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Agricoltura | 21 ottobre 2026, 15:26

Actinidia in Piemonte: ricerca e sperimentazione per affrontare moria e batteriosi

Oltre 150 partecipanti all'incontro tecnico organizzato presso il Centro sperimentale di Fondazione Agrion di Manta. Al centro della giornata, moria del kiwi, nuovi portinnesti e strategie di difesa fitosanitaria contro la batteriosi

Actinidia in Piemonte: ricerca e sperimentazione per affrontare moria e batteriosi

Martedì 13 ottobre 2026, presso il Centro sperimentale di Fondazione Agrion, si è svolto l'incontro tecnico “Lo stato dell'arte sull'actinidia in Piemonte”, un appuntamento dedicato alla presentazione dei risultati delle attività di ricerca e sperimentazione condotte da Fondazione Agrion, dal Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell'Università di Torino, dal Settore Fitosanitario e dal CREA-IT Torino.

Gli stress ambientali rappresentano le principali criticità per l'actinidia

Ad aprire l’incontro è stato Luca Nari, di Fondazione Agrion, evidenziando come le condizioni climatiche sempre più estreme rappresentino un fattore limitante per la coltivazione del kiwi. Particolare attenzione è stata dedicata al VPD (Vapor Pressure Deficit), ovvero il deficit di pressione di vapore, un parametro che esprime la domanda evaporativa dell'atmosfera e che permette di comprendere meglio gli effetti combinati di temperatura e umidità relativa sulle risposte fisiologiche delle piante. Valori di VPD estremi come quelli rilevati nel corso dell’estate 2026 (superiori ai 4 KPa) determinano fenomeni di cavitazione interna non osservabili ad occhio nudo ma che compromettono la funzionalità della pianta e in breve tempo la portano al deperimento. La risposta adattativa alle nuove condizioni climatiche non è sicuramente semplice, spiega Nari, serve una strategia agronomica complessa che parte dalla corretta progettazione dell’impianto mediante la valutazione della fertilità biologica del suolo, l’eventuale impiego di portinnesti (sempre più diffusi in Piemonte) l’adozione di coperture multifunzionali contro grandine e con funzione di ombreggio, un impianto irriguo che garantisca l’adeguata superficie bagnata e che nel corso delle forti ondate di calore possa agire anche da climatizzante. 

Portinnesti e sviluppo radicale: elementi chiave per la resilienza degli impianti

Il tema centrale della giornata è stato quello della valutazione del portinnesto, elemento strategico per migliorare la capacità di adattamento dell'actinidia alle nuove condizioni climatiche.

Sul tema della fisiologia vegetale è intervenuta Laura Bardi del CREA-IT Torino, che ha illustrato le risposte dell'actinidia all'aumento delle temperature e alle condizioni di stress climatico con un particolare focus sui nuovi portinnesti. L’analisi fisiologica ha riguardato in particolare alcuni parametri chiave, tra cui conduttanza stomatica, traspirazione, fotosintesi, potenziale idrico fogliare ed efficienza nell'uso dell'acqua. Tra i materiali analizzati le migliori performance sono state fornite da Bounty71 e RO.KI 2 che nel corso dell’estate 2026 hanno meglio tollerato il susseguirsi delle ondate di calore.

Chiara Morone del Servizio Fitosanitario della Regione Piemonte, ha approfondito l'importanza dell'affinità d'innesto e del corretto sviluppo dell'apparato radicale, due aspetti determinanti per la funzionalità e la vitalità della pianta.

Davide Nari e Valentina Roera, di Fondazione Agrion, hanno presentato i risultati delle attività sperimentali dedicate alla valutazione dei portinnesti attualmente in commercio per contrastare la moria del kiwi.

A quasi dieci anni dall’avvio delle osservazioni sui primi portinnesti introdotti per affrontare questa problematica, è già possibile formulare le prime considerazioni sulle loro performance vegeto-produttive.

Per quanto riguarda la combinazione varietà-portinnesto, Hayward innestato su Bounty 71 ha fornito risultati molto positivi, garantendo nel corso degli anni livelli di produttività e qualità dei frutti paragonabili a quelli di Hayward autoradicato, in condizioni non interessate da problematiche legate alla moria del kiwi.

È stata tuttavia rilevata una maggiore perdita di piante nei primi anni dall’impianto, riconducibile a fenomeni di disaffinità d’innesto, probabilmente influenzati anche dalla qualità del materiale vivaistico.

Il portinnesto Z1, tra quelli che si sono maggiormente diffusi in Piemonte nei primi anni, è quello che evidenzia un vigore vegetativo più contenuto e una produttività inferiore rispetto alle piante di Hayward autoradicato. Inoltre, presenta un apparato radicale più simile a quello di Hayward, caratteristica che lo rende maggiormente sensibile alle condizioni predisponenti alla moria.

Risultati promettenti sono emersi anche per i portinnesti Jackson e per la serie ROKI, sebbene il periodo di osservazione, in questi casi, sia ancora più limitato. Saranno quindi necessarie ulteriori valutazioni per confermarne le potenzialità e definirne con maggiore precisione le prestazioni nel tempo.

Elena Negro, di Fondazione Agrion, ha illustrato le attività sperimentali del progetto AGER SOS-Kiwi, finalizzato a valutare nuove possibilità di gestione della moria attraverso l'impiego di consorzi microbici al suolo per contrastare la disbiosi presente nel suolo che si verifica con l’arrivo della moria. 

A completare il quadro degli approfondimenti scientifici è intervenuta Ilaria Martino, ricercatrice del DISAFA dell'Università di Torino, che ha illustrato il ruolo degli oomiceti (Phytopythium in primis) nel complesso quadro della moria del kiwi e il fatto che condizioni di sommersione degli apparti radicali ed elevate temperature del suolo ne favoriscono in modo significativo la presenza. Inoltre, sono state presentate le nuove attività sperimentali condotte dall'Università per valutare prodotti alternativi per il contenimento della batteriosi da Pseudomonas syringae pv actinidiae alla luce della recente revoca della s.a. acibenzolar-s-metile. 

Essendo questa sperimentazione al primo anno di attività e realizzata in ambiente controllato (piante in vaso) non è ancora possibile trarre delle conclusioni, tuttavia, alcuni prodotti biostimolanti/induttori di resistenza hanno mostrato risultati interessanti nel contenimento della batteriosi e verranno valutati nel corso della prossima stagione vegetativa. 

Dopo la presentazione teorica, è stata eseguita la visita in campo presso le aziende Bodrero f.lli di Verzuolo e Mellano Santino di Manta durante la quale i partecipanti hanno potuto osservare direttamente le piante di portinnesti oggetto di sperimentazione e confrontare le differenti risposte vegetative, approfondendo gli aspetti applicativi delle prove condotte.

Ringraziamenti: le attività di ricerca sono state realizzate grazie ai finanziamenti di Regione Piemonte, le Organizzazioni di Produttori (OP Asprofrut, OP jolly, OP Rivoira, OP Solfrutta, OP Lagnasco frutta) e Ager (Fondazioni bancarie). Si ringraziano altresì le aziende che hanno ospitato le prove e i tecnici del coordinamento frutticolo Agrion.

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