Domani, sabato 24 ottobre (ma i biglietti sono esauriti) e domenica 25 al Teatro Magda Olivero alle 21 (ancora posti disponibili) verrà presentato il docufilm di Fredo Valla e Fabio Ferrero "Hans Clemer- Biografia non autorizzata".

"Erano anni che desideravo fare un lavoro sul Maestro d’Elva, una figura che mi ha sempre appassionato, da quando mi sono imbattutto nell’artista fiammingo di levatura internazionale, leggendo un articolo sull’allora bellissima rivista patinata Cuneo Provincia Granda - così racconta il regista Fredo Valla.
"All’innamoramento è seguita l’idea di un film per il grande schermo, che che mi permetteva, tecnicamente parlando, "campi lunghi" sul peregrinare artistico e umano del personaggio, su cui si sapeva davvero poco. Una condizione ideale per dare anche volto lirico alla pellicola: dove non si sa, si crea".
Fredo Valla che ha scelto per la sua anteprima Saluzzo (nell’ambito della Festa del Libro Medievale e antico) dove Clemer operò come artista di corte al servizio di Ludovico II e Margherita di Foix, lasciando grandi testimonianze. "Al centro dell’artista c'è molta Saluzzo, città cui visse ( probabilmente abitando vicino alla chiesa di San Bernardo) e dove arrivò in un momento storico di grande evoluzione della capitale del Marchesato in dialogo con le altre capitali europee del tempo". I suoi affreschi a grisaille o le tracce di esse sono sotto gli occhi di chi va a Casa Cavassa (dove è custodita anche la grandiosa pala lignea della Madonna della Misericordia dove forse si cela un suo autoritratto) o nella casa di David in via Valoria, o ancora davanti alla Casa dei Cesari in via Volta. Ma i suoi affreschi sono sparsi nei territori che furono regno dei marchesi saluzzesi.
A Elva, meraviglioso capoluogo dell’alta valle Vaira, arrivò il pittore giramondo delle Fiandre e dipinse nella parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta quello che è considerato un suo capolavoro "una straordinaria Dormitio Virginis, in cui gli apostoli, ciascuno con un’espressione unica, circondano la Madonna morente, in un realismo emotivo che era nuovo per l’epoca". Da quest’opera prese il soprannome che lo identificava come il Maestro di Elva.

Il gioco creativo del film si poggia sulle basi solide della ricerca storica, che colloca Clemer nel sistema artistico di quei secoli - racconta Valla - ed è stata frutto di conversazioni con Giovanna Galante Garrone, autrice dell’unica monografia su Hans Clemer pubblicata dall’Artistica Savigliano, con storici dell’ arte francese o ancora con altri grandi studiosi come Marco Piccat e Massimiliano Caldera.
"Tutto ciò che si sa di lui, in parte viene raccontato nel docufilm. Ciò che non si sa è immaginato: in un Clemer come uno di noi "come dice nel film il narratore Gian Luca Favetto, accompagnando gli spettatori in un viaggio visionario e contemporaneo che lega arte e finzione, realtà e immaginazione, sulle tracce dell’artista misterioso, attivo tra fine Quattrocento e inizio Cinquecento, di cui sono ignote la data di nascita e di morte.
"Non volevo fare un film di storia dell’ arte. Ma rispondere a domande semplici che ognuno può fare: cosa mangiava? Come lo vedeva la gente? Gli elvesi lo capivano e come si spostava?
Il regista ha composto il quadro della carovana di cavalli e muli che salì tra i prati estesi, i boschi di larici, i tappeti fioriti di rododendri, mirtilli e narcisi, giungendo al borgo di Elva, davanti al Chersogno.
Ne ha immaginato il quotidiano lassù, tra gli abitanti che si affacciavano nella chiesa per vedere il maestro comporre l’affresco.
"Come era giunto ad Elva, remoto paesino tra i monti che godeva però allora di una fama e di una ricchezza legata al commercio delle parrucche, ma anche dei cordami nautici e tele di canapa venduti al porto di Genova? Si domanda Valla ipotizzando: "Forse fu proprio un elvese, funzionario al servizio del Marchese di Saluzzo, ad invitarlo".
Hans Clemer, non fu solo pittore di corte ma artista rivoluzionario sottolinea il regista - che portò gli stilemi pittorici del Rinascimento lombardo, sostituendolo al Gotico internazionale. "Aveva una pennelata di grande potenza espressiva, era un uomo curioso" che dalle Fiandre del Nord scese in Provenza, arrivò in Piemonte, valicando le Alpi probabilmente attraverso, il primo traforo alpino della storia, fatto scavare tra il 1479 e il 1480 proprio dal marchese Ludovico II.
Con Hans si percorre un viaggio tra Fiandre, Provenza, Firenze, Pavia, Milano, Saluzzo, Elva, Revello, Celle Macra.
"Non è un’opera didascalica, ma evocativa"precisa Valla efficace raccontatore di storie.

Il film è finanziato dal progetto Alavetz ! piano di rigenerazione culturale, sociale ed economica del borgo alpino di Elva e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo , Comune di Saluzzo e dalla Film Commission Torino Piemonte. SMK factory e Progetto Cantoregi curano la produzione esecutiva.
Dopo l’anteprima saluzzese, il docufilm verrà presentato nelle sale cinematografiche del territorio.
Chi sono
Gian Luca Favetto, il protagonista: è scrittore, giornalista e autore teatrale. Collabora con La Repubblica e Radio3, ed è voce autorevole della scena culturale italiana. Nei suoi lavori intreccia narrazione, viaggio e memoria, con uno sguardo attento ai luoghi e alle storie. Nel film assume il ruolo di narratore, guidando lo spettatore in un percorso tra arte, paesaggio e immaginazione.
Fredo Valla, documentarista e sceneggiatore, è autore di un cinema attento ai territori, alla memoria e alle comunità, affianca all’attività di regista un consolidato percorso come sceneggiatore. Con Giorgio Diritti firma i lungometraggi Il vento fa il suo giro (candidato ai David di Donatello 2008 per la sceneggiatura) e Un giorno devi andare (presentato al Sundance Film Festival 2013), oltre a collaborare al soggetto e alla scrittura di Volevo nascondermi (Orso d’Argento a Berlino 2020). Nel 2023 co-sceneggia Lubo, sempre per la regia di Diritti. Parallelamente realizza documentari e film di ricerca, tra cui Bogre – La grande eresia europea (2020), Più alto delle nuvole (2015) e Medusa, storie di uomini sul fondo (2009), presentati in numerosi festival internazionali. Dal 2005 al 2014 collabora con Pupi Avati alla realizzazione di serie televisive per TV2000. È co-fondatore de L’Aura – scuola di cinema di Ostana, luogo di formazione e sperimentazione legato al rapporto tra cinema e territorio.















