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Economia | 10 settembre 2026, 07:00

Riforma della dirigenza pubblica: cosa cambia (e cosa no) per i piccoli Comuni del Cuneese

Riforma della dirigenza pubblica: cosa cambia (e cosa no) per i piccoli Comuni del Cuneese

Nell’ultimo periodo si sono visti diversi cambiamenti in merito alle regole che gestiscono la pubblica amministrazione, spinti dalla necessità di rendere i servizi più efficienti e dare spazio a chi lavora negli enti locali.

Per chi lavora negli uffici comunali, capire come evolvono i percorsi di carriera non è solo una questione di stipendio, ma il modo per acquisire strumenti utili a gestire la macchina burocratica. Proprio per questo motivo, scegliere di frequentare un master per la pubblica amministrazione rappresenta un passaggio concreto per chi vuole sviluppare competenze gestionali davvero spendibili sul campo.

Quando si passa dalle leggi nazionali alla pratica quotidiana, però, ci si accorge subito che le novità pensate a Roma producono effetti molto diversi nelle grandi città rispetto alla fitta rete di piccoli enti che caratterizza la provincia di Cuneo.

La riforma Zangrillo: un nuovo percorso di carriera per i funzionari pubblici

Con la legge approvata a luglio 2026, la cosiddetta riforma Zangrillo, il Governo ha modificato le regole per i passaggi di carriera all'interno della macchina pubblica.

L'idea di fondo è semplice: creare un canale interno (una riserva del 30% dei posti) che permetta ai funzionari con più esperienza di diventare dirigenti senza dover passare dai classici concorsi aperti a tutti. Il sistema punta a premiare il merito, i risultati ottenuti negli anni e la formazione continua, cercando di valorizzare chi già conosce dall'interno i meccanismi e le criticità degli uffici.

L'obiettivo dichiarato è quello di costruire una burocrazia agile e preparata, capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e dei territori con una visione orientata ai progetti e ai risultati concreti, motivando le risorse migliori a rimanere all'interno della pubblica amministrazione.

Il paradosso dei piccoli Comuni: chi non ha dirigenti non può usare il nuovo canale

Nonostante le intenzioni della norma, la sua applicazione concreta si scontra con una realtà strutturale diffusa su gran parte del territorio nazionale.

Oltre 7.000 Comuni italiani non prevedono infatti qualifiche dirigenziali nella propria pianta organica, rendendo di fatto inapplicabile la progressione verso la dirigenza. La provincia di Cuneo e l'intero Piemonte, caratterizzati da un reticolo fittissimo di piccoli centri collinari e montani, rientrano appieno in questo paradosso amministrativo.

Nei municipi della Granda, dove gli organici sono spesso ridotti all'essenziale, i dipendenti non possono beneficiare delle nuove finestre di carriera riservate alla dirigenza, pur affrontando quotidianamente adempimenti normativi e gestionali identici a quelli delle grandi città.

Come cresce chi guida un Comune senza una vera dirigenza

Negli enti locali privi di ruoli dirigenziali, le funzioni apicali e la responsabilità dell'azione amministrativa continuano a gravare sui responsabili di servizio e sulle figure titolari di posizioni di elevata qualificazione.

Sono proprio questi tecnici e amministrativi a dover gestire le risorse di bilancio, intercettare i bandi regionali ed europei e mandare avanti le opere pubbliche nei piccoli centri del Cuneese.

La crescita professionale di chi guida queste strutture non passa quindi da uno scatto di livello sulla carta, ma dalla capacità quotidiana di affinare competenze manageriali complesse, bilanciando la scarsità di risorse umane con una rigorosa programmazione e una profonda conoscenza dei meccanismi amministrativi.

Competenze manageriali oltre la qualifica formale

La reale evoluzione professionale di un quadro pubblico prescinde quindi dall'ottenimento del titolo dirigenziale formale, traducendosi piuttosto nell'acquisizione di abilità pratiche e strategiche.

Per supportare il personale degli enti locali in questo percorso di crescita sul campo, un master per la pubblica amministrazione come l'EMMAP di SDA Bocconi offre strumenti concreti focalizzati sul public management, sulla leadership e sull'innovazione dei processi.

Per chi opera nei Comuni cuneesi, sviluppare capacità di gestione dei progetti e di coordinamento territoriale significa poter guidare la propria comunità verso uno sviluppo sostenibile, trasformando i vincoli dimensionali dell'ente in un'occasione per fare rete e amministrare il territorio con efficienza.

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