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Attualità | 06 novembre 2014, 10:00

Da Gorzegno a Montefallonio: fra lupo e cane

Negli ultimi periodi si sono verificati numerosi avvistamenti di lupi che si sono poi rivelati, a un’indagine più approfondita, cani temporaneamente sfuggiti alla custodia dei rispettivi proprietari: lettera

Da Gorzegno a Montefallonio: fra lupo e cane

Entre chien et loup, “fra cane e lupo” è un’espressione francese che definisce quel brevissimo periodo del giorno in cui il sole sta per tramontare e, nel chiaroscuro fatto di ombre lunghe e luce soffusa diventa difficile distinguere sagome e profili. Non è affatto un caso che come immagine della difficoltà di attribuire il nome giusto agli oggetti siano stati scelti due animali facili da confondere come il lupo e il cane.

Almeno in teoria, il colore del mantello del lupo, la mascherina bianca del muso, la sua silhouette, gli occhi gialli, le bande nere sulle zampe anteriori, la punta della coda nera e, più ancora, il modo di muoversi e l’atteggiamento generale costituiscono dei buoni indizi per distinguere l’uno dall’altro. Ma, soprattutto quando si tratta di cani lupi cecoslovacchi, anche un esperto potrebbe faticare a identificare la specie da una semplice foto o da un incontro di pochi secondi. Persino nel caso delle predazioni su animali da allevamento non sempre è possibile attribuire con certezza l’attacco a un cane o a un lupo in base alle ferite e alla dinamica della predazione: ne è un esempio il recentissimo episodio verificatosi nel Comune di Peveragno, nella frazione Montefallonio, ai danni di tre agnelli e due pecore.

Negli ultimi periodi si sono verificati numerosi avvistamenti di lupi che si sono poi rivelati, a un’indagine più approfondita, cani temporaneamente sfuggiti alla custodia dei rispettivi proprietari. Uno degli ultimi casi, chiarito a fine ottobre scorso, riguarda un presunto lupo fotografato in primavera nei dintorni di Gorzegno con un cucciolo di capriolo in bocca. Su segnalazione dell’Ambito Territoriale di Caccia, il Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Cortemilia è intervenuto, riuscendo a risalire fino al proprietario del cane. Un cane regolarmente registrato e microchippato, che nel periodo in cui è stata scattata la foto soggiornava nei paraggi con il padrone, ospite di amici. Analogamente, come è capitato quest’anno a Oncino, è successo che predazioni in un primo momento attribuite al lupo siano rivelate poi opera di un cane. Come sempre, e a maggior ragione quando avvistamenti e predazioni riguardano non alpeggi in quota, ma zone pedemontane o collinari, la smentita fatica ad arginare la diffusione dell’allarme da “lupi alle porte”.

Beninteso, il lupo c’è eccome e a lui sono ascrivibili la maggior parte dei danni sui domestici. Da quasi vent’anni il lupo è tornato a vivere stabilmente in molti boschi e montagne della Provincia di Cuneo, con una migrazione partita dall’Appennino centrale, che ha seguito il ritmo dello spopolamento delle campagne dell’Appennino ligure e piemontese. Una stagione dopo l’altra, nel giro di due generazioni, il bosco ha riconquistato i campi e i pascoli abbandonati, che si sono velocemente riempiti di caprioli, cinghiali, daini e altri ungulati, localmente numerosissimi. Seguendo le sue prede naturali e il riparo garantito dalla legge e dalle sempre maggiori superfici boscate, anche i lupi si sono mossi, fino a raggiungere le Alpi, dove la ricolonizzazione è tuttora in corso. Le famiglie di lupi hanno scelto per prime le alte valli, le zone più favorevoli e meno frequentate dall’uomo, dove hanno vissuto per anni senza che la loro presenza preoccupasse altri che i pastori al pascolo d’estate, gli unici la cui vita è cambiata per davvero, e non in meglio, da quando il lupo è tornato.

Oggi la popolazione di lupo è in via di stabilizzazione, con l’occupazione di alcuni nuovi areali meno ospitali perché più prossimi ai centri abitati, ma questo non vuol dire che i lupi aumenteranno senza controllo: ogni famiglia vive e caccia in un territorio ben definito, che ospita così un numero di esemplari che tende a essere stabile e proporzionato alla quantità di prede a disposizione.

Chi vive in una zona dove il lupo è una presenza, stabile o recente, fa benissimo a chiedersi se il lupo è pericoloso per le persone o per i propri cani, o a domandarsi cosa bisogna fare se si incontra un lupo. Perché per non temere il lupo è fondamentale conoscerlo, rispettarlo per l’animale selvatico che è e sapere come comportarsi nell’improbabile, ma non impossibile, caso di un incontro. Il lupo ci spaventa perché è un predatore e perché la fedina penale della specie porta il segno, per quanto nei nostri paraggi ormai sbiadito dalla lontananza nel tempo, di attacchi alle persone. Con un passato di secoli di caccia alle spalle, oggi il lupo è un animale elusivo, che tende a evitare il contatto con l’uomo: l’unica categoria soggetta infatti a incontri ravvicinati con il lupo è quella degli allevatori durante la stagione di alpeggio, quando la tentazione dei domestici lo spinge a rischiare qualcosa in più.

Che il ritorno naturale del lupo sia vissuto come un arricchimento dell’ecosistema o come un grave danno, con favore o con sentimenti negativi, è nell’interesse di tutti che i lupi siano monitorati in modo attendibile, che i cani vaganti siano controllati (una femmina in calore può attrarre l’attenzione di un lupo maschio nei paraggi e l’ibridazione lupo-cane è un fenomeno comunque da evitare) e che una gestione efficace della convivenza elimini la tentazione di “far da sé” illegalmente, per esempio con i bocconi avvelenati – pericolosi e dannosissimi per l’ambiente - di cui spesso fanno le spese cani di passaggio e altri animali innocenti. Per favorire il raggiungimento di questi obiettivi è stato avviato da qualche mese il progetto LIFE WOLFALPS (www.lifewolfalps.eu), che si occupa del monitoraggio e della gestione del lupo a livello alpino: un punto di riferimento per eventuali segnalazioni e richieste di informazioni, utili a fugare dubbi e a ottenere un supporto concreto per problemi reali legati alla presenza del lupo.

Irene Borgna

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