I lettori sanno come tempestivamente l’Istituto storico della Resistenza di Cuneo abbia denunciato i pesanti tagli che ai bilanci della cultura sono stati apportati a cominciare dal 2009/2010 da parte dei Ministeri compenti e di varie amministrazioni locali. L’Istituto storico della Resistenza di Cuneo è un consorzio di enti pubblici. Non ha introiti propri. Vive di finanza riflessa. Se i suoi soci sono in sofferenza, esso corre pesanti rischi. A voler essere concreti, per la spesa ordinaria (personale, archivio, biblioteca, rivista) l’Istituto poggia su quattro pilastri: Regione, Fondazione CRT, Provincia, Comuni e associazioni di Comuni (e di Comunità montane).
Il contributo previsto dalla Legge regionale 22 aprile 1980, n. 28, un tempo superiore ai 50 mila euro, è stato dimezzato e, a rate, è stato pagato per ciò che riguarda il 2011. E’ preannunciato quello per il 2012, mentre nessuna previsione è dato azzardare per il 2013: le difficoltà di bilancio della Regione sono drammatiche.
Per converso la Fondazione CRT ha confermato sostanzialmente il suo benemerito impegno.
Ma le Comunità montane dal 1° gennaio hanno cessato di esistere. I Comuni soci del consorzio stanno facendo i salti mortali, con IMU o altri balzelli, per quadrare i conti. Qualche piccolo Comune potrebbe pensare che tagliare i 100 euro annuali di adesione all’Istituto sia uno dei rimedi alla penuria di risorse: non farebbe grande strada e alla miseria materiale aggiungerebbe quella valoriale. Inoltre i comuni al di sotto dei 3.000 abitanti in montagna e con meno di 5.000 in pianura a partire da quest’anno devono associarsi per gestire alcune o, in prospettiva, tutte le loro funzioni. Si aprono così non solo problemi di carattere economico, ma anche complesse questioni giuridiche: le Unioni di comuni, almeno in territorio alpino, possono considerarsi ai fini della partecipazione al consorzio come sostituti delle Comunità montane oppure no? Sappiamo solo che per un Istituto che si richiama alla Resistenza perdere il sostegno degli Enti che rappresentano il territorio in cui essa nacque e crebbe sarebbe una iattura, innanzi tutto morale.
Ma i dubbi e le complicazioni maggiori riguardano il destino delle Province. Stando alla cosiddetta Spending Review alcune Province sono destinate a sparire, le rimanenti a veder contratte le proprie competenze. Un Istituto storico della Resistenza come quello di Asti senza il supporto fondamentale della Provincia dovrà quanto meno rinunciare alla sua autonomia giuridica. La Provincia di Cuneo rimarrà: il suo territorio è troppo vasto per prestarsi ad alchimie istituzionali. Ma quali competenze conserverà? Potrebbe continuare a essere il socio di maggioranza del nostro consorzio, nel caso in cui gli ambiti di intervento venissero ristretti a strade, trasporti, gestione dei rifiuti? All’ultimo momento il Parlamento ha congelato per un anno la “riforma” delle Province preparata dal Governo Monti. Personalmente, per la mia esperienza di amministratore locale ancor prima che presidente dell’Istituto, ritengo che alcune norme vadano profondamente corrette. Spero che nel nuovo Parlamento e nel nuovo esecutivo (sulla cui nascita aleggiano tante difficoltà) possano farsi sentire la voce e la maturità di chi ha condiviso e condivide la vita degli Enti locali, nonché la passione storica e morale degli intellettuali (categoria ben diversa da quella dei tecnici finanziari). Abbiamo bisogno di norme chiare, praticabili e durature nel tempo. Se necessario, modificheremo lo Statuto e magari la natura giuridica dell’Istituto. Maggiori sacrifici non potremo farli, pena la cessazione di ogni attività. Nessun amministratore percepisce compensi di alcun genere. E’ quasi con sdegno che vediamo il rigore gestionale, la ricerca storica e la difesa dei valori della Resistenza messi a repentaglio dai danni e dalla confusione ingenerata da troppi esempi di malaffare nell’amministrazione della cosa pubblica.
Livio Berardo, presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Cuneo












