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Attualità | 02 novembre 2019, 14:30

Sulla Caserma Montezemolo di Cuneo, replica Mantelli, che tralascia le "note polemiche, rivolte più alla persona che alla scelta politica"

L'assessore alla Rigenerazione urbana del Comune di Cuneo, torna sulla questione: "Nella formulazione del bando tutti gli spazi partecipativi compatibili verranno attivati"

Immagine di repertorio

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L'Associazione "Di piazza in piazza" aveva preso spunto proprio da una sua dichiarazione, scrivendo una lettera poi inoltrata agli organi di stampa e pubblicata dal nostro giornale il 31 ottobre.

Ora Mauro Mantelli, assessore alla Rigenerazione urbana del Comune di Cuneo, torna sulla questione. Al centro del dibattito, le valutazioni circa il patrimonio verde dell'ex deposito di carburanti della caserma Montezemolo di Cuneo.

"Avrei sinceramente preferito - scrive Mantelli - rispondere personalmente alle associazione ambientaliste che hanno offerto all’Amministrazione comunale di effettuare un lavoro di censimento delle piante esistenti all’interno della caserma Montezemolo.

Essendo la proposta un qualcosa di diverso da una forma partecipativa ad un procedimento amministrativo, ho cercato di comprendere se e come si potesse inquadrare giuridicamente un’offerta di questo tipo.

Come tutti sanno, le Amministrazioni pubbliche sono vincolate dall’articolo 97 della Costituzione, al principio di legittimità. Nel valutare la proposta ,vista l’importanza della stessa e la complessità della materia, mi sono preso un po’ più di tempo di quanto non avvenga normalmente.

Da parte delle associazioni, o di alcuni loro rappresentanti era troppo forte la voglia di polemizzare e così la cosa è passata ai giornali prima che io potessi rispondere.

Leggo su questo quotidiano online la lettera 'aperta' dell’associazione 'Di piazza in piazza'. Trascuro le note polemiche, come al solito rivolte più alla persona che alla scelta politica, ed intrise di processi alle intenzioni, per passare al merito.

L’offerta collaborativa costituisce una prestazione di servizio. L’Amministrazione pubblica, dopo aver valutato la possibilità di ottenere il medesimo risultato utilizzando proprio personale, se intende ottenere una prestazione di servizio deve rispettare il codice dei contratti (decreto legislativo del 14 aprile 2016, numero 50).

In parole semplici, bisogna rispettare le procedure di evidenza pubblica contenute tanto nel codice dei contratti quanto nella normativa europea. A maggior ragione ciò vale in questa occasione in cui mi si propone in sostanza di anticipare una prestazione che sarà contenuta nel bando di prossima pubblicazione.

Il risultato di questa prestazione, se vuole avere una qualche validità, dovrebbe diventare un documento ufficiale con il quale il Comune vincola i futuri progettisti ai risultati dello studio.

Prima conseguenza: non posso scegliere sulla base di singole offerte anche se gli Amministratori ritenessero i proponenti particolarmente versati nel campo ambientale e portatori di pubblico interesse.

Passiamo alla questione della gratuità: l’articolo 3 del codice dei contratti, alla lettera 'i)' chiarisce che gli appalti di prestazione dei servizi sono a 'titolo oneroso'.

Anche il principio dell’equo compenso dovuto a chi fornisce una prestazione lavorativa autonoma, introdotto grazie all’azione, tra gli altri, dell’onorevole Chiara Gribaudo del Partito Democratico, nella legge 172/2017 numero 172, conferma il principio di onerosità al fine di evitare che, soprattutto i giovani professionisti, per formarsi un curriculum, siano costretti a lavorare gratuitamente, attività che generalmente si possono permettere solo i grandi studi di progettazione o i pensionati.

Va detto per chiarezza che il Consiglio di Stato, sezione V, con sentenza numero 4614 del 3 ottobre 2017 ha ammesso, sempre salvi gli obblighi di copertura delle spese, la possibilità di ammettere ed aggiudicare prestazioni di servizi a titolo gratuito.

Tanto come cittadino, quanto come giurista, ritengo questa non unanime scelta del Consiglio di Stato assolutamente criticabile ed in contrasto non solo con la chiarezza del codice dei contratti (oneroso è termine facilmente interpretabile ai sensi dell’articolo 12 delle disposizioni sulla legge in generale contenute in premessa al codice civile) e con il principio dell’equo compenso.

Come amministratore pubblico non posso che inchinarmi all’autorevolezza del secondo grado della Giurisdizione amministrativa, sperando che non cambino idea domani, cosa che succede abbastanza spesso.

Leggendo la motivazione incontro, comunque, la seguente affermazione 'È infatti il caso di rilevare che per questa essenziale ragione che un tale contratto pubblico per quanto gratuito, (in senso finanziario ma non economico) non può che rimanere nel sistema selettivo del decreto legislativo numero 50 del 2016 (codice dei contratti)'.

Ciò detto, e rilevato come l’operazione di trasformazione della Montezemolo in bene comune al servizio della città sia stata caratterizzata da forme partecipative innegabilmente ampie, posso assicurare che nella formulazione del bando ed in seguito nelle operazioni progettuali tutti gli spazi partecipativi compatibili, con i tempi sempre più stretti imposti dai finanziatori europei, verranno attivati.

Ciò è già avvenuto nel caso della costruzione in corso della nuova scuola materna di Cuneo 2, con un rapporto aperto con le associazioni ambientaliste e conseguente accoglimento di alcune delle loro osservazioni".

Firmato: Mauro Mantelli avvocato ed assessore alla Rigenerazione urbana del Comune di Cuneo

redazione

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