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Politica | 03 aprile 2013, 18:49

Giovedì a Torino è mancata l’unica parola d’ordine: si TPL, no TAV!

Lo sostiene il consigliere regionale (e pendolare) Fabrizio Biolè

Giovedì a Torino è mancata l’unica parola d’ordine: si TPL, no TAV!

Giovedì mattina ho presenziato come rappresentante regionale, oltre che come pendolare, all'incontro indetto presso la sede della Provincia di Torino dall'ANAV Piemontese, che ha convocato i Sindaci e gli amministratori provinciali della regione per definire le priorità attuali del sistema trasportistico piemontese.

A seguito dei dati snocciolati la settimana scorsa dall'Assessore Barbara Bonino si paventerebbe un taglio, a metà anno, del 35% delle risorse per il TPL, mossa che decreterebbe la sicura distruzione della rete trasportistica con inimmaginabili ripercussioni per pendolari e studenti, oltre ad un abnorme esubero del personale addetto.

Già nell'anno passato il territorio ha subito la cancellazione di quattordici linee ferroviarie, e l'intenzione di Cota e Bonino darebbe il colpo di grazia al settore, che con un ammanco di oltre 100 milioni di euro crollerebbe in breve tempo portandosi dietro indotto e la cancellazione di servizi essenziali.

La scaletta blindata degli interventi, e il copione già scritto e riscontrabile nei discorsi di personaggi funzionali al sistema come il presidente Antonio Saitta o il sindaco Piero Fassino, ha centrato il proprio obiettivo: codificare una condivisibile battaglia per il mantenimento del servizio di trasporto, senza scoperchiare troppo le enormi contraddizioni, nè fornire alternative essenziali nel momento di carenza di risorse come il presente: nessuno ha infatti delineato l'imminente crollo della mobilità privata, ormai codificato da molti; nessuno ha saputo (voluto?) traslare la discussione da mera opposizione ai tagli della Giunta Regionale verso la necessità di una pianificazione trasportistica efficace a livello nazionale, nella quale il TPL ritorni basilare e prioritario e le carrettate di miliardi spesi per la presente, e soprattutto la futura - e inutile e devastante - alta velocità ferroviaria, vengano definite per quello che sono: inopportune e clientelari; nessuno infine, causa il palese uso elettoral-feudale che se ne fa periodicamente, ha accennato all'inopportunità e all'insostenibilità di una rete aeroportuale che, per rimanere nel settore trasportistico, ci porta ad avere in Italia uno scalo ogni 50 miseri chilometri...

Se dunque da un lato è rilevante la presenza di centinaia di fasce tricolore, si tratta di un'ennesima occasione perduta, subita dai cittadini che, nonostante tutto, fruiscono quotidianamente dei servizi di TPL e subdolamente voluta da chi non ha alcun interesse a trovare un vera impostazione a lungo termine, perchè non vuole, ma soprattutto perchè le lobbies che sulle grandi opere speculano, non glielo permetterebbero!

Fabrizio Biolè - Consigliere Regionale (e pendolare)

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