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Cronaca | 13 gennaio 2020, 15:02

Coppia monregalese a processo: avrebbero truffato nonna e zio

I fatti risalgono al 2017, l’uomo avrebbe chiesto un prestito per pagare le spese legali della compagna

Il tribunale di Cuneo - foto di repertorio

Il tribunale di Cuneo - foto di repertorio

Avrebbe convinto la nonna, classe 1923, a prestargli 5.500 euro versati sul conto della convivente, denaro che sarebbe servito a finanziare certe sue spese legali, ma garantito da due assegni che non potevano essere incassati.

A processo con l’accusa di truffa è una coppia che vive nel monregalese: C.F. 44enne già condannato a nove mesi di carcere nel 2014 per lo stesso reato, e la sua compagna M.B..

Ad accusarli per i fatti risalenti al 2017 c’è inoltre lo zio e figlio della pensionata che afferma di aver prestato anche lui altri 10mila euro in contanti al nipote per lo stesso motivo. M.B. aveva poi consegnato due assegni da 2mila e 3mila euro che avrebbero dovuto garantire il prestito, ma risultati scoperti.

C.B. ha sostenuto che il debito con la nonna sarebbe stato ripagato con il ricavato dalla vendita di una casa di famiglia, e di aver chiesto il prestito non per la causa legale della compagna, ma per acquistare una autovettura. Nulla avrebbe invece ricevuto dallo zio, con il quale ci sarebbero rapporti pessimi da oltre vent’anni.

Per gli imputati il pm ha chiesto la condanna a 8 mesi. Lo zio non sarebbe riuscito a incassare gli assegni posti in garanzia: “Di questo c’è prova documentale, e anche C.F. lo conferma anche se afferma che la nonna non li abbia più voluti”.

Secondo il legale dello zio, costituito parte civile, gli fu raccontato che senza quei soldi la compagna del nipote non avrebbe potuto vincere la causa: “E non è vero che i rapporti con lui fossero inesistenti. Lui si era detto disponibile a ritirare la querela se avesse riavuto le somme consegnate: eppure non solo non le ha avute, ma non ha avuto né scuse né giustificazioni. Abbiamo dunque una condotta particolarmente grave perché messa in atto nei confronti di due familiari, l’anziana nonna e lo zio, che oltretutto li avevano sempre aiutati”

I difensori, gli avvocati Luca Borsarelli e Silvia Lusso, hanno invece sostenuto che l’unico scambio di denaro provato è quello con la nonna, che però non ha denunciato i due. Peraltro, a ulteriore prova dell’insussistenza delle accuse, l’anziana aveva tolto la firma sul conto cointestato con il figlio e trasferito altrove la pensione.

Il giudice ha rinviato il processo al prossimo 20 marzo per l’audizione del direttore della filiale della banca che sia a conoscenza dei rapporti tra gli imputati e i presunti truffati.

Monica Bruna

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