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Attualità | 20 ottobre 2026, 06:20

Spotted Cuneo, da profilo goliardico a gogna digitale tra adolescenti: "Insulti e dati privati, ora basta"

La segnalazione di un gruppo di docenti e genitori, che ha monitorato per tre mesi le pagine Instagram. "Per molti, far circolare un nome o un insulto su Instagram è solo un gioco o un modo per cercare popolarità tra i banchi. Manca la comprensione della gravità"

Spotted Cuneo, da profilo goliardico a gogna digitale tra adolescenti: "Insulti e dati privati, ora basta"

"Nomi, cognomi, scuole frequentate, classi, sezioni e, nei casi più gravi, persino numeri di telefono privati dati in pasto al web. È il bilancio sommerso di quanto sta accadendo su "Spotted Cuneo", una pagina Instagram gestita da giovanissimi che, dietro la maschera del classico "avvistamento" anonimo tra coetanei, si è trasformata in una vera e propria gogna digitale, che colpisce principalmente la fascia d'età più fragile delle nostre scuole, quella compresa tra i 13 e i 16 anni".

Spotted, dall'inglese adocchiato. 

Le pagine “spotted” sono pagine di università, di scuole oppure di luoghi dove coloro che la frequentano possono dichiarare il proprio amore o scrivere apprezzamenti o qualsiasi altra cosa su gente della stessa scuola o università. L'autore resta anonimo. 

Ma qualcosa è sfuggito di mano. Dimenticando che le parole possono essere armi. 

Due i profili "spotted Cuneo": stories continue, che durano 24 ore e poi scompaiono per sempre. Non scompare, però, ciò che possono provocare in chi viene preso di mira. 

Nasce in questo contesto l'intervento di un gruppo di docenti e genitori, che stanno valutando se e come intervenire per fermare, o anche solo moderare, i contenuti di questi e altri profili Instagram dove chiunque può scrivere, chiedendo e vedendosi garantito l'anonimato (esplicita richiesta: copri). 

Si fa riferimento esplicito alla tal ragazza o al tale ragazzo. 

Se è libero o libera, se sta con qualcuna o qualcuno, se si riconosce in quella o in quello vestito alla tal maniera, presente al tal posto alla tale ora. 

Tutte richieste che hanno il fine di creare occasioni di incontro e conoscenza, ma che in molti casi - come evidenziano le persone che ci hanno contattato - è diventato altro. 

Ci sono infatti messaggi, infatti, che danno informazioni private così come alcuni offensivi e violenti, spesso di natura omofoba o nei quali delle ragazze e dei ragazzi vengono etichettati e insultati. 

"Quella che in origine doveva essere una semplice bacheca di messaggi goliardici, ha preso rapidamente una piega tossica: nel corso del tempo si è trasformata in un canale di diffusione per insulti ad personam, giudizi spietati sull'aspetto fisico e innumerevoli battute omofobe adoperate come armi per ferire, con intento deliberatamente denigratorio. 

Particolarmente emblematico e doloroso è stato il caso di una giovane coppia di studenti del territorio, finita per lungo tempo nel mirino degli amministratori e dei follower: per settimane, entrambi sono stati attaccati in modo personale, con derisioni e offese quotidiane.

Il gruppo di docenti e genitori delle scuole cuneesi ha monitorato attentamente la pagina per circa tre mesi. 

Un periodo lungo, durante il quale sono stati raccolti messaggi, schermate e segnalazioni.

La domanda che ricorre tra gli adulti: "com'è possibile che tutto questo accada ancora? Ci si interroga su come sia fattibile scivolare in certe dinamiche, nonostante le innumerevoli campagne di sensibilizzazione portate avanti negli istituti scolastici, gli incontri con gli esperti e i tanti progetti dedicati al contrasto del bullismo e del cyberbullismo. Ciò che emerge con maggiore forza da questa vicenda è il profondo senso di smarrimento dei ragazzi. 

Tra chi gestisce la pagina e chi invia continuamente messaggi anonimi, domina una quasi totale inconsapevolezza. 

Manca la percezione del limite, manca la comprensione della gravità di diffondere dati sensibili altrui e, soprattutto, si nota la completa assenza di empatia verso la sofferenza generata dall'altra parte dello schermo. 

Per molti adolescenti, far circolare un nome o un insulto su Instagram resta un gioco da ragazzi, una bravata senza peso o un modo veloce per cercare popolarità tra i banchi; non ci si rende conto che dietro a quel click ci sono conseguenze devastanti sulla vita reale e sulla salute emotiva dei coetanei.

La violazione della privacy, la diffamazione e il cyberbullismo sono reati per i quali la legge prevede responsabilità precise, anche per i minori; il caso verrà affidato agli organi di competenza.

Il gruppo di docenti e genitori si è rivolto alle autorità competenti. Perché ci sono i presupposti per presentare querele contro chi continuamente insulta oppure diffonde, senza autorizzazioni, dati personali e sensibili di ragazzi e ragazze, come numeri di telefono o luogo di residenza o scuola frequentata. 

"Invitiamo chi si sente vittima di bullismo o chi vede i propri dati sensibili dati in pasto alla rete a fare lo screenshot e a rivolgersi alla Polizia Postale. Abbiamo letto messaggi davvero violenti contro ragazzi e ragazze che conosciamo, nostri studenti o nostri figli. L'uso dei social richiede responsabilità". 

Social, rete, dipendenza. 

La vicenda cuneese si inserisce in un dibattito più ampio sull'uso dei social da parte dei minori. 

Il tema è al centro anche dell'iniziativa promossa dal MOIGE, Movimento Italiano Genitori, contro Facebook, Instagram e TikTok, con richieste che riguardano la verifica dell'età degli utenti e gli algoritmi che possono favorire dinamiche di dipendenza.

Da un lato il MOIGE chiede alle piattaforme di adottare sistemi reali e certificati per rispettare i limiti di 14 anni per l'accesso ai social, come prevede la norma. Dall'altro l’eliminazione degli algoritmi fatti apposta per creare dipendenza sulle giovani menti dei ragazzi che sono in una fase di formazione, dandogli anche contenuti pericolosi.

Il caso sollevato da questi docenti e genitori cuneesi riguarda ragazzi e ragazze che hanno più di 14 anni. Hanno perlopiù tra i 15 e i 16. Un'età nella quale si è nella piena costruzione della propria identità rispetto al contesto sociale, ai propri coetanei. 

Una fase di vita delicata e fragile, potenzialmente bellissima. Ma può essere anche terribile. Tutti siamo stati adolescenti e tutti sappiamo quanto l'adolescenza sia un'età complessa, nel bene e nel male. 

I social amplificano tutto. E quando li si usa per fare del male, possono fare malissimo. 

redazione

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