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Economia | 20 ottobre 2026, 08:24

Castanicoltura e tutela della montagna: Uncem traccia la rotta alla Fiera del Marrone

"Non dobbiamo scegliere tra un bosco vivo e un territorio che produce": l'intervento di Stefania Dalmasso sul futuro economico ed ecologico dei territori montani

Stefania Dalmasso

Stefania Dalmasso

Come coniugare tutela della biodiversità, sviluppo economico e futuro delle comunità montane? La castanicoltura è uno degli esempi più concreti di questa sfida. A Cuneo, nell'ambito della Fiera nazionale del Marrone, Stefania Dalmasso per Uncem Piemonte, è intervenuta al convegno "Ruolo della castanicoltura nella tutela della biodiversità", richiamando la necessità di una visione politica capace di andare oltre la contrapposizione tra tutela della natura e attività economica. «Non dobbiamo scegliere tra un bosco vivo e un territorio che produce. Dobbiamo costruire le condizioni perché la cura del bosco generi valore e perché il valore prodotto renda possibile continuare a curare il bosco». 

È questo il pensiero che Uncem porta avanti: la montagna non può essere soltanto un patrimonio da proteggere, ma deve essere un territorio da vivere, curare e rendere produttivo, riconoscendo il valore del lavoro delle imprese agricole e forestali, delle competenze locali e delle comunità. Un castagneto non è soltanto un insieme di alberi. È biodiversità, paesaggio, storia, conoscenza e capacità produttiva. Recuperarlo significa riattivare un'economia, mantenere vivi i territori e preservare un patrimonio naturale e culturale fondamentale per il Piemonte. La crisi climatica, le difficoltà legate alla siccità e le incertezze produttive impongono di superare una visione legata al solo raccolto stagionale. Occorre investire nella gestione forestale, nella diversità varietale, nella cura del suolo e delle acque, rafforzando il collegamento tra ricerca scientifica, competenze tecniche e conoscenze delle comunità.

Per Uncem, la sfida è anche e soprattutto istituzionale. Non bastano progetti occasionali o iniziative che si esauriscono con la fine dei finanziamenti. Serve una strategia di lungo periodo per la castanicoltura, che metta in relazione agricoltura, tutela della biodiversità, sviluppo economico, ricerca e lavoro. La filiera deve essere valorizzata nella sua interezza: dal frutto alla trasformazione, dal legno ai prodotti derivati, dalla gestione forestale alla promozione turistica. Perché non basta recuperare un castagneto se chi lo gestisce non riesce a sostenerne i costi. E non basta celebrare il marrone se non si riconoscono le condizioni reali di chi lo produce. In questa prospettiva, è fondamentale il lavoro del Centro nazionale per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale in Piemonte e del Centro di Castanicoltura di Chiusa di Pesio, eccellenza nazionale che Uncem ha sempre valorizzato. Importante anche il percorso sviluppato da Uncem con il Masterplan Castagno, insieme all'Associazione Città del Castagno: una base da cui partire per costruire nuove azioni condivise con Regioni, Unioni montane e Comuni. Resta inoltre urgente che il Ministero dell'Agricoltura porti a compimento il Piano di settore per il Castagno, atteso da anni. Occorre fare di più, utilizzare al meglio le risorse europee disponibili e sostenere concretamente gli enti locali. «Non basta la nostalgia e non basta il mercato. Servono conoscenze, organizzazione, lavoro, investimenti e responsabilità politica»

cs

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