C'è anche un pezzo di provincia di Cuneo nella nuova sfida europea dedicata alle startup e all'innovazione che si prepara ad andare in scena a Bolzano. Si chiama Dicto AI, è una giovane realtà nata tra Alba e Torino e nei giorni scorsi è stata selezionata per la semifinale della Startup Competition di To The Peak, in programma dal 9 all'11 settembre. Una selezione tutt'altro che scontata, arrivata dopo una call internazionale che ha raccolto circa 240 candidature.
Per le startup in gara non c'è soltanto la possibilità di presentarsi davanti a investitori e operatori del settore: la competizione mette in palio un impegno formale di investimento di almeno 460 mila euro, con 360 mila euro messi a disposizione da 360 Capital e altri 100 mila dal network tba.
Per una startup cuneese è dunque una vetrina importante, soprattutto perché il progetto di Dicto AI si muove in uno dei settori oggi più discussi: quello dell'intelligenza artificiale generativa. Ma la sua idea è particolare e parte da una domanda molto semplice: che cosa raccontano ChatGPT, Gemini, Claude e gli altri sistemi di intelligenza artificiale quando qualcuno chiede informazioni su un'azienda o su un marchio?
È su questa domanda che è nata Dicto AI, piattaforma sviluppata da Artificialis Srl, startup innovativa costituita nel 2025. La società ha oggi il proprio punto operativo a Torino, alle OGR Tech, ma il progetto ha radici che guardano anche alle Langhe e ad Alba.
E proprio questa origine territoriale rende la storia interessante per il Cuneese: un'idea nata in un territorio lontano dai grandi poli internazionali dell'intelligenza artificiale sta cercando di conquistare spazio in un mercato che non conosce confini.
Il principio alla base di Dicto AI è che la reputazione di un'impresa non si costruisca più soltanto attraverso il proprio sito internet, la stampa, i social network o i risultati di Google. Sempre più spesso le persone chiedono direttamente a un'intelligenza artificiale quale prodotto acquistare, quale azienda scegliere, quale ristorante provare o quale impresa considerare affidabile. E la risposta generata dall'algoritmo può diventare determinante.
Dicto AI prova quindi a fotografare quella rappresentazione. La piattaforma interroga diversi modelli linguistici, mette a confronto le risposte e cerca di individuare errori, omissioni, contraddizioni e informazioni non aggiornate.
Ma non si ferma alla risposta finale: uno degli elementi più interessanti del progetto è la ricerca delle fonti che hanno contribuito a costruire quella risposta. In altre parole, cerca di capire da dove arriva ciò che l'intelligenza artificiale sta raccontando.
Dietro Dicto AI c'è una squadra che unisce competenze diverse. Il volto più conosciuto è quello di Federico Salomone, CEO e co-fondatore, che ha ideato Dicto AI e sta portando avanti il progetto sul fronte della strategia, della comunicazione e della cosiddetta reputazione algoritmica. Salomone insiste su un concetto destinato a diventare sempre più importante: l'intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento utilizzato dalle aziende, ma è diventata a sua volta un soggetto che contribuisce a costruirne la reputazione.
Accanto a lui c'è Paolo Scagliola, COO e co-fondatore. Ed è proprio il suo percorso a rafforzare il legame con il territorio. Scagliola vive ad Alba e ha un background fortemente legato alla comunicazione e all'editoria. In un suo recente intervento ha raccontato anche il rapporto avuto con Carlin Petrini, spiegando di aver raccolto il testimone di Il Tanaro, progetto editoriale fondato dallo stesso Petrini, e di averlo portato avanti insieme a lui tra la metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila.
Con loro c'è Luigi Bruno, indicato oggi dalla stessa Dicto AI come CFO e co-fondatore. A completare il gruppo figurano Aaron Carlo Sayed, CTO, Alberto Gufanti, Data Engineer, e Gregorio Caporale, Product Expert. È una squadra volutamente piccola, ma costruita per mettere insieme strategia, ricerca, tecnologia e sviluppo del prodotto.
La scommessa di Salomone, Scagliola e della loro squadra è ambiziosa: fare in modo che, nell'epoca in cui sempre più persone chiedono alle macchine prima ancora che ai motori di ricerca, le aziende possano sapere che cosa viene detto di loro e, soprattutto, da dove nasce quella narrazione.














