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Attualità | 18 luglio 2017, 18:31

Annibale passò dalle Traversette? Si cerca la prova nei batteri dello stomaco di elefante

Conclusa la spedizione al Pian del Re alla ricerca di prove scientifiche della traversata di Annibale nel 218 a.C. Tra un anno i risultati delle sezioni di terreno. A Crissolo il team guidato da Bill Mahaney ha parlato della tesi a cui lavora. Grande l’interesse

Crissolo, la presentazione del lavoro di ricerca da parte del team di scienziati

Crissolo, la presentazione del lavoro di ricerca da parte del team di scienziati

I risultati tra un anno, dopo le analisi dei reperti nei laboratori delle rispettive università. Si è chiusa domenica scorsa (non prima della documentazione da parte di Rai e BBC) la spedizione dell’ equipe internazionale di ricercatori, che da fine giugno è stata impegnata tra il Pian del Re e il colle delle Traversette,  in una serie di rilievi geomorfologici dell’area.  

“Un laboratorio unico nelle Alpi – Gianfranco Marengo presidente del parco del Monviso -  che ha tra gli  obiettivi lo studio di questa parte dell’arco alpino da un punto di vista, geomorfologico, ambientale, climatico". Un laboratorio scientifico  con una valenza affascinante in più: contribuire alla risposta di una questione mai risolta: dove è passato Annibale. E' passato da qui?

Domande che continuano  ad incuriosire e che venerdì scorso hanno  riempito di pubblico a Crissolo,  la sala delle Guide intorno al  team di studiosi  capitanati da Bill Mahaney geomorfologo, professore emerito della York University di Toronto, da decenni  sostenitore  convinto che il condottiero cartaginese scelse la via  “meridionale”, ovvero il colle delle Traversette a 2.950 metri.

Con lui  il  microbiologo Christoper Allen dell’Università di Belfast,  il geomorfologo  Randy Dirszowsky  della Laurentian  University di  Sudbury in Canada, il dottor Peeter Somelar geologo e minerologo dell’Università  di Tartu in  Estonia.

L’incontro, promosso dal Cai Monviso, dal parco del Monviso e  dal comune di Crissolo è stato coordinato dal Guardia Parco Marco Rastelli in veste di traduttore con il dottor Livio Perotti.

Mahaney, appassionato di letteratura classica, è stato portato a ritenere come possibile questo tragitto,  dando alle fonti storiche conferma scientifica con ricerche e risultati geomorfologici.

Ha trovato analogie con ciò che descrissero Polibio nel 150 a.C. e più tardi Tito Livio  in merito all’esercito di Annibale proveniente dalla Spagna e diretto a Roma nel 218 a.C. Aveva con sè 30 mila uomini, 15 mila cavalli e muli, 37 elefanti africani da battaglia.

Descrizioni combacianti con la morfologia di questo colle dell’arco alpino occidentale dove c’è, unico posto delle Alpi, un deposito di roccia a doppio strato, afferma il professore, proprio come descrive Polibio, parlando della frana che arrestò l’esercito e della preparazione di una massicciata per il passaggio con l’impiego di alberi intorno ai blocchi di pietra.  

Sempre Polibio parla di neve “L’esercito si fermò sorpreso anche da una nevicata caduta mentre la costellazione delle Pleiadi tramontava " (ottobre) e di strati di neve preesistenti.

La descrizione dell’ambiente, compresa la presenza di alberi che oggi non ci sono, la situazione climatica, potrebbe trovare conferma dopo i test sulle sezioni di terreno prelevate dai ricercatori e congelate per essere trasportate. 

Si sono cercate tracce della traversata del condottiero cartaginese in punti precisi,  nella valle sotto il Colle delle Traversette, dove dalla sommità della montagna, convergono nel tempo detriti vari. In questo grande catino che si riempie, è possibile trovare spore, parassiti, materiale organico e gli strati con i movimenti geologici, la storia archeologica del luogo.  

Il prelevamento delle sezioni è avvenuto attraverso carotaggi  profondi anche fino a 2,8 metri spiega il  geomorfologo  americano Randy Dirszowsky e, con l’ analisi al Carbonio 14 è possibile risalire al periodo dei materiali, consentendo così di conoscere quali specie di vegetali vivevano, come di ricostruire la morfologia e  quanto  freddo faceva di 2.200 anni fa.

Mahaney ha già trovato un strato di terreno “compattato”  ovvero pestato. Fenomeno che  potrebbe essere stato determinato dal passaggio di un grande esercito e che l’analisi al Carbonio riporta proprio al periodo in questione.

La prova più decisiva finora, è quella del  ritrovamento di tracce biologiche sul lato francese del colle, dove sono state rinvenute grandissime quantità di batteri resistenti, presenti nello sterco di cavallo. La notizia era stata annunciata lo scorso anno dal ricercatore stesso, il microbiologo “fecale” Christoper Allen, presente anche in questa spedizione,  che  ha analizzato i batteri trovati sotto 40 / 45 centimetri di terra. Materiale che datato al Carbonio corrisponde anch’esso al periodo cronologico del passaggio. Si tratta di una  quantità di feci compatibile solo con un grande numero di animali, come quello dell’accampamento di Annibale.

Le ricerche, verteranno ora sul dna degli eventuali microrganismi presenti nel terreno del lato italiano, per individuare la tipologia di batteri e avere informazioni relative all’organismo a cui sono appartenuti. La prova del nove sarebbe  l’individuazione di un determinato Clostridium che vive nell’apparato digerente di elefanti.

Si è mai trovata traccia ossea di elefanti in quest’area o nel pianura sottostante, quella che dall’alto Annibale, secondo gli storici, fece ammirare ai suoi uomini ?

Si parla di grossi proboscidati, trovati  intorno ad Envie e Staffarda ma che molto probabilmente sono mammuth, vissuti fino a circa 3.500 anni fa.

Quasi sicuramente  non  si troveranno  gli scheletri degli elefanti di Annibale: Polibio racconta infatti che tutti e 37 riuscirono a passare le Alpi, furono schierati  nella battaglia del fiume Trebbia a dicembre dello stesso anno e morirono di stenti e freddo.

 

vilma brignone

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