Se non ricordo male nel 1954 il grande Fiorenzo Magni, fece scandalo introducendo gli sponsor industriali come la “Nivea” nell’ambito del ciclismo. Dall’inizio dei primi 900 al ’54 le squadre ciclistiche erano sovvenzionate da soli marchi ciclistici e questo cambiamento suscitò scalpore.
Oggi il “Giro della Padania” suscita, nei vecchi ciclisti, lo stesso scalpore e indignazione. Le gare di un certo spessore, hanno sempre preso il nome dalle zone attraversate come la “Tre Valli Varesine, la Milano – Sanremo o il Giro di Lombardia, ma mai si è sfacciatamente sfruttato lo sport ciclistico a fini politici.
Le gare, compreso quelle dilettantistiche, ma sono poche, sono sponsorizzate dai famigliari in ricordo di personalità politiche di ieri, ma nessun partito , si è permesso di organizzare direttamente una gara a tappe.
Il verde “Giro della Padania” è uno schiaffo al ciclismo che, finora, è stato abbastanza lontano dai maneggi politici. Cari politici, giù le mani dallo sport ciclistico, non rovinate anche quello, lasciate a noi sportivi la soddisfazione di goderci uno sport possibilmente pulito e ancora, in questo momento di crisi, le tante migliaia di euro reperiti per il Giro, destinateli a cose molto più serie e avrete la nostra benedizione.
Io che condivido il pensiero di tantissimi altri, mi associo al suggerimento del Sig. Enrico Tomaino e, se proprio volete fare questa gara, a noi non gradita, modificate almeno il nome che è eccessivamente politico e in questa occasione diventa calzante ricordare il pensiero del mio defunto padre che riferendosi ai politici, in schietto piemontese, sentenziava: “il pi pulit a la la rugna”.
L. Garro













