San Damiano: «Va' e ripara la mia Chiesa». Non partì da una strategia. Partì da uno sguardo su Cristo.

«A te darò le chiavi del regno dei cieli». Le chiavi servono per aprire e chiudere. Pietro riceve il compito di tenere aperta la porta. La Chiesa non deve chiudere, deve accogliere. Non deve mettere condizioni, deve indicare la strada di Gesù. Proprio Lui aggiunge: «Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli». Che responsabilità! Dio si fida dell'uomo. Si fida di Pietro, che lo rinnegherà. Si fida di noi, fragili, per portare il suo Vangelo. Questo si chiama misericordia.

Pietro significa "pietra". Ma Pietro non è perfetto. Poche righe dopo dello stesso Vangelo lo vedremo dire a Gesù: «Non sia mai». E ancora Gesù lo rimprovererà: «Vattene via da me, Satana».

Allora perché Gesù sceglie proprio lui? Perché la Chiesa non poggia sulla perfezione di Pietro, ma sulla promessa di Cristo: «Le porte degli inferi non prevarranno». Anche oggi la Chiesa ha le sue fragilità. Ma non crolla, perché la tiene in piedi Lui. Come dice un proverbio portoghese: «Dio scrive diritto anche sulle righe storte degli uomini».

La domanda di oggi è la stessa: «Ma voi chi dite che io sia?». Non basta dire «È un bravo maestro». O lo riconosciamo Figlio di Dio, oppure lo riduciamo a un'opinione. E se Lui è il Cristo, allora cambia tutto. Cambia il modo di vivere la famiglia, il lavoro, le rinunce. Cambia anche il modo di soffrire, perché sappiamo che la croce porta alla risurrezione. Chiediamo oggi a Pietro e alla Madonna di darci una fede semplice, una fede che confessa: «Tu sei il Cristo». E una Chiesa con le porte aperte, dove chiunque si senta a casa, perché le chiavi le ha Lui, e Lui non scaccia nessuno.

Silvia Gullino

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