Francia, Spagna, Italia, Albania, Belgio: cos’hanno in comune, in questo periodo, questi Paesi europei? La ribellione.
In Europa si respira un clima di tensione: la gente scende in piazza per denunciare ingiustizie e rivendicare diritti negati, ma troppo spesso la voce legittima della protesta viene soffocata dalla violenza di delinquenti che trasformano le piazze in scenari di guerriglia urbana, tradendo le ragioni di chi chiede un futuro diverso, con dignità e mettendoci la faccia.
Il messaggio è molto chiaro: questa generazione di studenti non vuole più tenere la testa bassa, né accettare passivamente decisioni che condizionano il proprio futuro. E sicuramente non essere associati agli episodi di guerriglia e di delinquenza che hanno visto come protagonista Milano lo scorso 17 ottobre.
Le rivendicazioni sono concrete: scuole con strutture inadeguate, affitti sempre più esosi, prospettive di lavoro precarie e malpagate, un futuro che sembra offrire sempre meno certezze.
A tutto questo si aggiunge la contestazione verso una società che troppo spesso sembra ignorare le loro aspirazioni, quelle dei giovani e di chi prenderà le redini del futuro.
Cinquantotto anni fa, il ‘68 portò alla ribalta una generazione che, sfidando autorità e tradizioni radicate, rivendicò libertà, uguaglianza e partecipazione, contribuendo a trasformare profondamente la società italiana.
Eppure, pochi lo sanno e tantomeno lo ricordano, l’invito a far sentire le proprie ragioni e a contestare lo aveva pronunciato già circa diciotto anni prima, il professor Giuseppe Costagli, nella sua veste di sindaco di Robilante.
Costagli invitava i giovani a contestare apertamente e con determinazione una società incapace di rinnovarsi, ancora condizionata da mentalità, regole e retaggi del ventennio fascista.
Rileggere oggi le parole di Costagli significa dunque riscoprire una riflessione sorprendentemente attuale: il cambiamento non nasce dal silenzio e dalla rassegnazione, ma dalla capacità di interrogare criticamente la società e di metterne in discussione le ingiustizie.
Le proteste di Milano e di tutti gli altri Paesi europei, pur nella diversità dei loro contesti e delle loro motivazioni, ci ricordano che il conflitto generazionale riaffiora ogni volta che le istituzioni non riescono a dare risposte alle aspettative dei giovani.
La storia non si ripete mai nello stesso modo, ma pone spesso domande simili.
I giovani di ieri e quelli di oggi chiedono di essere ascoltati, di poter contribuire alle scelte collettive e di non essere costretti a subire un futuro deciso dagli altri.
Una democrazia si difende non reprimendo il dissenso, ma ascoltandone le ragioni, distinguendo le proteste legittime dagli atti di violenza pura e trasformandole in occasioni di cambiamenti.
Condividiamo la testimonianza e la forza della parola di Giuseppe Costagli che ci vengono inviate da Sergio Costagli. Parole che non necessitano di commento...
“[…]. Per un tragico destino, noi nel 1940–1945, abbiamo dovuto -e non per nostra scelta - addestrarci alla guerra e alla sopportazione della sofferenza fisica e morale.
Voi, speranza dell’avvenire, addestratevi nella palestra degli studi, abituatevi ai molti minori sacrifici, rispettate la sacra eredità dei più nobili ideali che i Combattenti della Libertà vi hanno tramandato. I vostri nonni, combattenti del 1915-1918 e i vostri padri, sebbene più anziani con l’avanzare dell’età, sanno ancora indicarvi la via del coraggio, dell’onorabilità, della dignità.
Ascoltatemi: contestate, fate bene e noi siamo con voi a desiderare una società migliore come in sostanza, a guerra finita, auspicavano i combattenti del ’15 -‘18 e noi, nella luminosa primavera del 1945. Contestate, ma non rinnegando i grandi ideali di pace, di giustizia, di libertà, di democrazia per il cui raggiungimento sono morti centinaia di migliaia di ragazzi-soldati, contestate, ma non usando le forme più antidemocratiche per una vostra legittima richiesta, cioè la sopraffazione e la violenza (che è la negazione dei valori della contestazione); è giusto pretendere che la società muti il suo volto, ormai segnato dalle rughe della vecchiaia, del conservatorismo, dell’immobilismo.
Se i Combattenti, i Partigiani, i Resistenti, uomini e donne eccezionali, non avessero impedito l’ignominia del fascismo e del dominio nazista, io non avrei la libertà di dirvi quanto vi dico e voi non avreste la libertà di esercitare il diritto d’opposizione!
Non tenete conto se non del bene del Paese e degli interessi dell’umanità. Difendete la democrazia e la nostra bella Costituzione, ora è nelle vostre mani! Qualunque istituzione, qualunque dottrina che consola e che innalza lo spirito agli ideali di libertà deve essere accettata. Volate alto, superate i vostri orizzonti, ambite ai grandi traguardi, non accontentatevi del già visto, spingete la vostra visione oltre i confini attuali, allora sarete veramente liberi!
Apprezzate i beni che vi abbiamo tramandato e fatene tesoro perché un’altra maledetta guerra non venga a metterli in pericolo e a portarveli via, ricacciando indietro, nel buio della più bieca servitù, le conquistate vette della democrazia, dell’onestà, della dignità.”

In foto, Cuneo, dopo la Liberazione. Da sinistra Giuseppe Costagli e Aldo Quaranta Comandante 1° Div. GL Valle Gesso.
“Caro Sergio, […]. Osserva nella fotografia il comportamento dei nostri busti! Ed il movimento delle gambe e delle braccia... sono sincronizzati. Ma sincronizzato era anche il nostro insegnamento ai giovani studenti!”. Dedica del partigiano Aldone.










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